L’AQUILA – Nonostante le numerose difficoltà, l’Istituto cinematografico dell’Aquila “La Lanterna magica”, fondata da Gabriele Lucci, continua a svolgere con coraggio e determinazione le sue numerose attività culturali cittadine.
Ma i tagli rivolti al settore cultura hanno particolarmente penalizzato questa importante istituzione aquilana, che dal 1981 ad oggi rappresenta l’ultimo baluardo di una tradizione culturale cittadina, che non vuole, non può morire.
AbruzzoWeb ne ha parlato con il suo vice presidente Goffredo Palmerini, politico aquilano, da sempre impegnato a sostenere le attività e le sorti del glorioso istituto.
In quale misura la “Lanterna magica” ha risentito del ridimensionamento dei fondi da destinare alle istituzioni culturali?
È dal 2009 che il sostegno al nostro istituto cinematografico è stato praticamente azzerato, nonostante ci sia una legge regionale che prevede tra i destinatari dei fondi anche La Lanterna Magica. Come istituzioni cinematografiche infatti erano previste 250 mila euro per noi ma anche per il Flaiano di Pescara. Abbiamo fatto investimenti contando su questa legge, come l’acquisto di una preziosa cineteca. Doveva essere una garanzia annuale di respiro triennale. Ma dal 2009, dopo il terremoto, è stata praticamente azzerata, a differenza di altre istituzioni culturali stabili locali.
Dove si svolgevano le attività del vostro istituto?
Noi facevamo le nostre attività nello stabile di Collemaggio, pagando il fitto all’Accademia, anche se avevamo una sorta di alleanza. Dopo il 6 aprile 2009, ci siamo dovuti adattare in locali di fortuna, grazie alla Provincia dell’Aquila, in una sede provvisoria, nel piazzale della Biblioteca Provinciale.
Quali sono stati gli effettivi sostegni?
Il Comune dell’Aquila ha comunque confermato il suo contributo, c’è stata poi solo una piccola decurtazione da parte della Provincia. Ma la Regione ha azzerato i preziosi 250 mila euro. E questo ha comportato una rimodulazione e riconsiderazione delle nostre attività. Ora tra i nostri dipendenti ci sono 4 giovani su 7 in cassa integrazione. Li abbiamo allevati, sono cresciuti con noi. Devo dire che nei nostri confronti c’è stata un’attenzione positiva per fortuna da parte del Mibac che ci ha consentito di avanti nei primi due anni con un finanziamento di un progetto speciale della nostra cineteca circa 300 mila euro, sopperendo così alle mancanze della Regione. Nel 2009 e 2010 ha provveduto in verità ha rimodulare i fondi europei assegnandoci un’annualità di 250 mila euro. Ma poi negli anni successivi hanno previsto poco o niente. I problemi per noi ora rimangono.
Cresciuta sulle fondamenta dell’Istituto La Lanterna Magica, l’Accademia dell’Immagine ha goduto di un felice periodo di gloria, ma poi è andata lentamente morendo. Perché secondo lei?
È stata una delle istituzioni più importanti del nostro territorio, ma purtroppo per una forma di miopia, di indolenza da parte delle istituzioni, nessuno si è davvero preso la briga di seguire questa vicenda. Dopo il terremoto, invece di prendere il toro per le corna (una situazione debitoria intorno al milione), non si è più risolta la posizione debitoria precedente. L’amministrazione locale avrebbe dovuto avere un’attenzione maggiore al problema. Si è aggravata così la situazione, anche se c’era un forte interesse del Mibac, che voleva uno sbocco ottimale: fare dell’Accademia un centro importante con le sue specificità e non una sede del Centro sperimentale di cinematografia, ma mantenendo le sue specificità.
E come andate avanti?
Ci sono sempre i contributi del Mibac, della Provincia, del Comune, ma anche i fondi derivanti da progetti nostri, che di volta in volta proponiamo.
Soprattutto sfruttando il prezioso patrimonio della cineteca?
Sì, esattamente. La cineteca è una delle presenze di settore più importanti nel panorama italiano, per la qualità e la presenza di materiale filmico. E per l’attività che svolge. Nella nostra cineteca ci sono circa 1.500 filmati.
Sente di essere ottimista sulle sorti dell’Istituto?
I problemi ci sono, è inutile negarlo. Il tempo non li risolve, semmai li incancrenisce. Però stiamo attenti: così si rischia di mandare all’aria un patrimonio molto importante. Questa situazione di seria difficoltà economica che riguarda il mondo della cultura spero possa essere risolta, soprattutto dalla Regione, perché prestigiosi istituzioni come la nostra possano continuare a esistere.





