L’AQUILA – Il centro storico dell’Aquila ieri pieno di gente che ha avuto la voglia di sfidare le proprie conoscenze partecipando ad attività ed esperimenti. 

Questa è stata ‘Sharper – la notte europea dei ricercatori’, evento che è riuscito a incuriosire e attirare migliaia di persone nel cuore del capoluogo abruzzese, una bella occasione per avvicinarsi alla scienza e al mondo accademico. 

“Le attività in giro per la città – ha spiegato Roberta Antolini, coordinatrice del progetto, ad AbruzzoWeb – erano tantissime e sono andate tutte benissimo. Ho visto in giro moltissime famiglie, tantissimi giovani tra i 15 e i 20 anni partecipare alle nostre iniziative e lasciarsi incuriosire. La caccia al tesoro è terminata con la premiazione alle 2 di notte!”. 

Una partecipazione inaspettata anche per gli organizzatori, che nelle stime iniziali erano stati molto cauti.

“Quando abbiamo fatto delle stime ci aspettavamo circa 8 mila presenze, oggi possiamo dire che siamo circa al doppio: 15 mila persone è il dato, ancora ufficioso, di persone che hanno affollato la città. È stato veramente un successo insperato”. 
Un progetto partito da lontano, reso possibile dai finanziamenti provenienti dall’Unione Europea e dalla collaborazione creata con le città di Perugia e Ancona.

“Abbiamo partecipato ad una ‘call’ nell’ambito di Europa 2020 insieme alle città di Perugia e Ancona – ha spiegato Antolini – e siamo stati tra i 5 selezionati per i finanziamenti. Il nostro progetto, quindi, è stato studiato per essere interregionale, ma tenendo bene in conto le specificità di ogni città”.

Impressionanti i numeri della macchina organizzativa. 

Sono stati, infatti, circa 600 i volontari, i ricercatori, i docenti e gli amministrativi che hanno lavorato insieme per rendere questa serata speciale. 

“Ogni evento ha visto veramente una partecipazione inaspettata – ha continuato la coordinatrice – Penso all’evento con i Solisti aquilani e Piergiorgio Odiffredi, penso ai locali in cui si sono fatti incontri su vari argomenti tutti pienissimi, penso alle molte iniziative svolte alla Villa comunale. Non riesco veramente a trovare un difetto alla serata di ieri”. 

Da sottolineare la durata biennale dell’evento.

“Sappiamo già la data per l’anno prossimo – ha concluso Antolini – il 25 settembre, scelta dall’Unione Europea”.

Felice e soddisfatta anche Paola Inverardi, rettore dell’Università dell’Aquila.

“È stata una serata bellissima, sono entusiasta. Non è da sottolineare solo la quantità di persone, ma anche e soprattutto la componente di giovani presenti e la loro voglia di partecipare a tutti gli eventi in programma. Questo è stato un regalo bellissimo per noi e per chi ha fatto questo sforzo enorme per l’organizzazione”.

Secondo la Rettrice una risposta importante quella data dai cittadini aquilani a questa iniziativa culturale. 

“Quello di ieri sera per me è stato un messaggio chiave: c’è questa spinta verso la conoscenza e la cultura di questa città che non si può sottovalutare – ha continuato la Inverardi – Abbiamo sempre pensato che ci fosse questa grande voglia di conoscere e di partecipare, ce l’ha detto in tempi non sospetti l’Ocse, ora l’abbiamo vista sul campo e l’impressione è stata ottima, con un flusso continuo di persone che sperimentavano, interagivano”.

“Ora l’impegno dell’università sarà quello di mantenere vivo questo rapporto con la città. Vogliamo costruire continuità – ha concluso – riproporre almeno un sottoinsieme di questi eventi per creare e mantenere un cammino che ci porti all’evento dell’anno prossimo. Oggi mi sento di dire che finalmente siamo usciti dalle aule dei laboratori e non vogliamo rientrarci. Vogliamo continuare a partecipare alla vita cittadina”.

Infine Luca Ottaviano, delegato della Inverardi per l’università che ha portato avanti in questi lunghi mesi di preparazione la parte creativa, politica, di mediazione di consenso e di raccolta fondi. 

“È stato un lavoro duro. Quattro mesi fa nessuno sapeva nulla su questo evento, neanche noi che lo stavamo ideando. La collaborazione con le altre due città del progetto ci ha portato a creare un brand che sarà riconoscibile anche nelle altre iniziative, ma che avranno comunque formati diversi e specifici per quelle realtà”.

“Voglio sottolineare come il progetto è stato inventato di sana piante e quindi ha richiesto uno sforzo non indifferente per noi che lo abbiamo creato. Abbiamo studiato tutto nei minimi dettagli per non rendere questi eventi noiosi o poco comunicativi, la nostra è stata una specie di ingegnerizzazione degli eventi”.

Organizzare un evento del genere è sicuramente una sfida complessa.

“Posso dire che abbiamo fatto le cose facendo sistema tra i vari partecipanti e con molta sobrietà. Il finanziamento europeo è stato di 50 mila euro per i due anni e le tre istituzioni che hanno partecipato hanno messo la loro quota. I finanziamenti europei non arrivano a prescindere – ha chiarito Ottaviano – abbiamo dovuto dimostrare di riuscire ad attuare il progetto che avevamo pensato e di avere le idee chiare in testa. Così è stato”.

“Quello che mi preme sottolineare è che dietro questa manifestazione ben riuscita è frutto del grande impegno di moltissime persone, che hanno dato tutto- Unica cosa negativa? Alcune zone morte nella comunicazione di questa città. Alcuni hanno provato a metterci i bastoni tra le ruote e altri non hanno parlato di noi neanche oggi, nonostante il grande successo di ieri”.