L’AQUILA – Un colpo di mannaia ha fatto fuori venti squadre dalla Lega Pro, la versione moderna della serie C. Tra le vittime c’è il Pescina Valle del Giovenco, che è scomparso dopo una scalata incredibile di categorie, lasciando di nuovo Avezzano senza calcio.

Viceversa, tra le squadre che sperano, oltre al Giulianova, c’è L’Aquila, che due volte senza calcio già ci è rimasta, nel 1994 e nel 2004. Dopo un campionato di serie D, quello dell’anno scorso, condotto per tre quarti come capolista e poi perso con un autentico harakiri tecnico e societario, il sodalizio aquilano non ha perso le speranze di approdare comunque in terza serie, raggiungendo il Chieti, che ha vinto il torneo.

Una speranza, quella di essere promossi grazie al ripescaggio, che acquista tanta più forza alla luce della tabula rasa fatta dal Consiglio Federale, che ha appunto liberato venti posti, e un altro dovrebbe aggiungersene con la Triestina iscritta alla serie B dopo la cacciata dell’Ancona.

Ventuno cartucce per sperare nel ritorno tra i professionisti, dopo sei anni e un terremoto. E il numero uno rossoblù, Elio Gizzi (nella foto), sembra convinto di farcela.

Presidente, a una settimana dal verdetto, che impressioni ci sono?

Ho impressioni ottime, vista anche la moria di squadre che c’è stata. Avevo già avuto informazioni da circa un mese su queste buone possibilità, adesso mi sembrano confermate.

La strada del ripescaggio era stata imboccata già da tempo…

Quando si era cominciato a capire che non ce l’avremmo fatta a vincere il campionato, ci siamo detti cerchiamo di arrivare più in alto possibile per poi puntare al ripescaggio. Purtroppo proprio l’ultima giornata abbiamo avuto la bella sorpresa di arrivare quarti, ma possiamo farcela lo stesso.

A che punto è l’iter?

Ci stiamo attrezzando per la costituzione della società a responsabilità limitata (Srl) e presentare la documentazione per il ripescaggio. È stato bravo l’assessore allo Sport, Giampaolo Arduini, perché ci ha fatto ottenere subito l’agibilità del campo, che è uno dei requisiti. Il Fattori sarà omologato per 4.999 spettatori, perché alla soglia di 5 mila se ne sarebbe dovuta occupare una commissione prefettizia e non più comunale, rallentando la procedura.

Se arriverà la categoria professionistica, la società dovrà essere potenziata. Come?

Ho avuto un incontro con otto imprenditori, aquilani e di fuori L’Aquila, che hanno la volontà di entrare e di dare una mano. Costituiremo una società un po’ sul modello del Delfino Pescara. La maggioranza l’avrà la società attuale, io, Taffo e Nurzia, l’altra sarà a disposizione. Chi entrerà con alcune quote potrà far parte anche del consiglio d’amministrazione e dire la sua sulla gestione sportiva, chi prenderà una sola quota invece no.

Passando alla gestione sportiva, chi si occuperà di plasmare la rosa?

Ercole Di Nicola è confermatissimo, finché ci sono io ci sarà anche lui. Visto, però, che ha un’attività imprenditoriale a tempo pieno, si è pensato che possa affiancarlo la figura di un direttore sportivo. Si tratta di Enzo De Vito, originario di Capri. Al momento non è ancora ufficiale, però c’è una forte volontà. Il nostro consulente è tempestato di telefonate di giocatori e allenatori che vogliono venire in rossoblù, quindi fare la squadra non sarà un problema. Aspettiamo il possibile ripescaggio prima di ingaggiare nuovi calciatori, anche perché alcuni in serie D non ci scenderebbero.

Ci sarà anche qualche vecchia conoscenza tra gli atleti che l’anno scorso hanno lottato a lungo per la vittoria della quarta serie?

Di conferme se n’è parlato, e almeno a parole per alcuni la volontà c’è, anche in caso di Lega Pro. Poi, è chiaro che dobbiamo sederci e vedere se si può mettere tutto nero su bianco.

Come andrà a finire la frattura che si è creata con il tifo organizzato?

Se ripenso ai tifosi lascerei la società. Per due mesi ho cercato un’alternativa, una soluzione che mi consentisse di mollare tutto, sempre però a vantaggio dell’Aquila Calcio, e non l’ho trovata. Se potessi lascerei, perché penso che per quanto fatto negli ultimi tre anni meritassi molto più rispetto da parte dei tifosi. Per fortuna non sono neanche tutti, saranno una decina che ce l’hanno con me. La città la pensa diversamente.

La contestazione, però, non nasce mica per caso. Lei è convinto di non aver fatto errori la scorsa stagione?

Solo chi non fa non sbaglia nulla. Se non avessi reiscritto la squadra dopo il terremoto, allora sì che sicuramente non avrei potuto fare errori! Invece abbiamo lavorato, e di chi lavora, investendo tempo e denari, bisogna avere rispetto.

Insomma nessuna mano tesa ai tifosi, per fare la pace?

Assolutamente no.

Ma un presidente non è un buon samaritano, dal fatto di guidare una società ricava anche vantaggi!

Nel calcio dilettantistico per l’esperienza che ho fatto si investe solo per passione, e non c’è alcun vantaggio. Non nascondo che, se ripescati tra i professionisti, lì potrei cominciare a ragionare in modo diverso, da imprenditore. Ma in serie D o in Eccellenza ci si rimette solo.

Quindi il suo lavoro di imprenditore non ha beneficiato della vetrina offerta dall’essere presidente dell’Aquila Calcio?

Non solo, ma mi ha creato anche problemi. In tre anni ho costruito tre squadre sempre d’alta classifica, ma alla fine non ho certo migliorato la mia immagine, forse è addirittura peggiorata. Basta guardare le contestazioni.

E i lavori per il terremoto?

Anche qui, nessun vantaggio. Se si controllano gli importi per i lavori, non sono certo tra i primi. In fondo io rappresento una società di calcio, ma è più facile assegnare lavori a chi non rappresenta nulla.

Insomma, quella del presidente è una specie in via d’estinzione?

Basta guardare la moria delle squadre che ci consente di sperare nel ripescaggio. Dirigenti, allenatori e calciatori se ne trovano tanti. Presidenti, sempre meno.

Se volesse, però, un presidente potrebbe usare la squadra che controlla come un’arma di ricatto verso l’amministrazione e la città…

È vero, sarebbe possibile e qualche volta sarà stato fatto. Ma io non l’ho mai fatto, lo assicuro. (alb.or.)