L’AQUILA – Inizia tra luci e ombre l’avventura dell’Accord Phoenix all’Aquila, l’azienda che si occupa di smaltimento e riciclo di materiali elettronici che andrà ad insediarsi nell’ex polo elettronico di Pile.

Se da un lato il suo presidente, l’inglese Ravi Shankar, ha annunciato nella conferenza stampa di oggi pomeriggio  il completo avvio dell’impianto entro il mese di maggio, con il totale riassorbimento dei lavoratori dell’ex Finmek e del polo elettronico, dall’altro restano ancora i dubbi sulla società Enertil che detiene i due terzi di Accord Phoenix.

La Enertil, infatti, sarebbe di proprietà al 100 per cento del trust Epsilu, con sede a Cipro, una sorta di società “schermata”, come riportato dal quotidiano on line News-Town.

Il presidente Shankar ha categoricamente smentito questa notizia precisando di essere “il proprietario del 76 per cento della società Enertil”, specificando che la Epsilu trust appartiene solamente “il management dell’azienda”.

“La mia società non è detenuta da un trust. Sono io l’unico proprietario – ha puntualizzato – Sono anche il direttore di alcune società a Cipro, è vero, ma le due cose non sono assolutamente connesse”.

Un investimento totale di 46 milioni di euro (comprensivi anche degli 11 milioni, frutto del finanziamento proveniente dal 5 per cento dei fondi per la ricostruzione destinati al rilancio delle attività produttive del cratere). Il totale dei fondi sarà destinato alla prima e alla seconda linea di produzione con l’assorbimento di 120 lavoratori della ex Finmek e del polo elettronico, ripartiti tra le due linee produttive, che verranno formati da personale indiano e inglese.

Un respiro di sollievo per il sindaco Massimo Cialente che ha da sempre sostenuto l’insediamento dell’azienda in città, scalpitando e minacciando anche proteste a Roma per la destinazione del fondi per la ricostruzione.

Più cauto del presidente Shankar è invece il consigliere delegato di Accord Francesco Baldarelli che dà tempi più lunghi per l’entrata a regime completa dell’impianto.

“L’aspirazione è di partire entro giugno, vorremmo cominciare prima dell’arrivo dell’estate – ha affermato – Stiamo stringendo i tempi e siamo già alla fase postuma della procedura di accettazione da parte di Invitalia. Stiamo inviando le documentazioni e chiuderemo le procedure entro il mese di marzo. Vorremmo lavorare per acquisire le strutture produttive e contestualmente fare i lavori allo stabile, selezionare e formare il personale”.

“Partirà subito la prima linea di produzione per la quale sono previsti 35 milioni. Nei dodici mesi successivi si avvierà la seconda”, ha proseguito Bardarelli.

Un struttura che non avrà alcun tipo di emissione, ha assicurato il consigliere di amministrazione: “La struttura è interamente meccanica e non ha lavorazioni termiche – ha detto ancora Baldarelli – Sarà un processo di lavorazione dei materiali innovativo che permetterà lo smaltimento di plastica, metalli e lampadine”.

Un investimento che non sarà un ‘mordi e fuggi’, ma “sarà a lungo termine – ha sottolineato Baldarelli – non vogliamo stare qui per qualche anno e poi andare via, tantomeno rubare soldi pubblici che verranno comunque erogati solo dopo l’avvio dell’attività”.

Una conferenza stampa, quella di oggi pomeriggio, che era non era iniziata sotto i migliori auspici, con un errore nel giorno e nell’orario della convocazione, rettificata poi, un’ora prima dell’inizio.