L’AQUILA – “Noi ci troviamo, in questa facoltà a essere abbandonati a noi stessi”.
Sono le parole di rammarico e di rabbia del preside della facoltà di Lettere e filosofia dell’Aquila, Giannino Di Tommaso, che ha partecipato oggi a un’assemblea studentesca.
“Non è l’ateneo – ha aggiunto – che deve provvedere ai posti letto o alla mensa ma queste devono essere faccende che riguardano la città e la regione e, da quanto vedo, da parte di queste c’è il più assoluto e ostentato disinteresse per la nostra facoltà”.
Il professor Di Tommaso ha inoltre ricordato, ai ragazzi presenti, il contributo che la facoltà di “Lettere e filosofia” ha dato alla città e ha sottolineato che “mentre altre facoltà, come Medicina o Ingegneria, posso magari contare su privati che vanno a sponsorizzare iniziative di loro interesse…chi se ne frega della letteratura latina? Non è possibile cioè ricorrere ai privati, come suggerito dal ministro Mariastella Gelmini”.
“Nel 2005 avevamo 71 docenti – racconta – ora, dal 1° novembre, saranno 53 e non abbiamo potuto rimpiazzarli perché non ci sono i fondi; abbiamo dovuto chiudere un corso di laurea magistrale e dall’anno prossimo avremo ancora bisogno di docenti ‘in prestito’ dalle altre facoltà per arrivare ai 60 docenti di cui necessitiamo per la nostra offerta formativa”.
“Se chiediamo ciò che ci spetta sulla base della solidarietà, ho l’impressione che continuino a disinteressarsi – ha concluso Di Tommaso – c’è, perciò, necessità di rendere chiara la situazione in cui ci troviamo e farci sentire”.
Ed è proprio per farsi sentire che l’Unione degli universitari sta avviando, in caso di mancato servizio, una diffida nei confronti dell’Azienda per il diritto agli studi universitari dell’Aquila.
Sotto i riflettori è la vicenda della mensa di facoltà che quest’anno è stata chiusa (senza tra l’altro inviare alcuna comunicazione al preside Di Tommaso) perché, da quanto dicono, aveva un costo maggiore di quanto fatturava.
Tutti gli studenti sono però d’accordo che “questa non è la motivazione per privare un’università della sua mensa, soprattutto se non si offre, come stabilisce la legge, una valida alternativa, come ad esempio una mensa raggiungibile con i mezzi, cosa impossibile se si considera la ‘landa desolata’ in cui ci troviamo”.
“Inoltre – aggiungono gli studenti – si tratta di un’ingiustizia nei confronti di chi beneficia della quota vitto, grazie alle borse di studio”.
Questa “situazione paradossale” della mensa è solo l’ultimo dei problemi di una facoltà che si ritrova isolata dalla città, nel bel mezzo della zona industriale e senza neanche la navetta gratuita, finanziata dall’ateneo, che fino all’anno scorso collegava il terminal a Bazzano; essendo, infatti, tornato a pagamento il servizio autobus, sarebbe ovviamente un conflitto d’interessi per l’Azienda mobilità aquilana ripristinarla.
Tuttavia, quest’ultima si è dimostrata disponibile ad accogliere le esigenze degli studenti, a cui ha chiesto di presentare i problemi che riscontrano nel trasporto pubblico.
Intanto sembra che all’ex ospedale San Salvatore, futura sede della facoltà, qualcosa si muova: ci vorranno, da quanto si apprende, circa 14 mesi da agosto e che, quindi per settembre od ottobre 2012 i lavori dovrebbero essere conclusi.
Nel frattempo gli studenti si stanno organizzando per rivendicare i loro diritti e per sensibilizzare alla loro causa, non solo i ragazzi e il personale interessato, ma tutta la collettività.
Giovedì, salvo eventuali modifiche, si terrà un’altra assemblea per mettere a punto il modo più adatto per “combattere contro l’indifferenza della città”.



