SAN DEMETRIO NE’ VESTINI – “Rendere il bambino autonomo è un aiuto alla vita”.
Un profumo di biscotti nell’aria, piccole sedie, piccoli tavolini, cinque bambini che si muovono in una stanza brulicante di colori.
L’asilo nido “Montessorriso” è un asilo comunale che ha aperto a San Demetrio ne’ Vestini (L’Aquila) il 2 novembre. Prima di questo non ce n’erano altri.
È un asilo d’eccezione, basato sul metodo educativo Montessori: in Abruzzo ce ne sono solo tre, questo, uno ad Avezzano (L’Aquila) e uno a Pescara.
Gestito da tre educatrici, Martine, Antonella ed Erica, è un piccolo mondo a dimensione di bambino, dove i piccoli dai sei mesi a tre anni imparano giorno dopo giorno a crescere e a capire cos’è la vita.
“Ogni bambino – spiega Martine ad AbruzzoWeb – impara a fare le cose da sé, quando ha sete impara a versarsi l’acqua da solo e se rompe il bicchiere (rigorosamente di vetro) non è successo niente, nell’angolo delle riparazioni c’è la scopa e lo straccio, e si pulisce tutto”.
“Quando il bambino è piccolo – continua – tende a imitare tutto quello che fa la mamma, a portare la pentola, ad aprire i cassetti e spesso rischia di farsi male, per questo le mamme glielo impediscono. Qui, però, è tutto a misura di bambino e loro possono a fare qualunque cosa”.
I bambini in questa fascia d’età attraversano tre fasi fondamentali della crescita: l’equilibrio, il moto e l’ordine. Nella prima fase iniziano a reggersi in piedi, a capire come si cammina, come sono fatte le superfici; scoperto l’equilibrio, nel periodo del movimento il bambino riesce a muoversi e a camminare.
“In questo momento – afferma Antonella – i bambini sforzano al massimo il loro corpo cercando di trasportare pesi anche molto elevati, come per esempio una pentola, un cesto, e con questi se ne vanno in giro per la stanza esplorando tutto quello che li circonda”.
Presa coscienza di questi due elementi fondamentali, il bambino scopre l’ordine. “Sapere dove riporre le cose insegna a loro non solo ad avere un punto di riferimento per le azioni da compiere, ma un punto di riferimento anche all’interno dello spazio. Il bimbo – allora – saprà dove deve andare dopo aver lasciato il ciuccio, dove andare per avere la pappa. Ma se non viene lasciato libero di esplorare e quindi anche di sbagliare, non imparerà mai”.
“Spesso, le mamme – puntualizza Erica – hanno paura che i loro figli sbaglino, ne limitano gli spazi di influenza lasciandoli nel box, nel passeggino o nella culla, così loro possono sentirsi libere di fare le faccende di casa. Ma quando i bambini imparano cosa sanno fare allora migliora la loro autostima, altrimenti cresceranno senza una piena coscienza di sé, senza sapere autogratificarsi e autoconsolarsi”.
Negli asili nido Montessori i bambini sanno fare la spremuta e la offrono agli amichetti, ognuno ha un gioco di loro proprietà e se qualcun altro lo prende per giocarci e il proprietario non lo trova, allora lo cerca e quando lo trova nelle mani di un altro allora inizia la contrattazione. E le insegnanti li lasciano fare con i mezzi che hanno imparato nel tempo, intervenendo solo se si passa alle mani.
L’asilo Montesorriso, al contrario degli altri, non impedisce che i bambini si aiutino. Normalmente, infatti, quando un bambino aiuta l’altro, il primo viene fermato perché il secondo deve imparare a fare le cose da solo. “Questo atteggiamento – spiega Martine – genera competizione e non collaborazione. L’aiuto del più debole, invece, è alla base di una società che pensa alla pace e alla coesione”.
Le stanze dell’asilo sono divise in tanti piccoli angoletti: c’è l’angolo delle attività riparatorie, l’angolo delle letture, l’angolo del travaso, l’angolo delle esplorazioni sensoriali. Dove i bambini, da soli o in compagnia, imparano ogni singola attività.
Nella cesta dei tesori, per esempio: “ci sono oggetti diversi che hanno funzioni e superfici diverse, così i bambini esplorano il senso del tatto – illustra Martine – o imparano il linguaggio dicendo il nome di ogni cosa che toccano, nell’angolo della cura dell’ambiente c’è un lavatoio dove imparano a lavare tutto quello che sporcano”.
“Se i bambini rispondono bene a tutte queste attività – racconta l’educatrice – purtroppo i gentori non capiscono l’importanza che questi apprendimenti avranno nella vita dei loro figli. A noi chiedono se hanno fatto la nanna, se hanno mangiato, se hanno fatto la pipì o la cacca, difficilmente ci chiedono cos’hanno imparato. Spero che con il tempo sapranno anche capire quant’è importante il metodo di apprendimento con cui i loro figli crescono”.




