VITTORITO – “No, non ho mai pensato di abbandonare tutto, neanche nel momento più buio di quella giornata”.

Lorenza Ludovico parla della sua vigna come di una figlia. E quando l’ha vista, martedì mattina dopo la notte più lunga dei viticoltori della Valle Peligna messi in ginocchio dalla gelata che ha distrutto gran parte della produzione agricola della provincia dell’Aquila, è stata assalita dallo sconforto.

Il lavoro di mesi, forse anni, bruciato nel giro di poche ore. Da poco prima della mezzanotte all’alba, quando la temperatura non è mai salita sopra lo zero.

“Quando sono partita da L’Aquila per Vittorito mi aveva già chiamato Alice Pietrantonj, che era passata in vigna – racconta Lorenza – e dalla sua concitazione già ho intuito le dimensioni del danno, senza precedenti, come poi si è rivelato”.

“C’erano state anche gli altri anni delle gelate, ma magari venivano colpite singole piante o quelle più esposte, restando un fenomeno contenuto, invece stavolta è stato totalizzante, tra l’altro in una fase già di sconvolgimenti climatici.

Quindi l’arrivo in paese e subito in campagna, prima nell’appezzamento più grande, quello da 8mila metri più a valle, poi nei duemila metri di vigna in collina, osservando filare per filare, e scattando qualche foto per confrontarsi con gli altri produttori della zona. Analogo lo sconfortante quadro: “Le piante erano ammollate, il primo sole della mattina le aveva scongelate e quindi cotte, una situazione orribile anche perché il giorno prima le avevo viste fibrose, verdi, vitali,…”.

Quasi con la voce rotta dal dolore, Lorenza racconta che non c’era neanche una pianta che si fosse salvata.

“La prima cosa che ho pensato è che tutto si fermi qui, è un arresto traumatico difficile da accettare, poi ho guardato con speranza alla natura, la linfa vitale sono convinta che possa far riprendere l’equilibrio della pianta”.

La produzione del vigneto dell’azienda agricola Suffonte è ormai compromessa. “I grappoli che generalmente danno il succo, la polpa al vino che facciamo, adesso non esistono più, si stanno annerendo e cadranno nei prossimi giorni”, spiega Lorenza.

“La delusione, al di là dell’aspetto economico che arriverà l’anno prossimo e ce ne accorgeremo in vendemmia, è dovuta ai danni collaterali di lungo periodo, in un modo o nell’altro si interrompe un progetto che stai facendo sulla pianta anno per anno, si scombussola la vita della pianta, la potatura ogni anno guarda a quello successivo”.

Si aspetta ora una risposta dalla Regione, che sta valutando se e in che modo poter aiutare le aziende colpite. Intanto, ci si affida alla natura, e “sperando che la pianta torni a respirare”, l’unico pizzico di ottimismo è legato all’ipotesi che “tutta la linfa delle piante si concentri su quelle che in gergo chiamiamo ‘femminelle’, germogli che generalmente producono grappoli secondari e vengono solitamente scartati”.