L’AQUILA – È stata fissata per il prossimo 4 giugno al tribunale dell’Aquila la prima udienza preliminare dell’inchiesta della procura della Repubblica del capoluogo sugli isolatori sismici, le ‘molle’ utilizzate nella realizzazione di alcuni degli alloggi del progetto C.a.s.e. dove da quattro anni vivono migliaia di sfollati.
Un filone singolare tra i tanti aperti dall’ufficio perché è il primo legato a quello che c’è stato dopo la “lezione” dolorosa del terremoto, e non prima.
Una lezione evidentemente non capita, se sarà dimostrata la circostanza venuta fuori in alcuni test di consulenza dell’accusa durante la fase di indagini preliminari. Si sono infatti spezzati in alcune prove di laboratorio in California gli isolatori che avrebbero dovuto ammortizzare l’effetto delle scosse sui pilastri che sostengono le palazzine costruite in fretta e furia, anche se le difese già contestano gli accertamenti tecnici di parte e in aula daranno battaglia.
Fortunatamente, comunque sia, gli isolatori contestati costituiscono una piccola parte della fornitura complessiva che è andata a supportare la costruzione di 4.500 alloggi per 15 mila persone circa.
Sono tre gli indagati con l’accusa di frode nelle pubbliche forniture: Mauro Dolce, nella veste di responsabile unico del procedimento per il progetto C.a.s.e. presso il dipartimento della Protezione civile; Gian Michele Calvi, direttore dei lavori del progetto C.a.s.e.; e infine Agostino Marioni, amministratore della società Alga Spa, una delle ditte fornitrici degli isolatori.
Dovranno comparire dinanzi al giudice per l’udienza preliminare Giuseppe Romano Gargarella e difendersi dalle accuse del pubblico ministero Fabio Picuti.
Altri tre indagati, erano in tutto sei, sono stati invece scagionati in fase di indagine: Michel Bruno Dupety, presidente del consiglio di amministrazione della Alga Spa; Donatella Chiarotto, presidente della Fip, altra ditta fornitrice; Mauro Scaramuzza, dirigente di quest’ultima azienda.
Gli indagati Dolce e Calvi sono ‘vecchie conoscenze’, essendo stati coinvolti anche nel processo mediaticamente più rilevante del post-sisma, quello alla commissione Grandi rischi, nella quale si riunirono sempre all’Aquila il 31 marzo 2009.
E in quella veste sono stati entrambi condannati, come gli altri cinque di quella riunione, a 6 anni di reclusione per omicidio colposo e disastro colposo, per aver fornito false rassicurazioni agli aquilani e sottovalutato il rischio sismico a 5 giorni dalla tragica scossa.
IL PROCESSO
A originare il processo è stata un’inchiesta giornalistica di RaiNews24, intitolata A prova di sisma e realizzata dai cronisti Ezio Cerasi e Claudio Borelli, che per primi sostennero l’incompletezza delle prove condotte sugli isolatori.
Il materiale è stato acquisito dalla procura che ha aperto e condotto l’inchiesta giudiziaria: 6 gli indagati iniziali, anche con l’accusa di turbativa d’asta per aver inserito nel progetto isolatori con una tecnologia usata in Italia solo dalle due aziende poi vincitrici, accusa poi venuta meno.
L’inchiesta ha preso in esame l’intera gara per la costruzione di oltre 7.300 isolatori antisimici, con una spesa che supera i 7,1 milioni di euro. Secondo i periti nominati dal tribunale, quasi 4.900 dispositivi realizzati dall’Alga risultano diversi dalla tipologia offerta in gara.





