L’AQUILA – Residenze per gli universitari fuori sede.
Invocate dai ragazzi, troppo spesso costretti a fare i conti con costi esorbitanti per gli affitti di case private, dai rappresentanti degli studenti, che reclamano il rispetto dei diritti degli assegnatari borse di studio ma non sempre riescono a trovare alloggi pubblici, e dal rettore dell’Ateneo del capoluogo, Ferdinando di Orio, che sin dalle prime settimane del post-terremoto ha rilasciato centinaia di dichiarazioni e scritto fiumi di parole per sensibilizzare le Istituzioni a una rapida soluzione del problema.
Eppure a qualche chilometro dalla città capoluogo, nella frazione di Roio Piano, a poche centinaia di metri da quella che fino al terremoto era la sede della facoltà di Ingegneria, c’è una struttura abbandonata a se stessa che non solo ha resistito al sisma del 6 aprile 2009, ma che non viene presa in considerazione nemmeno quale opzione per dare ospitalità agli studenti.
A segnalare il caso alla redazione è stato un lettore di AbruzzoWeb, Antonio Ulacco, coordinatore del progetto L’Aquila Giovani.
Si tratta di un complesso da 800 metri quadrati coperti, 40 posti letto e stanze con angolo cottura ricavate in un edificio costruito sul terreno dove sorgeva una vecchia scuola elementare: una struttura ideata e pensata per fornire un tetto agli studenti fuori sede, realizzata con fondi regionali nell’arco di un biennio, dal 2005 al 2008, ma mai entrata in funzione.
Il motivo? Nessuno ha mai ritenuto fosse conveniente dal punto di vista economico prendere in gestione la struttura; e quando il Comune dell’Aquila sembrava fosse riuscito a trovare qualcuno in grado di poter sopportare i costi la trattativa si è poi bloccata improvvisamente.
Per lo stesso motivo non è mai entrata in funzione un’altra struttura pensata per ospitare gli studenti fuori sede, denominata “Casale Marinangeli”, situata nella frazione di Coppito (L’Aquila) in un’area di circa 8 mila metri quadrati.
Secondo il progetto iniziale dovevano essere costruite due palazzine. La prima, di 3 mila metri quadrati, con 35 posti letto, 20 camere, una sala mensa, una sala computer, una palestra e una sala biblioteca.
Poi il progetto si è fermato. Nel 2002 i lavori per la seconda palazzina si bloccarono perché dalla Regione non arrivarono i fondi necessari per il completamento e il Comune non ha potuto usare fondi propri per terminare le opere.
Due cattedrali nel deserto in una città che conta di ripartire, ricostruire o realizzare nuove strutture. Forse si può pensare di utilizzare ciò che è già disponibile.
A venti mesi dal terremoto i problemi di ospitalità per gli studenti sono stati risolti solo in parte: per i ragazzi che hanno scelto, nonostante le mille difficoltà logistiche e non solo, di venire a studiare all’Aquila si è riusciti solo a tamponare in parte l’emergenza con i posti letti ricavati all’interno della scuola ex Reiss Romoli a Coppito (L’Aquila) con l’impegno in prima persona dell’Università e all’ex Caserma Campomizzi, dove nel post-sisma sono stati ospitati numerosi sfollati e tutt’oggi vi risiedono alcune decine di senzatetto terremotati.
Sulla vicenda dei posti letto pesano anche altri due fattori: quello del campus universitario “Giulia Carnevale”, attualmente sotto sequestro, realizzato nel Comune di Pizzoli (L’Aquila) e quello della casa dello studente “San Carlo Borromeo”, di fatto gestita dalla Curia e dove non hanno trovato posto gli assegnatari di borse di studio dall’Adsu (azienda per il diritto agli studi universitari, competente in materia).






