L’AQUILA – “Capitale italiana della cultura 2026 può rappresentare un’importante occasione per la città, per recuperare e rafforzare la vocazione alla cultura che, per decenni, ha reso L’Aquila un modello nazionale e su cui, da domani, è possibile costruire un rilancio economico e sociale sostenibile e duraturo. Capitale italiana della cultura 2026 è una occasione che la città non può assolutamente sprecare: sarebbe un peccato mortale”.
Così il Partito democratico dell’Aquila, all’indomani della presentazione a Roma del programma della capitale della cultura 2026.
E la prima proposta che il Pd avanza è di rivedere la decisione di tenere la cerimonia inaugurale nella Caserma della Guardia di Finanza”, perché “L’Aquila non può lanciare alla nazione un messaggio legato ancora all’emergenza a più di 16 anni dal sisma”.
LA NOTA
Crediamo che il territorio tutto – nelle sue articolazioni diffuse – debba mettersi a disposizione per la riuscita dell’evento, per far sì che, alla fine del 2026, L’Aquila si sia dotata di una infrastrutturazione capace di rendere la città, nel tempo, un riferimento nazionale e internazionale di produzione e fruizione culturale.
Noi ci siamo: come abbiamo avuto modo di ribadire in questi mesi, il Partito democratico – a tutti i livelli – si mette a disposizione per far sì che la città possa cogliere appieno l’occasione di Capitale italiana della cultura; lo fa con spirito critico ma costruttivo, con volontà di controllo e di proposta.
All’indomani della conferenza stampa che si è tenuta ieri a Roma, non possiamo che sottolineare – come fatto nella Commissione consiliare dedicata – che non si è partiti con il piede giusto: è indiscutibile che, fino ad oggi, l’amministrazione non abbia voluto praticare una partecipazione ampia e diffusa per la costruzione del programma di Capitale italiana della cultura: è stato un errore. È indiscutibile che, fino a ieri, in pochi conoscessero il programma e, d’altra parte, il cartellone degli eventi è ancora ampiamente incompleto: ciò ci preoccupa, e molto.
È indiscutibile che ci sia poca chiarezza sul bilancio economico, ancora definito per macroaree e che va declinato, invece, voce per voce: al progetto è allegato un budget di 7 milioni, esponenti consiliari di maggioranza parlano di 12 milioni, il sindaco si è spinto addirittura oltre questa cifra. Su questo, non si può che chiedere piena trasparenza.
C’è inoltre un ritardo, riconosciuto dagli stessi uffici, nella istruzione dei bandi destinati alle associazioni e alle realtà culturali non ancora coinvolte e che, ad un mese dalla cerimonia inaugurale, pur volendo offrire il proprio prezioso contributo organizzativo e creativo, non sanno ancora se e come potranno partecipare.
E non va tenuto sotto il tappeto, anzi va affrontato con decisione, l’enorme tema degli spazi culturali ancora chiusi in centro storico, dal Teatro Comunale che, si spera, potrà alzare il sipario almeno per l’evento finale di Capitale della cultura – e ce lo auguriamo davvero, arrivare a questo appuntamento con il Teatro comunale cantiere è, evidentemente, una sfida persa – al Cinema Massimo, neanche menzionato nella conferenza stampa di presentazione, dal Teatro San Filippo alla prestigiosa Biblioteca Tommasi, malinconicamente chiusa e dimenticata a Bazzano.
Noi ci mettiamo a disposizione per aiutare a risolvere le criticità, lo facciamo pubblicamente e, per questo, torniamo a chiedere all’amministrazione comunale di coinvolgere le forze di opposizione, di renderle partecipi, di accogliere proposte e contributi che possano venire dal basso, dalle cittadine e dai cittadini, dal tessuto associativo e culturale, dalle associazioni datoriali e di categoria, dai sindacati e da chiunque voglia partecipare alla costruzione di un progetto vincente.
Fino ad oggi, sulla cultura questa amministrazione ha impegnato quasi 50 milioni di euro: una cifra enorme, che nessun altro territorio ha avuto a disposizione ma che non ha lasciato segni tangibili e duraturi, ed i cui effetti non sono stati mai ‘misurati’ in termini di nuova occupazione, tenuta delle Istituzioni culturali e del tessuto culturale diffuso per capacità progettuale, di produzione e di attrattività sul mercato, di ritorno economico e sociale. Stavolta, non possiamo davvero permettercelo: noi ci mettiamo a disposizione, e lo ribadiamo, con spirito critico ma costruttivo e propositivo.
E la prima proposta che facciamo è di rivedere la decisione di tenere la cerimonia inaugurale nella Caserma della Guardia di Finanza, simbolo – eccellente – della gestione dell’emergenza post sisma: pur riconoscendo l’importanza di quel luogo, e consapevoli dell’apporto fondamentale della Scuola della Gdf alla nostra città, L’Aquila non può lanciare alla nazione – alla presenza del Presidente della Repubblica che, come negli anni passati, parteciperà all’inaugurazione – un messaggio legato ancora all’emergenza a più di 16 anni dal sisma ma dovrebbe, al contrario, raccontare i tanti passi avanti fatti in questi anni, lo sforzo di ricostruzione che è rappresentato, oggi, dai magnifici monumenti fondanti la nostra identità e restituiti alla collettività nazionale.
Pensiamo alla Basilica di San Bernardino, alla Basilica di Collemaggio legata al messaggio universale della Perdonanza Celestiniana, ma non solo; Matera Capitale europea della cultura sfidò la pioggia invernale per dare luce al quartiere vecchio della città, Agrigento ha tenuto la cerimonia inaugurale al Teatro Pirandello, Pesaro scelse il Palazzetto Astronave, Bergamo e Brescia il Teatro Grande di Brescia, Procida l’ex convento di Santa Margherita Nuova e così via: L’Aquila non può darsi come vetrina di Capitale della cultura una Caserma.
Rappresenterebbe una sconfitta per tutte e tutti, uno schiaffo agli sforzi messi in campo in questi anni per la ricostruzione: non possiamo restare legati, ancora, a simboli dell’emergenza.
Ragioniamone insieme, questo l’invito: costruiamo una narrazione diversa, diamo luce alla città rinata magari affidandone il racconto, proprio durante la cerimonia inaugurale, ad una ragazza e ad un ragazzo nati dopo il 6 aprile 2009.
L’Aquila città di speranza, oltre che di cultura.
L’Aquila città capace di valorizzare lo sforzo del paese intero per la ricostruzione del cratere 2009: in questo senso, l’altra sfida sarà assicurare piena trasparenza sull’utilizzo dei fondi pubblici che verranno investiti, come è stato fatto, negli anni, per i processi di ricostruzione. Lo dobbiamo a noi stessi, prima che all’Italia intera che guarderà a noi nel 2026.






