L’AQUILA – “È importante per gli aquilani aiutare gli amatriciani perché in entrambe le situazioni di dramma si crea un processo identificativo che rinforza l’animo di entrambe le popolazioni”.
Secondo il dottor Vittorio Sconci, psichiatra aquilano direttore del dipartimento di Salute mentale della Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila, è un mutuo soccorso e la condivisione del dolore che potrà “salvare” aquilani e amatriciani, uniti da un unico destino che li ha visti in pochi secondi e con due terremoti simili, perdere persone care, abitazioni e punti di riferimento di una vita.
La condivisione, secondo lo psichiatra, “può far raggiungere più facilmente l’obiettivo e ci si sente più forti sapendo che è un dramma che si è vissuto in modo simile”.
Gli aquilani, precisa Sconci, in questo momento di fronte al dramma catastrofico che ha colpito Amatrice, “devono tirare fuori la razionalità che li aiuti a vivere, pur non dimenticando quanto hanno passato. Il terremoto di Amatrice, è stato devastante: ogni famiglia ha avuto almeno un lutto, è una profonda ferita da rimarginare”.
Sulla reazione degli aquilani al sisma di Amatrice che si è tradotta nei giorni al ridosso dell’evento in una desertificazione del centro, Sconci sottolinea: “bisogna tornare in centro e imparare a fidarsi dei tanti tecnici e ingegneri che hanno lavorato alla ricostruzione e che hanno restituito agli aquilani con tanta abnegazione case più sicure dove poter vivere in tutta tranquillità”.
“Gli aquilani – aggiunge – devono mantenere i nervi saldi ed essere a disposizione per dare una mano a una popolazione vicina che in questo momento vive una tragedia inenarrabile di distruzione sociale. La fuga è inutile perché L’Aquila, almeno nelle periferie, ha tenuto perfettamente anche dopo la scossa del 6 aprile. Ora le costruzioni sono ancora più sicure di allora. C’è una moralità di fondo che dobbiamo considerare come un nostro elemento di caratterizzazione sociale”.
Il dipartimento con i suoi professionisti “è a disposizione dei ricoverati e pronto ad accogliere quanti da Amatrice vorranno venire per un aiuto”, conclude lo psichiatra. Marianna Galeota
NUOVA SCOSSA E ULTERIORI CROLLI
Le vittime finora accertate del terremoto sono 290 – cifra corretta dalla prefettura di Rieti rispetto a 291 -, mentre il numero di 10 dispersi è giudicato “plausibile” dal capo della Protezione civile Fabrizio Curcio, che però lo attribuisce al sindaco di Amatrice.
“Noi non facciamo numeri sui dispersi per la difficoltà di dimensionare il fenomeno – ha detto dopo la prima riunione della nuova Direzione comando e controllo (Dicomac) a Rieti -. Se il sindaco ha contezza che ad Amatrice mancano 10 persone all’appello, noi lavoriamo per ritrovarle”.
La scossa di terremoto di magnitudo 3.7 registrata alle 15.07 di oggi, la più forte della giornata ad Amatrice, ha causato ulteriori crolli nell’edificio della scuola Romolo Capranica. Dal sisma del 24 agosto la sede dell’Istituto comprensivo di Amatrice, recentemente ristrutturato, ha subito diversi crolli che interessano in gran parte l’ala in cui è ubicato l’ingresso principale
MESSE DI D’ERCOLE
Messe del vescovo di Ascoli Piceno, monsignor Giovani D’Ercole, nelle tendopoli di Pescara ed Arquata del Tronto. Il presule ha esortato “a trasformarsi in una famiglia” la gente che ha preso le case e i soccorritori. D’Ercole ha definito i soccorritori “le braccia dell’amore”.
Il Papa durante l’Angelus ha fatto sapere che si recherà presto nelle zone colpite dal terremoto. “Cari fratelli e sorelle, appena possibile anch’io spero di venire a trovarvi, per portarvi di persona il conforto della fede e il sostegno della speranza cristiana”.
NOTTE TRANQUILLA
Notte sostanzialmente tranquilla, la prima senza scosse importanti, per i circa 2.500 sfollati del terremoto in Italia centrale, all’indomani della giornata del lutto e dei funerali solenni delle vittime marchigiane ad Ascoli Piceno. Le vittime sono 240 nel reatino, di cui 229 ad Amatrice e 11 ad Accumoli. Resta invece di 50 vittime il bilancio nelle Marche.
ESAME DEL DNA PER IDENTIFICARE ALCUNE VITTIME
Ad Amatrice, nel Reatino, città simbolo del sisma, restano ancora 14 persone da identificare, per cinque delle quali sarà necessario l’esame del Dna. Nella cittadina si scava ancora, ormai più per recuperare eventuali corpi sotto le macerie che nella speranza di trovare qualcuno ancora vivo.
COORDINAMENTO A RIETI
Il Capo Dipartimento della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, ha presieduto oggi, domenica 28 agosto alle ore 12, la riunione d’insediamento della Direzione Comando e Controllo (Dicomac) a Rieti, in Largo Graziosi.
Al termine dell’incontro, il Capo Dipartimento ha incontrato la stampa per illustrare l’organizzazione della struttura e il programma delle attività.
Con l’istituzione della Dicomac a Rieti – sottolinea la Protezione Civile – e la contestuale chiusura del Comitato Operativo riunito in seduta permanente, a Roma, dalla notte del 24 agosto, subito dopo la scossa, si trasferisce in prossimità dell’area più colpita il coordinamento delle attività di assistenza alla popolazione e gestione della prima emergenza da parte del Servizio Nazionale della Protezione Civile.
La Dicomac promuove l’attuazione degli indirizzi e delle indicazioni operative del Capo del Dipartimento della Protezione Civile ed opera in raccordo con i centri operativi e di coordinamento attivati sul territorio.




