L’AQUILA – “Senza Gizzi è dura, ma abbiamo fatto tutto e bene. Stiamo assemblando una squadra da metà classifica, è l’obiettivo minimo per la stagione”.
Per il vice presidente dell’Aquila Calcio Massimo Mancini, la parola d’ordine è ‘migliorare’.
Migliorare per forza, in questa nuova era rossoblù cominciata con l’iscrizione alla Lega Pro Unica riorganizzata in fretta e furia dopo lo shock della vicenda giudiziaria che ha coinvolto l’amministratore unico e direttore generale, Elio Gizzi, imprenditore edile, finito ai domiciliari in seguito all’inchiesta su presunte infiltrazioni del clan camorristico dei Casalesi nella ricostruzione privata dell’Aquila post-sisma.
Al posto di Gizzi, per il momento, la società ha nominato il giovane ma già esperto dirigente Fabio Aureli, con al timone, ovviamente, il presidente Corrado Chiodi.
Partendo dal ciclone giudiziario, come un fiume in piena il vice presidente affronta le problematiche e le tematiche calcistiche aquilane a 360 gradi, arrivando a toccare anche uno degli argomenti tabù, quello del settore giovanile a suo avviso “da trasferire a Roma”, pur comprendendo il volere popolare contrario, perché il bacino dell’Aquilano non è sufficiente per alimentarlo e renderlo produttivo.
“Non è stata semplice, improvvisamente ci siamo ritrovati senza Elio – commenta ad AbruzzoWeb Mancini, anche lui imprenditore edile – senza cioè un uomo importantissimo per la società, quello che aveva più esperienza. Ora dobbiamo fare a meno di lui, sperando che tutto si risolva per il meglio e che la sua vicenda si chiarisca al più presto”.
In ogni caso l’argomento principale in casa rossoblù è sempre e solo uno e riguarda i soldi da reperire e investire per “rendere L’Aquila Calcio una struttura autonoma, in grado di autofinanziarsi, perché ormai chi investe soldi nel calcio ci rimette soltanto”.
“Per giocare in serie C le società sono obbligate a far fronte a spese enormi – lamenta Mancini – tra versamenti di polizze da 600 mila euro e aumenti di capitale di 300 mila euro, se ne va quasi 1 milione”.
“L’ho già detto in passato – prosegue – ma non voglio essere considerato quello che si lamenta perché non è così: per mantenere L’Aquila Calcio a certi livelli stiamo compiendo uno sforzo che è al di sopra delle possibilità dei soci. Parlo di un dato oggettivo, non di qualcosa campato in aria”.
Tradotto, Mancini chiede alla città, intesa come pubblico – quello che manca, non certo agli ultrà che sono presenti in casa e in trasferta e sempre pronti a fare gruppo con molteplici iniziative al di fuori della curva – e come amministrazione comunale, “sostegni necessari a organizzare al meglio un patrimonio calcistico così importante”.
A cominciare dal settore giovanile e dallo stadio di Acquasanta, due aspetti ‘grigi’, cioè mai veramente sviluppati e sbloccati, per cambiare in meglio il movimento calcistico rossoblù “e per cominciare a gestire la società con un ‘appoggio’ importantissimo, che può portare dei vantaggi incredibili”.
La stessa musica suona sul settore giovanile. Secondo Mancini, infatti, “il futuro del calcio è nell’investimento sui giovani, ma qui all’Aquila è troppo difficile sviluppare un settore così delicato”.
“Anche se si tratta di una ‘piaga’ tutta italiana – ammette – prendere a pochi soldi giocatori stranieri già pronti a 18 anni evidentemente conviene, ce ne sono talmente tanti in giro per il mondo. Nel nostro Paese, invece, si deve scegliere tra dieci talenti, spendendo molto, spesso troppo”.
Quindi, secondo lui, la soluzione alla questione aquilana da questo punto di vista, è una sola: spostare il settore giovanile a Roma, città con un ambiente calcistico che Mancini conosce alla perfezione e che ha già portato all’Aquila due prodotti dell’ottimo vivaio della Roma, vedi Marco Frediani e Amato Ciciretti nella passata stagione.
“So che questa idea non piace all’ambiente aquilano – ammette Mancini – è normale che sia così, ma alternative migliori non ce ne sono. L’Aquila, purtroppo, non ha quel bacino d’utenza in grado di permettere la costruzione di un settore giovanile all’altezza delle aspettative del calcio rossoblù”.
Insomma, a Roma sarebbe tutto molto diverso, visto che “di ragazzi forti che giocano in squadre piccole ce ne sono parecchi. E L’Aquila è una piazza molto gradita e rispettata, quindi non ci sarebbero problemi a farli emergere qui da noi”, il pensiero di Mancini.
E sul numero di presenze al ‘Fattori’, in attesa di veder ‘sbocciare’ L’Aquila Calcio nella nuova casa di Acquasanta, ancora bloccata nella melma burocratica, Mancini non usa mezzi termini: “Bisogna fare qualcosa per sensibilizzare la gente aquilana – la convinzione del vice presidente – serve più pubblico. I nostri ultrà sono meravigliosi, ma il resto della città continua a non rispondere. L’anno scorso abbiamo incassato 200 mila euro, una cifra da campionato di Eccellenza, forse addirittura Promozione”.
“Le cose ad Acquasanta andranno sicuramente meglio, ma quand’è che potremo giocarci?”, conclude Mancini.
Nel frattempo, il responsabile dell’area tecnica Ercole Di Nicola è impegnato nel calciomercato.
Ieri, oggi la presentazione, sono approdati in rossoblù Manuel Mancini, centrocampista classe ’83 ex Salernitana, e Alberto De Francesco, centrocampista classe ’94, ex Ischia Isolaverde con un passato nelle giovanili della Lazio.






