L’AQUILA – Saranno ricostruiti solo tre dei cinque palazzi dell’area di Porta Barete-Santa Croce dell’Aquila, con la possibilità per il civico 207, il piu vicino al riscoperto sito archeologico, di ricollocazione nella zona di Villa Gioia, limitrofa al tribunale.
Il piano di riqualificazione che comprende anche l’area direzionale giudiziaria che sarà ampliata con parcheggi e spazi pubblici, è stato presentato stamattina dall’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano, ormai categorico nell’affermare che il civico 207 “non si ricostruirà dov’era”, in virtù del vincolo presente.
I condomini infatti potranno scegliere tra le opzioni di abitazione equivalente o permuta degli appartamenti o in ultima istanza la ricollocazione della palazzina nell’area dell’ex istituto magistrale che è di proprietà del Comune.
Il piano rientra nell’accordo di programma tra il Comune, la Provincia e l’Azienda territoriale edilizia residenziale (Ater) che ha ceduto all’amministrazione comunale le aree di pertinenza, permettendo così di ricostruire tre dei 5 edifici iniziali a monte dell’area di Porta Barete e liberando così il sito archeologico.
A presentare l’accordo stamattina l’assessore Di Stefano, il presidente della Provincia Antonio De Crescentiis, il titolare dell’Ufficio speciale per la ricostruzione dell’Aquila (Usra) Raniero Fabrizi e la dirigente del settore Pianificazione Chiara Santoro che ha illustrato tutto il progetto.
“La variante complessiva dell’area si divide in due pezzi che sono Santa Croce e Villa Gioia – ha detto di Stefano – In quella zona abbiamo la proprietà di tutta l’area dell’ex istituto magistrale dove poter ricollocare, in una porzione, il civico 207. Si tratta di una posizione di certo migliore rispetto alla precedente, su questo non c’è dubbio”.
“I soldi per la ricostruzione privata ci sono, così come per gli indennizzi diretti e indiretti, per le permute e per gli interventi di recupero della area di Santa Croce”, ha rassicurato l’assessore.
Il progetto di recupero inoltre prevede la definitiva eliminazione del terrapieno di via Roma con ingresso all’area di Porta Barete da via Santa Croce.
“Questo ci consentirà di poter proseguire con il recupero delle mura tra via della Croce Rossa e via XXV Aprile creando un anello continuo – ha precisato – Inoltre ci permetterà di spostare leggermente via Vicentini e allontanare il traffico dalla porta, oltre a creare spazi pubblici all’interno della cinta muraria”.
L’assessore ha poi invitato i condomini a fare un atto di coraggio “senza doversi spaventare o addurre dei pretesti che non hanno alcuna giustificazione rispetto alle innumerevoli proposte che ha fatto il Comune”.
Poi l’affondo, “metto la faccia su questo progetto dall’inizio alla fine e il Comune risponde così con un piano concreto alla raccolta firme del Fai per salvare l’area. Dove c’è interesse pubblico il bene privato fa un passo indietro ed è dovere dell’amministrazione dire al privato cosa fare, dando delle opzioni”.
“Se si può discutere, si discute – ha aggiunto – Altrimenti ci pensino i giudici, ma prima di loro ci pensi il Consiglio comunale. La nostra parte l’abbiamo fatta”.
Con la presentazione del progetto da parte del Comune e la presa di posizione della Soprintendenza che ieri ha ribadito le motivazioni del vincolo a tutela dell’area, si chiude così il cerchio intorno alla riqualificazione della zona e alla valorizzazione del sito archeologico, al centro di una guerra che va avanti da anni tra enti e condomini che hanno presentato una serie di ricorsi al Tar sulla questione.
Presenti all’incontro anche alcuni inquilini del 207 che hanno messo in evidenza le problematiche di un contenzioso aperto con la ditta che dovrebbe eseguire i lavori di ricostruzione dell’edificio.
Quest’ultima avrebbe infatti chiesto ai condomini, a causa dei ritardi nelle riedificazione del palazzo, una cifra di 500 mila euro.






