L’AQUILA – “L’Ater dell’Aquila sta chiedendo ai propri inquilini ‘rientrati a casa’ dopo il terremoto del 6 aprile 2009 di pagare una imposta aggiuntiva del 10% di Iva sui canoni di locazione, già determinati dalla legge regionale 96 del 1996”.

Lo comunica il coordinatore regionale del movimento “Mia casa”, l’ex parlamentare Pio Rapagnà.

“Le case di proprietà delle Ater sono alloggi di edilizia residenziale pubblica, ex-Gescal e sovvenzionata, realizzati a totale carico dello Stato e con il contributi dei lavoratori, e non sono soggetti alla imposta Iva e, tra l’altro, non rientrano nella categoria di housing sociale privato e nella definizione di alloggio sociale”, spiega Rapagnà.

“L’Ater dell’Aquila, pertanto, ha certamente titolo per richiedere ai propri inquilini il pagamento del canone – aggiunge – ma non ha il titolo per pretendere dagli stessi il versamento di una quota aggiuntiva dell’Iva pari al 10% del canone di locazione che, per le famiglie numerose e per i lavoratori dipendenti, raggiungeva livelli economici insostenibili già prima del terremoto, figurarsi dopo e in presenza di una grave crisi economico-sociale sopravvenuta”.

“Il ‘Mia Casa’ d’Abruzzo, a tutela degli inquilini interessati, chiede un intervento risolutorio del commissario unico dell’Ater, Piergiorgio Merli, e dell’assessore regionale alla Edilizia residenziale Angelo Di Paolo, nel mentre, al fine di una corretta e autentica interpretazione e applicazione delle norme vigenti, presenterà un quesito urgente al difensore civico regionale, Nicola Sisti, così come già fatto sulla problematica relativa alla richiesta fatta recapitare agli inquilini Ater ancora sfollati e assegnatari del progetto C.a.s.e. e Map per il pagamento da parte del Comune dell’Aquila di un cosiddetto canone di compartecipazione alle spese di manutenzione e amministrazione determinato con criteri diversi da quelli stabiliti dalla legge regionale 96 del 1996 che regola tutta la materia relativa all’edilizia residenziale pubblica”, conclude.