L’AQUILA – “La cultura deve essere per L’Aquila una

 grande occasione di crescita civile, e non di sperpero delle risorse, per una somma di spettacoli e fuochi pirotecnici durante un anno dopo il quale rimarrà poco e o nulla, con la bellezza di 16 milioni di euro avuti a disposizione”.

Nell’intervista ad Abruzzoweb, torna a parlare dell’Aquila capitale italiana della cultura 2026, Stefania Pezzopane, consigliera comunale del Partito democratico, ex deputata ed ex senatrice, candidata alle comunali del 2022 per il centrosinistra, battuta dal riconfermato sindaco di Fdi, Pierluigi Biondi.

“L’Aquila città capitale della cultura  – spiega la consigliera – è una grande opportunità. Ci  provammo nel 2012,  candidandoci addirittura a capitale europea, ma proprio non c’erano le condizioni, per via della ricostruzione post sisma, comunque da quella esperienza nacquero I Cantieri dell’immaginario e altre esperienze, si rafforzo la sinergia tra enti e istituzioni culturali”.

Ora che invece l’obiettivo è stato raggiunto per Pezzopane, “i 16 milioni di euro di soldi pubblici devono servire a fare cose che rimangano. Noi abbiamo dato un esempio, quando abbiamo governato, realizzando il Gran Sasso science istitute, il Maxxi, la sede decentrata del Centro sperimentale di cinematografia, tutte cose che ora la città vive come proprie, che creano lavoro e cultura. Con 16 milioni sarebbe tremendo fare solo fuochi di artificio”.

Incalza Pezzopane: “siamo per la trasparenza, nell’impegno di spesa sono stati destinati alla capitale della cultura sedici milioni di euro più altri capitoli quindi una cifra enorme”.

E ricorda a proposito di vil denaro Pezzopane: “il governo ci ha messo un milione di euro, il grosso arriva dai fondi Restart, a valere sul 4% della spesa per la ricostruzione fisica del cratere, istituiti grazie al centrosinistra”.

Tasto dolente è poi per Pezzopane “la partecipazione e il dialogo con il centrodestra al governo della città. Noi abbiamo fatto molte proposte, ma da subito non abbiamo trovato nel sindaco un interlocutore, e infatti non è mai venuto in commissione, ma continueremo a farle”.

Questo perché, “quando finirà la ricostruzione la città non avrà più le risorse, né per il sistema edilizio che è sempre stata una grande leva di questa città, ma nemmeno per l’economia nel suo complesso, perché appunto, non ci saranno nemmeno più i fondi del 4% a valere su quelli per la ricostruzione edilizia e a favore dello sviluppo economico e sociale”. f.t.