PESCARA – “In Francia, Germania, Portogallo, Grecia, divampa la rivolta sociale contro un’economia di guerra che sta scaricando sui lavoratori e sul welfare tutti i costi della crisi economica. In Italia, come nel resto dell’Europa, l’inflazione sta divorando il potere di acquisto delle famiglie e il governo più a destra dalla seconda guerra mondiale ad oggi porta avanti politiche di accanimento verso le classi più deboli della nostra società. Quella che una volta era definita la classe media oggi di fatto non esiste più a causa delle politiche salariali dei governi succedutisi negli ultimi decenni. Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza la condiscendenza di Cgil, Cisl e Uil che si sono adagiati su politiche concertative permettendo la diffusione senza precedenti della precarietà lavorativa”.
Lo afferma il sindacato Usb di Abruzzo e Molise. “L’Italia detiene il triste primato”, dice ancora il sindacato, “di essere l’unico paese in Europa ad aver conosciuto negli ultimi 30 anni una decrescita dei salari del 3% . L’esigenza dell’introduzione di un salario minimo per legge, di aumenti salariali generalizzati nella misura di almeno 300 euro mensili, l’urgenza di riportare l’uscita dal lavoro ad un’età ragionevole, la necessità di creare occupazione stabile e dignitosa per i giovani, l’imprescindibilità della difesa di una misura come il reddito di cittadinanza, la non più rimandabile azione per regolarizzare centinaia di migliaia di lavoratori migranti, indurrebbe a pensare ad una imminente reazione popolare per scongiurare un arretramento economico del paese, invece chi dovrebbe condurre questa battaglia tentenna”.
Di questi temi si parlerà nell’assemblea pubblica del 6 maggio a Pescara, presso la sede Usb di via Mezzanotte 42, che vedrà la presenza di Marco Benevento (esecutivo Nazionale Usb), Giorgio Cremaschi (sindacalista ed attivista politico) ed il Prof. Luciano Vasapollo (docente economista de La Sapienza di Roma).






