L’AQUILA – Era stata annunciata in due conferenze stampa dal Pd aquilano entro il 15 ottobre, ma sulla visita del premier, Matteo Renzi, all’Aquila, la prima dalla sua nomina, non c’è stato nessun seguito e nessuna data ufficiale.

L’agenda del presidente, peraltro, è ferma nell’aggiornamento a oggi e quindi, anche a causa dell’alluvione di Genova, naviga a vista almeno negli appuntamenti resi pubblici.

Secondo quanto si è appreso da ambienti interni al Pd del capoluogo, la visita ha molte probabilità di saltare: certamente a questo punto in questa settimana non si farà.

A tale proposito, oggi i vertici del partito hanno convocato “una riunione interna” nella quale si parlerà anche di questa vicenda.

Il Pd aquilano è molto preoccupato sulla piega che sta prendendo la questione terremoto: infatti, solo per citare qualche problema, i fondi sono terminati e per l’anno prossimo non ci sono certezze.

Inoltre la ricostruzione, intesa a livello burocratico e quindi autorizzativo, è bloccata vista la vacatio che permane dal 30 settembre scorso in seno all’ufficio speciale per ricostruzione dell’Aquila (Usra), dopo l’abbandono con un anno di anticipo del responsabile, Paolo Aielli, anche per dissapori con il sindaco, Massimo Cialente, e l’assessore alla Ricostruzione Piero Di Stefano.

Non ultimo tra i motivi di nervosismo di Cialente, l’altro nodo irrisolto della sostituzione di Giovanni Legnini, eletto alla vice presidenza del Consiglio superiore della Magistratura, come sottosegretario con delega alla Ricostruzione aquilana, figura chiave per i rapporti con Roma soprattutto per la individuazione e l’ottenimento dei fondi.

Un ruolo che avrebbe dovuto assumere la senatrice aquilana Stefania Pezzopane, insieme a Cialente e al vice presidente della Giunta regionale, Giovanni Lolli, almeno secondo un’intesa benedetta dal presidente della Giunta regionale, Luciano D’Alfonso, secondo la quale lo stesso Lolli, primo dei non eletti e quindi in diritto di sostituire alla Camera dei deputati il fresco presidente del Csm, ha rinunciato a favore del pescarese, un fedelissimo del governatore, Gianluca Fusilli.

“È il momento più difficile da quando il Comune ha preso in mano la governance dopo la fine del commissariamento dell’allora presidente della Regione, Gianni Chiodi, nell’agosto del 2012. C’è, infatti, un vuoto istituzionale molto pericoloso”, hanno spiegato alcuni rappresentanti del Pd.

Per denunciare l’insufficienza del fondi, lo scorso anno Cialente è arrivato a proteste clamorose come quella  di restituire la fascia tricolore al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e far smontare le bandiere dalle sedi comunali. (red)