L’AQUILA – Nel 2019, in Italia, l’incidenza dei giovani di 15-29 anni non occupati e non in formazione cala di 1,2 punti rispetto al 2018 e raggiunge il 22,2%: si tratta di 2 milioni di giovani. 

La quota di “Neet” (Not in Education, Employment or Training, ovvero non studente, né occupato, né in formazione), è la più elevata tra i Paesi dell’Unione, di circa 10 punti superiore al valore medio Ue28 (12,5%) e decisamente distante dai valori degli altri grandi Paesi europei. 

E’ la drammatica fotografia scattata dall’Istat: l’incidenza dei neet è maggiore tra i giovani con un titolo secondario superiore (23,4%), leggermente più bassa tra chi ha raggiunto al massimo un titolo secondario inferiore (21,6%) ed è minima tra coloro che possiedono un titolo terziario (19,5%). 

In Europa invece l’incidenza è massima tra coloro che possiedono un basso livello di istruzione (14,8%), confermandosi minima tra i laureati (9,0%). E’ quanto emerge dal Report dell’Istat sui livelli di istruzione in Italia.

In molti hanno anche perso la speranza di trovare un lavoro: questo è probabilmente l’aspetto più drammatico e che riguarda il 32% dei Neet. Mentre il 36,8% cerca attivamente un impiego e il 31,1% fa parte delle forze di lavoro potenziali, ovvero quelli che non cercano attivamente un lavoro, ma sono disponibili a lavorare, oppure quelli che cercano lavoro ma non sono subito disponibili.

La condizione di neet è più diffusa tra le donne (24,3% contro il 20,2% degli uomini) indipendentemente dal livello di istruzione posseduto. 

Nel Mezzogiorno l’incidenza dei neet è più che doppia (33,0%) rispetto al Nord (14,5%) e molto più alta di quella rilevata al Centro (18,1%). 

Il divario territoriale nell’incidenza del fenomeno (18,5 punti tra Mezzogiorno e Nord) permane ampio indipendentemente dal livello di istruzione. 

Tra gli stranieri i neet sono il 31,2% contro il 21,2% degli italiani, una differenza dovuta quasi esclusivamente alla componente femminile: sono il 40,6% tra le straniere e il 22,3% tra le italiane (tra gli uomini le quote sono 21,4% e 20,1% rispettivamente). 

La differenza si riduce all’aumentare del livello di istruzione: tra chi ha un basso titolo di studio una giovane neet su due non cerca lavoro e non è disponibile a lavorare contro un giovane neet su quattro; tra chi ha un medio titolo di studio non cerca lavoro e non è disponibile a lavorare una giovane neet su tre contro un giovane su cinque. 

Infine, tra chi ha un titolo terziario la volontà di entrare nel mondo del lavoro di uomini e donne è decisamente più simile. 

Nel Mezzogiorno la quota dei neet interessati a lavorare è notevolmente più elevata: sono il 75,1% a fronte del 62,6% del Centro e del 56,7% del Nord. 

Peraltro, la differenza territoriale permane indipendentemente dal livello di istruzione raggiunto dal giovane neet ad indicare – sottolinea l’Istat – come nel Mezzogiorno la condizione di neet sia la conseguenza di minori opportunità lavorative che tengono ai margini del mondo del lavoro anche i giovani interessati ad entrarvi. 

Tra gli stranieri, qualunque sia il loro livello di istruzione, la condizione di neet più difficilmente si lega alla volontà di entrare nel mercato del lavoro rispetto a quanto osservato tra gli italiani. 

La quota di disoccupati e forze di lavoro potenziali, pur essendo considerevole, è significativamente più bassa di quella rilevata tra i neet italiani (50,5% verso il 70,9%). 

La differenza è dovuta alla sola componente femminile: tra le straniere la quota di neet disoccupate o forze di lavoro potenziali è almeno 20 punti inferiore a quella delle italiane.