L’AQUILA – Rivelazione di segreti d’ufficio, abuso d’ufficio, truffa, falso, accesso abusivo a sistemi informatici.

C’è una vera e propria carrellata di reati nel sistema criminoso smantellato dall’inchiesta della Guardia di finanza per conto della procura della Repubblica dell’Aquila che ha portato a indagare sette persone, tre delle quali arrestate.

Ai domiciliari sono infatti finiti Luigina Oddi, 39 anni, di Avezzano (L’Aquila) e Augusto De Paulis, 59, dell’Aquila, entrambi in servizio al Tribunale di sorveglianza del capoluogo, e Paolo Di Benedetto, 40, di Sulmona (L’Aquila), esponente del Coordinamento interdistrettuale per i sistemi informativi automatizzati (Cisia) abruzzese in servizio presso la Corte d’Appello dell’Aquila.

Da quanto si apprende leggendo le carte, i tre funzionari del ministero della Giustizia utilizzavano le loro prerogative per fare il bello e il cattivo tempo un po’ dappertutto.

Fare favori e regalare preziose informazioni sui procedimenti giudiziari ad alcuni malviventi amici, truccare gli orari d’ingresso e di uscita favorendo l’assenteismo selvaggio, perfino cercare di far passare a un’amica il concorso d’avvocato, in questo caso fallendo, sono i tre grandi esempi di questa disinvoltura portati alla luce dalle indagini.

Un’attività copiosissima, ricostruita per filo e per segno nelle 14 pagine dell’ordinanza firmata dal giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Romano Gargarella.

I FAVORI E LE SOFFIATE AI PREGIUDICATI, “MA L’AMICO NOSTRO E’ USCITO?”

Luigina Oddi è accusata di falso e rivelazione di segreti d’ufficio per aver dato soffiate e favorito i pluripregiudicati Ferdinando e Roberto De Silva, “violando i più elementari doveri di pubblico ufficiale e abusando del proprio ufficio”, come contestato dal gip.

Per quanto riguarda i favori, secondo l’accusa, la donna riceveva le raccomandazioni di Ferdinando De Silva e suoi sodali (Pasquale Di Rosa, Giovina Morelli) per ottenere permessi, autorizzazioni, variazioni, e predisponeva i documenti apponendo firme contraffatte che inducevano in errore il magistrato di sorveglianza.

Una trentina i provvedimenti taroccati tra dicembre 2009 e gennaio 2011.

Quanto alle soffiate, la Oddi, accusata di rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, “rivelava ripetutamente notizie relative alle pratiche di diversi condannati sottoposti a misure restrittive della libertà personale sotto la giurisdizione del Tribunale di sorveglianza dell’Aquila”.

Numerose le intercettazioni telefoniche. In una Roberto De Silva chiede “ma l’amico nostro è uscito?” e la Oddi replica spiegando alcuni dettagli: “In via provvisoria gliel’ha rigettato mo non lo sa ancora l’avvocato”. “E va bene poi me lo fai sapere tu meglio” replica Roberto e Luigina conferma, “Mo l’ho visto di sfuggita poi lo vedo bene”.

IL CONCORSO TRUCCATO NON SALVA DALLA BOCCIATURA

Cellulare nascosto nelle scarpe e un compito svolto da altri pescando le tracce da canali privilegiati e da Internet altre informazioni.

Questo il piano messo su dalla Oddi e da Di Benedetto, in collaborazione con un’altra indagata, Paola Oddi, per far passare il concorso ad Alessia Nusca, 31 anni, romana ma residente a Rocca di Mezzo (L’Aquila), indagata pure lei per “aver presentato come proprio lavoro che era opera di altri” nell’esame di abilitazione alla professione di avvocato.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il 14 dicembre 2010, Luigina Oddi ha atteso la candidata all’ingresso per far passare indenne il telefonino, poi ha lasciato l’aula prima che venissero lette le tracce e ha ricevuto da Di Benedetto un’email con cui le veniva svelato il tema e anche siti web utili dove cercare informazioni.

A quel punto la donna ha raggiunto la sorella Paola presso gli uffici della Regione, e insieme hanno confezionato l’elaborato, poi passato alla Nusca, che lo ha consegnato come suo. Lo stesso procedimento truffaldino è stato ripetuto anche nelle prove del 15 e del 16 dicembre.

Il piano, però, è fallito, “per cause indipendenti alla propria volontà dovute al non superamento del concorso”, come si legge nell’ordinanza del gip. Insomma, l’inganno non è bastato, la donna è stata bocciata lo stesso.

Di Benedetto e le due sorelle Oddi sono accusati di abuso d’ufficio tentato continuato e aggravato in concorso.

La Nusca è accusata di concorso esterno nell’abuso di ufficio, oltre che di aver violato la legge 475/1925, che sanziona penalmente la falsa attribuzione di un lavoro altrui da parte di aspiranti al conferimento di lauree, diplomi, uffici o titoli.

ASSENTEISTI “COPERTI” IN ENTRATA E IN USCITA

Paolo Di Benedetto e Luigina Oddi sono accusati anche di truffa e di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atti pubblici e in particolare relativo a documenti informatici.

Grazie al suo incarico presso l’ufficio informatico della Corte d’Appello dell’Aquila, l’uomo infatti ha posticipato (in almeno sette occasioni tra ottobre 2010 e aprile 2011) l’orario di uscita della Oddi, che si dileguava prima del tempo dal suo posto di lavoro.

Un giochetto ripetuto anche per l’altro indagato, Augusto De Paulis, che ha sollecitato la Oddi a intervenire in suo favore presso Di Benedetto in almeno due occasioni.

Per Di Benedetto c’è anche accesso abusivo a un sistema informatico, perché per portare a termine il trucchetto si è connesso utilizzando le password di De Paulis che gli aveva fornito la Oddi.

Reato che vale anche per la donna che a volte ha svolto personalmente la “copertura” dell’assenteista. E per De Paulis i casi, di entrata “anticipata” e uscita “posticipata” rispetto agli orari reali, sono una quindicina tra aprile e maggio 2011.

Un favore che l’uomo ricambiava volentieri: per la Oddi risultano addirittura altri 35 casi “aggiustati” da De Paulis tra ottobre 2010 e maggio 2011.