L’AQUILA – Lavori in corso a tutto spiano dietro Porta Barete, uno storico ingresso dell’antica cinta muraria dell’Aquila attualmente murato ma sul quale si ipotizza un intervento di riscoperta per cambiare volto alla ‘porta Ovest’ della città, secondo un progetto pensato dal nunzio del Vaticano in Serbia monsignor Orlando Antonini, e sposato dall’amministrazione comunale in uno studio di fattibilità che, però, dovrà tramutarsi in progetto e passare al vaglio dell’aula consiliare.

Per aprire spazio davanti alla porta è essenziale la “non-ricostruzione” di un palazzo che si trova davanti, oggetto appunto proprio in questi giorni della prima parte dell’intervento di sostituzione edilizia, la sua demolizione, come si vede nella foto.

A questa dovrebbe seguire, ma il condizionale è quanto mai d’obbligo, la riedificazione completa che, però, viene messa a rischio proprio dall’ipotesi di riapertura di Porta Barete.

Nei giorni scorsi è stata infatti ipotizzata l’apposizione di un vincolo da parte della Soprintendenza a metà del guado, che bloccherebbe la ricostruzione, lasciando l’area aperta davanti alla porta da poter adibire a giardino o piazza.

L’accorciamento di via Roma, con lo svuotamento del terrapieno ottocentesco, e la demolizione del ponte che attraversa via Vicentini passando proprio sopra la porta murata, completerebbero l’intervento, mentre i cittadini “sfrattati” sarebbero ricollocati in un edificio riedificato altrove, con il premio di un 20% in più di cubatura per invogliarli. Anche se le prime reazioni sono state freddine, per non dire gelide, con l’immediata minaccia di vie legali.

Inoltre, il direttore regionale Fabrizio Magani ha affermato ad AbruzzoWeb che l’ipotesi di un vincolo non è nei suoi pensieri immediati, anche se, da quanto si apprende, la soprintendenza archeologica, comunque una struttura subordinata alla direzione regionale, starebbe valutando attentamente il processo di demolizione. Alberto Orsini