PESCARA – Da colossale progetto per l’esaltazione dello slogan “Pescara città della Musica” a cattedrale nel deserto.
Questo il destino amaro della dimenticata struttura ben visibile dalla strada statale 16, chiamata appunto “La città della Musica”, la cui costruzione è iniziata riqualificando l’ex inceneritore di via Raiale, e aveva una grande ambizione un tempo: quella di diventare la sede logistica per la formazione di artisti locali.
Erano tre i lotti previsti dall’iniziale progetto del valore di 2.366.551,26 euro e includevano sale di registrazione, sale di prova, ma anche sale grandi in grado di ospitare orchestre per veri e propri concerti, o destinate alla registrazione di colonne sonore.
Inoltre, il tris di edifici prevedeva una scuola della musica, un auditorium, un bookshop, una mediateca, una sala per audiovisivi e un grande caffè panoramico che guardasse direttamente sulla città di Pescara e il suo splendido lungomare, che tanti artisti ha ispirato nel corso della storia.
La realizzazione di questo paradiso musicale era prevista nel piano triennale delle opere pubbliche 2004-2006 e in quello 2005-2007 e, approvata dal Consiglio comunale nel 2005, era stata immediatamente iniziata.
L’idea, pensata nel 2004 dall’ex assessore Moreno Di Pietrantonio, ha visto solo la nascita del primo padiglione costruito, secondo il progetto Urban2: lo stesso padiglione che, però, ancora attende di essere animato.
Come ammette l’attuale assessore alla Cultura del Comune di Pescara, Giovanni Di Iacovo, l’incompiuta realizzazione dell’opera è un vero ”colpo al cuore” per una città come Pescara vicina alla cultura.
”Il progetto prevedeva tre complessi – ricorda ad AbruzzoWeb – il primo si può definire concluso perché mancano solo alcuni accorgimenti, il terzo escludo a priori che verrà mai realizzato e per il secondo speriamo in fondi dalla Regione, ma i dubbi sono molti”.
”Al momento – secondo Di Iacovo – possiamo dire che di tutto il progetto iniziale potremo godere solo di quella parte che prevede sale prove, bar, bookshop; è una struttura molto bella alta sei piani che sarà resa operativa a breve, però essendo la prima di tre strutture, ognuna delle quali aveva una destinazione, chiaramente non comprende più le famose ampie sale per concerti”.
”Non c’è più la maestosità di quel progetto iniziale – ammette l’amministratore – e c’è preoccupazione anche per i fondi regionali sui quali stiamo lavorando per ottenerli. Purtroppo ci troviamo in un momento in cui nessun ente è particolarmente in salute e quindi ottenere quattrini non è semplice”.
Secondo quanto svelato dall’assessore alla Cultura, a rallentare ulteriormente i tempi di apertura dell’unico dei tre edifici realizzato ci sarebbe stato, ultimamente, anche un episodio di criminalità: ”All’interno della struttura è avvenuto poco tempo fa un furto di rame: i fili sono stati completamente recisi dalle colonne e portati via, non so ancora quantificare il danno, ma è ingente; questo sta ritardando anche il taglio del nastro”.
”Ad ogni modo – conclude – faremo, non appena possibile, un bando pubblico per la gestione del primo lotto e valuteremo anche in base ai progetti che verranno presentati; sceglieremo il più idoneo a gestire questa prima delle tre parti, visto che si tratta di una struttura in cui è possibile fare prove, ma non concerti, e diciamo che la mancanza degli altri due edifici cambia anche l’utilizzo del grande progetto”.
Non più fondi europei, dunque per la “Città della Musica” che molto probabilmente non verrà mai realizzata nella sua interezza, ma almeno quella struttura che in questo momento appare spettrale e silenziosa, a breve verrà destinata a un terzo di quell’utilizzo per la quale era stata pensata all’inizio.





