L’AQUILA – Sono due i casi di cattiva sanità segnalati al nostro giornale in due giorni.

Dopo le pubblicazione dell’articolo sulle sei ore di attesa al pronto soccorso dell’Ospedale dell’Aquila per una semplice visita di controllo, ad AbruzzoWeb arriva la lettera di Luciano Lepidi, genitore di un bimbo di 8 mesi.

Riassunto. A scriverci ieri era stata Filomena Di Nisi, mamma di un ragazzino che, arrivato al pronto soccorso intorno alle 11.30 del mattino con un forte dolore all’inguine che gli impediva di camminare normalmente, era uscito dopo quasi sei ore.

“Una dottoressa del pronto soccorso si è permessa di dirmi che è meglio se privatizzano la sanità – ha tuonato la donna – così si comincia a mettere mano al portafogli. Uno scandalo. Sei ore di attesa per una normalissima visita non possono diventare la nornmalità”.

“Ovviamente – ha spiegato la Di Nisi – gli è stato assegnato un codice verde, ma questo non vuol dire che una persona deve passare quasi sei ore per una normalissima visita. Ho chiesto spiegazioni, ma qualcuno ha preferito lanciare una sfida, facendo capire a me e alle altre persone già innervosite per ore e ore di attesa che la ‘minestra’ è questa e che andremmo puniti con la privatizzazione della sanità. Non è questo il modo di lavorare”.

A poche ore di distanza dalla pubblicazione del caso sul nostro giornale è arrivata la lettera firmata da Luciano Lepidi.

“Vi chiedo gentilmente di raccontare o riportare quello che vi ho scritto – ci scrive – dal momento che io come la signora Di Nisi, o meglio i nostri figli, ci siamo ritrovati abbandonati e scherniti da quei punti cardini e insormontabili che la società dovrebbe garantire”.

“La settimana scorsa a mio figlio, un bimbo di quasi 8 mesi – racconta il nostro lettore – pulsava in maniera fortissima (tanto da poter vedere il movimento dei capelli) la fossetta sulla testa,dopo una prima visita della nostra pediatra (che ringrazio per la sua disponibilità e professionalità) ci siamo recati dietro sua prescrizione al pronto soccorso pediatrico del San Salvatore di L’Aquila per analisi più approfonditi (una semplice ecografia) che scongiurasse qualsiasi complicazione per il bambino”.

“Dopo un’ora di attesa – prosegue – ci viene detto con boria ed atteggiamenti indisponenti dalla dottoressa responsabile in quel momento che quello non è il luogo giusto per queste cose, che il pediatra non doveva mandarci da loro e che se proprio insistevamo per far visitare il bambino lo avrebbero ricoverato per una ventina di giorni e quando possibile avrebbero eseguito l’ecografia!”.

“Io e mia moglie siamo rimasti senza parole – conclude con amarezza il papà del bimbo – e cosa ancora più grave è che il bambino non è stato degnato neanche di uno sguardo per constatare il suo reale stato di salute. A quel punto ci siamo recati presso uno studio privato per effettuare l’indagine che fortunatamente a smentito ogni possibile complicazione, ovviamente a pagamento”.