PESCARA – “Una sentenza che smonta un pezzo del Jobs act è benvenuta”.

Interviene così Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, sulla bocciatura, da parte della Consulta, del meccanismo di calcolo che legava solo all’anzianità il calcolo del risarcimento a lavoratori e lavoratrici licenziati. 

Secondo Acerbo, “La sentenza rappresenta un passo avanti perché cancella una norma che rendeva irrisorio il risarcimento. Ora il giudice potrà riconoscere fino a 36 mensilità e quindi aumenta la tutela almeno economica di chi viene licenziato”.

“Certo, rimane un sistema di tutela esclusivamente monetario mentre l’originale articolo 18 tutelava la dignità e la libertà di chi lavora, con il diritto alla reintegra in caso di licenziamento senza giusta causa. Noi continuiamo a batterci perché venga ripristinato (ed esteso) l’obbligo di reintegra in caso di licenziamento illegittimo, come avveniva prima del Jobs Act e prima della legge Fornero. Rilanciamo la mobilitazione per restituire diritti a chi lavora. Rilanciamo la mobilitazione per restituire diritti a chi lavora”, prosegue il politico abruzzese.

“La sentenza ci ricorda che il Jobs Act scritto da Confindustria e approvato dal Partito democratico è una schifezza e che il governo Lega-5 stelle non l’ha ancora abolito come si era impegnato a fare”, conclude.