L’AQUILA – Una parte del Popolo della libertà aquilano si riorganizza scavalcando l’attuale dirigenza, al culmine di una guerra di trincea che da anni lacera il partito. Una condizione che ha portato alla debacle delle comunali dell’anno scorso e alla mancata presenza di candidati locali nelle “teste di serie” che hanno concorso per un posto in Parlamento alle politiche di febbraio.
 
In molti hanno iniziato a scalpitare, ne è testimonianza la cena organizzata dai Giovani della libertà che si è svolta qualche sera fa in un hotel del capoluogo, una conviviale caratterizzata da presenze importanti e assenze di lusso.
 
Ospiti d’eccezione il presidente della Regione, Gianni Chiodi, e il coordinatore del partito, il deputato Filippo Piccone, che con la loro partecipazione hanno sottolineato una sorta di “benedizione” all’iniziativa. 

Con loro, nel ruolo di registi dell’incontro, l’assessore provinciale e consigliere comunale dell’Aquila Guido Liris e il collega di maggioranza Paolo Federico, già primo cittadino di Navelli e attuale numero due della Giunta locale. C’era anche una rappresentanza di sindaci, Antonio Di Carlantonio (Campotosto), Maurizio Pelosi (Capitignano), Donato Circi (Cagnano Amiterno), Umberto Giammaria (Tornimparte), Nicola Menna (Poggio Picenze) e Fausto Fracassi (Ocre), e diversi amministratori del territorio. A tavola pure imprenditori, esponenti del sindacato come Gianfranco Giorgi della Cisl, il capo della segreteria di Chiodi, Antonio Morgante, e il braccio destro di Piccone e coordinatore del Pdl nella Marsica, Massimo Verrecchia.
 
In tutto un centinaio di persone che hanno raccolto l’invito di Paolo Divizia e Alessio Ciccone, dei Gdl, per “dare un segnale che il partito all’Aquila esiste”.
 
Ma sono stati gli assenti a fare notizia: non c’erano l’assessore regionale Gianfranco Giuliante né il segretario L’Aquila-Sulmona del Pdl, Alfonso Magliocco, sintomo evidente di un partito che ormai viaggia su due binari. Un dualismo che è emerso sin dai tempi della campagna elettorale per le politiche, quando Liris, durante un incontro pubblico, venne presentato da Piccone come nuovo responsabile comunale del Pdl, facendo andare su tutte le furie Magliocco, che rivendicava a sé quella nomina, tra l’altro già assegnata a Roberto Santangelo.    
 
“All’Aquila bisogna mettere le mani”, aveva sentenziato Piccone, ma da allora non si è più parlato della cosa, con la situazione che è rimasta in una fase di stallo, con l’unico risultato che Magliocco si è messo ad attaccare a più riprese i capi del partito con una battaglia martellante di comunicati stampa al veleno.
 
Da un lato, quindi, la volontà di alcune “forze fresche” di aderire alla causa del Pdl, dall’altra le “mazze” ancora in mano ai dirigenti ufficiali, che resistono barricati nel fortino. Forse proprio per questo il leit-motiv della serata è stato il concetto di “rinnovamento” annunciato da Piccone e Chiodi, che di fatto ha aperto i giochi per le regionali.
 
E proprio la corsa per un seggio all’Emiciclo è uno dei principali motivi di guerra: sono molti, infatti, coloro che aspirano a un “posto al sole” le grandi manovre sono partite da un pezzo.
 
Sono almeno tre, al momento, i papabili candidati che “pescano” sull’Aquila.
 
Innanzitutto gli uscenti Giuliante e Luca Ricciuti, che prima aveva assicurato la sua presenza alla cena e poi ha declinato per sopraggiunti motivi personali. Ricciuti, tra l’altro, non ha ancora digerito la mancata promozione ad assessore: il rimpasto di Giunta da fare “in 24-48 ore” promesso da Piccone 15 giorni fa si è arenato di fronte alla resistenze di Chiodi.
 
Il terzo è lo stesso Liris, che punta al “filotto” dopo essere stato eletto prima in Provincia e poi al Comune dell’Aquila.
 
A loro, sul resto del territorio, si aggiungono almeno due dei partecipanti all’incontro di ieri: i marsicani Verrecchia e Morgante. Contando che anche la zona di Sulmona dovrà essere rappresentata, che su Avezzano c’è pure l’altro uscente Emilio Iampieri e che nelle liste dovranno trovare spazio almeno il 40% di donne, si intuisce facilmente che posti per tutti non ce ne sono.
 
Quindi si dovranno cercare altri contenitori pseudo civici per assecondare tutti gli appetiti: uno sarà la formazione “Lab” di Chiodi, il cui uomo di punto dovrebbe essere proprio Morgante, un altro una emanazione diretta del Pdl, magari formato dagli ex di Alleanza nazionale.
 
Questi ultimi hanno fatto sentire la propria voce: tre consiglieri provinciali pidiellini, Armando Floris, Fernando Caparso e Gabriele Fulvimari (che in realtà ha una origine centrista ma si è ritrovato tra i frondisti scontenti del mini-rimpasto di Giunta attuato qualche settimana fa dal presidente Antonio Del Corvo), hanno abbandonato il gruppo, aderendo a quello di Alleanza per L’Aquila, dove già si trovava Gianluca Alfonsi. Una pattuglia di peso, la più ampia della maggioranza, che ha come mentore il vice coordinatore regionale del Pdl, il deputato Fabrizio Di Stefano, e che potrà dire la sua sugli equilibri del Consiglio provinciale, condizionando le scelte dell’ente.
 
Se il proposito annunciato da Silvio Berlusconi del ritorno a Forza Italia dovesse concretizzarsi, questo potrebbe essere il nucleo da cui ripartirebbe la destra identitaria, che a quel punto potrebbe ritrovare come alleati, addirittura, Giuliante e Magliocco, che da mesi vivono una condizione da separati in casa con i vertici abruzzesi del Pdl.