L’AQUILA – “La democrazia ha alcune regole, fra le quali quelle del rigore e della correttezza. Il consigliere Ettore Di Cesare non perde occasione per lanciare accuse gravissime. Parla di clientelismo, interessi privati e strane manovre economiche ma, probabilmente per pigrizia, non ha letto tutto l’articolo 2 votato dal Consiglio”.
È ancora infuriato il primo cittadino del capoluogo, Massimo Cialente, dopo l’attacco del capogruppo di Appello per L’Aquila sul bando per la nomina di alcuni organi societari all’interno del Centro turistico del Gran Sasso, ex azienda municipalizzata a totale controllo pubblico.
Secondo Cialente, Di Cesare “parte da una falsa interpretazione di una notizia e insulta”.
“Dalla mattina alla sera – scrive Cialente, che ha consegnato il suo sfogo pure alla bacheca Facebook – mi adopero affinché i nostri atti siano perfetti e in regola e affinché la mia amministrazione sia trasparente e onesta. Non permetto a nessuno di giocare su questo, per la propria visibilità. Quando qualcuno ha palesato dubbi su qualche atto, io sono stato il primo ad inviarlo in procura”.
“Sono stato gravemente diffamato e per di più senza motivo – incalza ancora – È tutto in regola. Se il diffamatore avesse letto i comma 5 e 6 dell’art. 2 ‘criteri generali di pubblicità e trasparenza’ dell”atto di indirizzo, per nomina e designazione dei rappresentanti del Comune presso enti, aziende, istituzioni, fondazioni e società’, adesso forse avrebbe tutto più chiaro nella sua mente”.
“I comma stabiliscono rispettivamente che ‘qualora le nomine o le assegnazioni debbano essere effettuate per cause diverse dalla scadenza ordinaria, il termine, di cui al comma 1, è abbreviato a dieci giorni’, e nel comma 6, ‘in caso di urgenza dovuta a circostanze non imputabili all’amministrazione, il termine di cui all’art. 2 c. 2 lettera a) può essere ridotto a sette giorni’. L’urgenza – precisa Cialente – in questo caso è dovuta all’approvazione del bilancio 2011 e alla situazione del consigliere di amministrazione dimissionario”.
“Mi sembra che con queste polemiche e insulti si voglia trovare lo scoop o peggio ancora visibilità inventando fatti. Non intendo più stare a questi giochi. Il fatto che io faccia il sindaco non dà l’autorizzazione a nessuno di parlare in certi modi di me. Non condividere qualcosa e parlarne è giusto, insultare e arrivare a questi modi davvero vili è troppo”, è la conclusione di Cialente.





