L’AQUILA – Rabbia e dolore, convogliati nella musica nel tentativo di razionalizzare anche ciò che di razionale ha ben poco, come il terremoto.
Gli IrataManet nascono all’indomani del sisma del 6 aprile del 2009, quando Simone Scimia (voce), Marco Panepucci (batteria) e Stefano Iannello (basso), decidono di mettere in musica la loro voglia di andare avanti senza comunque dimenticare i luoghi, le abitudini e soprattutto gli amici che non ci sono più.
Il nome, scelto un po’ per caso, richiama il motto “Immota Manet” che campeggia sullo stemma della città dell’Aquila, a cui i tre danno una connotazione più rabbiosa, “irata” appunto, per la loro città che tanto “immota” non è stata.
Al progetto si sono uniti successivamente Davide Ferella come chitarrista e Damiano Minelli alle tastiere.
Giovanissimi (tutti under 20), gli IrataManet come tutti i giovani amano sognare. Ma anche ricostruire concretamente il loro futuro, partendo anche dalle abitudini.
Così, mentre in un loro brano denunciano la posticcia “normalità” nata nel post-sisma di “uscire in un centro commerciale”, Simone, che si fa portavoce della band, risponde alle domande di AbruzzoWeb mentre si trova al bar di piazza Duomo “per prendere un caffè”.
Com’è nata l’idea di formare il gruppo?
Possiamo dire di essere nati dalle macerie del terremoto, perché come gruppo siamo nati subito dopo il sisma. Io, Marco e Stefano siamo tutti e tre della frazione di Monticchio che come è noto non ha riportato gravi danni per il terremoto. Però siamo vicini a Onna, dove vivevano alcuni nostri amici che purtroppo sono scomparsi.
Da qui nasce la rabbia e il dolore che condiscono le vostre canzoni?
Sì. Esattamente il 13 aprile, una settimana dopo la tragedia, ho scritto una canzone che ho intitolato “Il terremoto”. L’ho registrata e messa su Youtube qualche tempo dopo. La canzone è stata molto “cliccata”, è arrivata a quasi 50 mila visualizzazioni. L’intro della canzone è stato ripreso persino da Blob (celebre trasmissione di Rai Tre) in una puntata dedicata all’Aquila.
Esattamente quando avete cominciato a farvi conoscere come IrataManet?
Prima dell’ingresso di Davide e Damiano abbiamo suonato a Monticchio, in occasione della festa patronale di agosto 2009. Ma l’esibizione più importante è stata quella avvenuta l’anno dopo durante la “Giornata dell’arte”, quando la line-up era già completata. Il concerto si è tenuto al Parco del Castello, era pieno di gente. Un’emozione davvero grande!
Parliamo delle vostre canzoni. Mentre nel brano “Il terremoto”, scritto proprio nelle ore successive al sisma, prevale il dolore e un senso quasi di sconforto per quanto accaduto (in una strofa cantate “si muovevano tutti gli oggetti e sono crollate case e progetti”), nell’altro brano che avete inciso, dal titolo “Nella mia città”, si capta un sapore nostalgico nel modo in cui ricordate la vostra città.
Questa canzone in realtà è nata all’interno del progetto “Crescere insieme L’Aquila” (il progetto ideato e realizzato dal duo musicale dei Jalisse per i bambini delle scuole della provincia dell’Aquila in collaborazione con artisti e musicisti abruzzesi, ndr). Ho collaborato con i ragazzi della terza media di una scuola di Sulmona. Ho raccolto i loro pensieri, attraverso i quali sono riuscito a parlare della mia città.
L’altro demo che abbiamo inciso è intitolato “E ora il mondo”, che parla dei diversi modi di affrontare la realtà. E come a volte siamo noi stessi a cambiarla.
Per il futuro, quali sono i vostri progetti?
Sicuramente nel nostro futuro vediamo un album. Ma ora è prematuro pensarci. Per ora vogliamo continuare a scrivere canzoni e a incidere demo, per farci conoscere.
Se dovesse arrivare qualcuno disposto a farci registrare un album? Sarebbe bellissimo!



