L’AQUILA – Mogli, figli e cognati di amministratori che fanno man bassa di incarichi come presidenti di consorzi nella ricostruzione post-terremoto.

La casistica è molto ampia e sono sempre di più le segnalazioni dei cittadini che denunciano palesi conflitti d’interessi, anche se del tutto leciti visto che non previsti tra le fattispecie della legge Barca del 2012.

Quella norma sancì l’incompatibilità tra le cariche elettive e politiche dei Comuni, delle Province e della Regione nei cui territori sono localizzate le opere pubbliche e private finanziate con i fondi della ricostruzione con il ruolo di progettista, direttore dei lavori o collaudatore di tali interventi nonché con l’esercizio di attività professionali connesse con lo svolgimento di dette opere, comprese l’amministrazione di condomìni e la presidenza di consorzi edilizi.

Lasciando fuori familiari e parenti di chi ricopre quelle cariche.

Episodi di sindaci che impongono la moglie o un figlio come presidenti di consorzi sono innumerevoli. Qualcuno denuncia che con le stesse dinamiche avviene anche che i familiari di persone impiegate, magari con ruoli di coordinamento, negli Uffici territoriali della ricostruzione (Utr) riescano ad accaparrarsi l’incarico in qualche aggregato. Come nel clamoroso caso della coniuge di un responsabile di un Utr che è presidente di una decina di consorzi. 

In quest’ultimo caso l’illecito però sarebbe indubbio: “Il regime di incompatibilità – si legge infatti al comma 11 dell’articolo 67 quater della legge Barca – si applica anche ai dipendenti delle amministrazioni, enti e uffici pubblici, che a qualsiasi titolo intervengano sui procedimenti inerenti alla ricostruzione”.

L’unico a farne le spese, in questi anni, è stato l’architetto Piero Di Piero, defenestrato dal Consiglio comunale dell’Aquila proprio in virtù della legge Barca, alla quale si era appellato Alessandro Piccinini, primo dei non eletti che ha poi preso il posto di Di Piero nell’Assise civica.

Di Piero ha ancora il dente avvelenato, e sostiene che gli effetti dell’incompatibilità si sarebbero dovuti estendere anche a coniugi e discendenti diretti.

“Una legge del genere – aggiunge – sarebbe accettabile se fosse estesa all’intero Paese, mentre in casi come quello dell’Emilia non è stata adottata”.

“Io non mi sono preoccupato più di tanto perché ho sempre fatto l’architetto e poi il consigliere comunale e non il contrario, a differenza di tanti altri – racconta – . E magari un architetto in Consiglio comunale poteva dare delle indicazioni più adeguate per una programmazione migliore e sulle metodologie da seguire per la riparazione degli edifici, avendo io anche insegnato restauro dei monumenti per 8 anni all’Università”.

“La norma è ben fatta – dice l’assessore alla Ricostruzione del Comune dell’Aquila, Pietro Di Stefano – estenderla ai familiari e ai parenti, però, forse sarebbe stato un po’ pretenzioso”.