L’AQUILA – Proprio nel giorno della nomina del nuovo arcivescovo metropolita dell’Aquila, monsignor Giuseppe Petrocchi, i due prelati che hanno gestito per oltre 4 anni la curia, il titolare, monsignor Giuseppe Molinari, e il vescovo ausiliare, monsignor Giovanni D’Ercole, arrivato per la grave emergenza seguita al tragico sisma del 6 aprile 2009, ammettono le contrapposizioni e le divisioni nella Chiesa aquilana.

Uno scontro che ha fatto tornare il clero aquilano ai tempi dell’arcivescovo precedente, monsignor Mario Peressin, che fu sostituito, il 6 giugno del 1998, proprio da monsignor Molinari, quando si parlava di “curia dei veleni”.

“Il sisma ha provocato anche tante lacerazioni e c’è bisogno di ritrovare concordia e unità”, ha scritto Molinari in un messaggio diramato dopo la nomina del suo successore, alludendo alle divisioni in città ma probabilmente anche alle polemiche in seno alla curia.

Dopo il terremoto la vita della chiesa aquilana è stata caratterizzata da troppi scontri alimentati dai due gruppi, uno “fedele” a Molinari, l’altro a D’Ercole, una divisione profonda che è stata resa ancora più cruenta dagli interessi legati alla ricostruzione del vasto patrimonio ecclesiastico danneggiato dal terremoto.

“Preghiamo insieme Gesù Buon Pastore che doni al nuovo arcivescovo tutta la luce, la grazia e la forza per essere il Padre di tutti, portatore di speranza e di pace a tutti – ha continuato monsignor Molinari – Dopo il drammatico sisma del 2009 la nostra Chiesa, la nostra città e il nostro territorio hanno sperimentato tanta sofferenza e tanto dolore. Tanti aquilani sono ancora lontani dalla loro città, molti hanno perduto la casa e il lavoro. Molti sono i nostri fratelli e sorelle che nel sisma hanno perduto le persone più care. Possa il nuovo Pastore portare a tutti la Parola di Dio che illumina, conforta e dona speranza”.

D’Ercole ha detto la sua in una intervista: “Riconosco che ci sono state contrapposizioni – ha spiegato – ma ho mai cercato lo scontro, ho sempre cercato di mettere pace, ho sempre lavorato per l’unità, non è stata mai mia intenzione dividere. Ho voluto essere strumento di unità. Il mio sforzo non è stato mai quello di spostare una parte contro l’altra, credo profondamente nella mia missione”.

Lo scontro è emerso in tutta la sua gravità nell’ambito della polemica dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) della provincia dell’Aquila e dell’Abruzzo che attraverso i due presidenti, Gianni Frattale, e Antonio D’Intino, hanno denunciato l’esclusione delle ditte aquilane regionali a favore di quelle forestiere dai grandi appalti privati gestiti dalla curia.

Accadimenti che danno ai fedeli e ai credenti dell’Aquila una percezione della Chiesa più affaristica che pastorale, una situazione molto grave visto che, in un territorio in ginocchio per il tragico sisma, il clero ha un ruolo determinante nella difesa, nella cura e nella guida di tanti cittadini in gravi difficoltà, sia sociali che psicologiche, su tutti giovani e anziani, lasciato soli dalle governance del sisma che si sono succedute.

Il nuovo arcivescovo, monsignor Giuseppe Petrocchi, scelto dalla Santa Sede a sorpresa nonostante ci fossero da mesi numerosi papabili, avrà il delicato ruolo della pacificazione e della gestione equilibrata della ricostruzione intorno alla quale non si è usata sempre trasparenza e chiarezza, oltre a un metodo che non ha assicurato le stesse chance a chi non è come si dice introdotto in curia.

In relazione al nuovo arcivescovo, Molinari e D’Ercole, hanno sottolineato l’amicizia che li lega a monsignor Petrocchi, usando parole molto positive per una scelta giudicata molto positiva.

LA LETTERA COMPLETA DI MOLINARI

È con molta gioia e tanta riconoscenza al Signore che vi annuncio che il Santo Padre Francesco ha nominato S. E. Mons. Giuseppe Petrocchi, finora Vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, nuovo Arcivescovo Metropolita dell’Aquila.

Preghiamo insieme Gesù Buon Pastore che doni al nuovo Arcivescovo tutta la luce, la grazia e la forza per essere il Padre di tutti, portatore di speranza e di pace a tutti.

Dopo il drammatico sisma del 2009 la nostra Chiesa, la nostra città e il nostro territorio hanno sperimentato tanta sofferenza e tanto dolore.

Tanti aquilani sono ancora lontani dalla loro città, molti hanno perduto la casa e il lavoro. Molti sono i nostri fratelli e sorelle che nel sisma hanno perduto le persone più care. Possa il nuovo Pastore portare a tutti la Parola di Dio che illumina, conforta e dona speranza.

Il sisma ha provocato anche tante lacerazioni. E c’e bisogno di ritrovare concordia e unità.

Concludendo il Sinodo della chiesa Pontina (22 maggio 2012) Mons. Petrocchi esortava i fedeli della Chiesa di Latina a superare la “logica di Babele” per vivere in pieno, invece, la “logica della Pentecoste”.

“A Babele – diceva Mons. Petrocchi – si parlava una sola lingua, ma si finisce per non intendersi più e per dividersi. Sotto l’unico idioma covavano logiche incompatibili, egocentriche e conflittive. (…) Babele non rappresenta solo un episodio circoscritto a un remoto passato, ma costituisce una tendenza contagiosa che attraversa tuta la storia dell’umanità (…) Babele sta dentro di noi, tra di noi e può essere esportata attorno a noi (…) La sindrome epidemica di Babele si annida nell’anima, non nelle tecnologie o nelle metodiche di pianificazione”.

La logica di Pentecoste e totalmente diversa: “Le molte lingue parlate non diventano più – come a Babele – barriere comunicative, ma dialogano tra di loro e consentono di convergere verso la stessa comprensione (…) La diversità diventa coralità e ricchezza”.

Possa il nuovo Pastore trovare una Chiesa e una società dove la diversità diventa sempre più coralità e ricchezza. Possa il nuovo Pastore trovare anche una generosa e leale collaborazione in tutte le Autorità e in tutti gli uomini e le donne impegnati nell’azione politica.

In un messaggio ai politici della terra pontina Mons. Petrocchi sottolineava che “per evitare una politica ‘strabica’, occorre, da parte di tutti, un serio impegno a promuovere ‘l’unità degli sguardi’. Il che vuol dire: pur muovendo da prospettive diverse mantenere gli occhi fissi sugli stessi obiettivi, proprio perché consensualmente ritenuti essenziali. Infatti, è compito di ogni schieramento – di maggioranza come di opposizione – mettere al primo posto il bene comune”.

Conosco S. E. Mons, Petrocchi da vari anni. So che il suo cuore di Pastore è sempre aperto a tutti. Nel suo cuore c’è posto per tutti. Ma sono certissimo che nel suo cuore ci sarà posto soprattutto per i più sofferenti, i più poveri, i più bisognosi di aiuto, per i malati, i giovani e le famiglie.

La nostra Madonna del Popolo Aquilano e tutti i nostri Santi Protettori aiutino e proteggano la nostra Chiesa e il nuovo Pastore.

L’INTERVENTO DI D’ERCOLE

“È una persona molto brava e sono contento per L’Aquila. Lo conosco da molto tempo, da quando non era neppure prete, siamo amici”.

Così il vescovo ausiliare dell’Aquila, monsignor Giovanni D’Ercole, sulla nomina del nuovo arcivescovo metropolita del capoluogo, monsignor Giuseppe Petrocchi, che succede a Molinari, dimessosi per raggiunti limiti di età.

“Il mio augurio è che con l’arrivo di monsignor Petrocchi ci possa essere un nuovo inizio per la diocesi, la comunità dei sacerdoti, la comunità cristiana e per l’intera città in una rinnovata volontà per superare difficoltà e competizioni e camminare insieme”, continua il prelato, conduttore della trasmissione televisiva Rai Sulla via di Damasco.

Anche lui, come Molinari, ammette tensioni in seno a una curia gestita da un arcivescovo titolare e da un ausiliare.

“Riconosco che ci sono state contrapposizioni – spiega – ma ho mai cercato lo scontro, ho sempre cercato di mettere pace, ho sempre lavorato per l’unità, non è stata mai mia intenzione dividere. Ho voluto essere strumento di unità. Il mio sforzo non è stato mai quello di spostare una parte contro l’altra, credo profondamente nella mia missione”.

In relaziona alla sua posizione, D’Ercole, abruzzese della valle Roveto, spiega che “l’ausiliare è colui che va in aiuto, ed è una prassi che non prenda il posto del titolare, quindi, non mi aspettavo di diventare vescovo dell’Aquila”.

“Sono venuto per spirito di servizio, per aiutare dopo il terremoto. Resterò il tempo utile per una nuova destinazione dove sarò felice di svolgere la  mia missione con lo stesso senso di responsabilità e buona volontà che mi hanno animato all’Aquila – continua – Credo che sarà questione di giorni o mesi secondo la prassi abituale, anche se non so nulla di ufficiale”.

“Ma sottolineo che non miro certo alla carriera, qualsiasi impegno lo svolgerò con buona volontà, avendo dato alla mia vita una impostazione legata al servizio”, conclude.

Quando andrà via D’Ercole, all’Aquila non sarà nominato un ausiliare.