L’AQUILA – “Il centro per la procreazione assistita è chiuso perché manca la volontà da parte della politica e della Asl di riaprirlo”.
È questo il duro commento di Giuliana Vespa dell’Ugl Sanità sul centro Fivet (acronimo di Fertilizzazione in vitro con embryo transfer), una struttura d’eccellenza per la procreazione assistita dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila chiusa dal 2009.
“Il danno è immenso – insiste – in questo modo le coppie sono costrette ad andare fuori regione. Così si perdono gli introiti della mobilità attiva, ovvero di chi veniva da fuori, e si ha un aggravio di spesa perché l’azienda è costretta a pagare le prestazioni alle coppie abruzzesi che si rivolgono ad altre strutture per l’intervento”.
Il motivo della mancata riapertura del centro, cui fino al 2009 si rivolgevano centinaia di coppie l’anno per la fecondazione assitita, sarebbe la mancanza di personale. In particolare, servirebbero due infermieri, un biologo e un altro medico per il responsabile, il professor Giulio Mascaretti.
“Capisco che è un periodo difficile per la Asl – aggiunge – c’è carenza di personale in moltissimi reparti. Fare un contratto libero professionale a un medico, però, non credo sia un problema”.
“Ribadisco: manca la volontà – conclude Vespa – Circa un anno e mezzo fa il manager Giancarlo Silveri ci disse che la riapertura sarebbe avvenuta a breve. Invece il centro è ancora chiuso. È arrivato il momento in cui deve spiegare, anche pubblicamente, il perché di questi ritardi”.
Gianfranco Giorgi della Cisl ha ammesso di essere poco informato sulla questione mentre per Antonio Ginnetti, della Cgil Sanità, la Asl si starebbe muovendo per riaprire. “La direzione della Asl sta valutando la possibilità di assumere organico per il Fivet – spiega – non prima però di aver sistemato la situazione anche in altri reparti”.
“La carenza di personale è generalizzata – prosegue – ci sono reparti importanti in sofferenza per la mancanza di personale per i quali la Asl sta provvedendo ad assunzioni tramite lo scorrimento delle graduatorie di mobilità”.
Fatto sta che al momento il centro funziona solo per le visite e le operazioni preliminari, ma poi l’intervento deve essere fatto altrove e non in una struttura d’eccellenza a pochi passi da casa.
Una situazione che non solo danneggia l’economia dell’azienda, ma tarpa anche le ali alla rinascita sociale della città.






