L’AQUILA – La crisi morde e non lascia scampo: sono circa 300 le attività commerciali che hanno chiuso i battenti solo nell’ultimo semestre nell’Aquilano.

Un popolo di piccoli imprenditori messi alle corde dalla pressione fiscale insostenibile, dall’impossibilità dell’accesso al credito e, mazzata finale, nell’area del “cratere”, il terremoto del 2009.

È ormai diventata una guerra per la sopravvivenza del settore, il cui esito finale, spesso, è una serranda che si abbassa.

La grande “carestia” si vede soprattutto nel centro storico dell’Aquila, “quando si spengono le luci della città si piomba nel dramma più assoluto”, come ammette amaramente Roberto Donatelli, presidente provinciale di Confcommercio della provincia dell’Aquila, facendo i conti sull’attuale situazione.

Alcuni tentano di riconvertirsi, investendo le proprie forze in attività di servizi come ristoranti e bar, che sembrano le ultime roccaforti, ma troppo spesso anche la nascita di questi nuovi centri di consumo e aggregazione deludono le aspettative.

“Per il 28 gennaio stiamo organizzando una giornata di mobilitazione nazionale per denunciare la drammatica situazione che il sistema delle imprese sta vivendo da diveso tempo sulla propria pelle”, spiega ad AbruzzoWeb.

“Si può parlare di una vera e propria guerra – continua Donatelli – mancando i consumi, molte imprese chiuderanno ancora e molte non ce la faranno a sopravvivere, il governo non ha la bacchetta magica, in quest’anno le condizioni sicuramente non miglioreranno”.

E come è fonte di preoccupazione per il presidente Donatelli, la situazione è ancor più amara per chi vive direttamente la precarietà: tutti quei dipendenti che hanno perso il lavoro e per questo non consumeranno più. E come se non bastasse, le tasse continuano ad aumentare.

“Il terremoto ha fermato per due anni il commercio – prosedue il presidente – non tutti hanno riaperto, molte attività sono state ricollocate nei centri commerciali e nelle zone industriali, molti altri non ci sono riuscitit e aspettano di trovare un locale e qualcosa di positivo per rimettersi in carreggiata”. Sara Ciambotti