L’AQUILA – “Far ripartire i cantieri fermi da circa due mesi anche in Abruzzo, garantendo la massima sicurezza anti-contagio delle maestranze”. Operazione che però avrà un costo aggiuntivo e rallenterà il ritmo dei lavori. In prospettiva la necessità di battersi per far sì che “il governo investa massicciamente nel settore dell’edilizia, soprattutto nella messa in sicurezza sismica, rigenerazione urbana, e manutenzione delle infrastrutture, e continui a farlo nelle ricostruzioni post-sismiche del 2009 e del 2016, perché questa è la strada maestra per risollevare un Paese messo in ginocchio dal coronavirus”.
Sono giorni difficili, pieni di incognite e decisioni epocali da assumere anche per Antonio D’Intino, presidente regionale abruzzese dell’Associazione nazionale costruttori edili, (Ance), che nella intervista ad AbruzzoWeb, chiede che l’attività riparta il prima possibile, naturalmente in piena sicurezza, tematica sulla quale in questo periodo di stop i costruttori stanno lavorando alacremente anche con commissioni che stanno dialogando con gli esperti.
Patron della Madis costruzione di Pescara, nominato a gennaio, a rappresentare un settore che in Abruzzo conta 22mila dipendenti e 5mila imprese, D’Intino, appena insediato, deve affrontare le pesanti conseguenze dello stop dei lavori, a seguito del lockdown scattato a inizio marzo, per contenere l’epidemia del covid 19. Restano aperti e solo pochi cantieri che intervengono sull’edilizia sanitaria, sugli acquedotti e sulle autostrade, considerate infrastrutture strategiche.
“Il 98 per cento dei nostri addetti è a casa, e percepisce la cassa integrazione – spiega D’Intino – che vale però il 70 per cento dello stipendio. Anche per questo bisogna ritornare alla piena operatività, in sicurezza, consapevoli che non si può contrapporre la salute al benessere sociale perché le due cose sono legate. Prolungare il lockdown significa continuare a non produrre, perdere clienti e relazioni, non fatturare, con l’effetto che molte imprese finiranno per non essere in grado di pagare gli stipendi dei prossimi mesi”.
Ad ogni buon conto i cantieri potrebbero rimettersi al lavoro già nei primi giorni di maggio, adottando il protocollo di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro, emanato a metà marzo dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
“Il disciplinare a cui sarà obbligatorio attenersi – spiega D’Intino – impone agli operai di stare a distanza di sicurezza, di dotarsi di mascherine, guanti usa e getta, impone la sanificazione quotidiana degli spazi comuni, dei mezzi e delle attrezzature. Misure che inevitabilmente comporteranno costi maggiori e anche ritmi di lavoro più lenti. Ci sarà poi la necessità di avere ala certezza dell’approvvigionamento dei dispositivi personali di sicurezza, serviranno per le attività produttive pronte a rimettersi in moto, milioni e milioni di mascherine, per fare un esempio, e speriamo davvero che saranno disponibili già tra qualche settimana, altrimenti non si potrà riaprire”.
Altro problema rivela D’Intino “è che non esiste nessuna assicurazione per gli infortuni da pandemia, un’incertezza in più, e la speranza è che qualche assicurazione si cominci a muovere in tal senso”.
Sui costi maggiori di produzione, determinati dall’adozione delle misure di sicurezza, si attende invece che anche in Abruzzo la Regione riveda i prezziari.
Lo sguardo però deve andare oltre maggio e l’estate.
D’Intino non ha dubbi: il coronavirus ha messo in ginocchio il Paese, e una leva per risollevarlo è proprio rappresentato dall’edilizia.
“Il nostro settore rappresenta il 22 per cento del pil italiano – spiega il presidente regionale dell’Ance -, e soprattutto la manodopera incide per il 30 per cento sul fatturato. Per fare un confronto negli altri settori non si supera il 18 per cento. L’edilizia poi ha un’indotto che interessa un ottantina di attività. L’edilizia insomma crea lavoro e ricchezza come pochi altri comparti, ed è evidente dunque che è necessario mettere in campo adeguati investimenti, da qui ai prossimi anni, per fare la manutenzione delle infrastrutture, vecchie e pericolose, si pensi ai ponti che crollano. C’è poi un immenso patrimonio di edilizia civile che deve essere messa in sicurezza sismica, e in efficienza energetica, rilanciando in modo importante strumenti come il sisma-bonus e eco-bonus. Occorre rigenerare e riqualificare interi quartieri delle nostre città”.
Da questo punto di vista, aggiunge D’Intino, ”sarebbe incredibile che si interrompano o rallentino in finanziamenti per la ricostruzione post-sisma 2009, e che non si faccia decollare finalmente la ricostruzione post-sisma del centro italia”.
“Un aspetto positivo di questa terribile vicenda – conclude D’Intino – è che il lockdown ha fatto prendere maggior consapevolezza di quanto sia importante una casa ben costruita, dove si può vivere bene, che non disperde calore, che ha spazi ben congegnati e funzionali. Ecco, in ogni caso prima che aprire cantieri, le fabbriche, i negozi, dobbiamo aprire la mente per far uscire nuove idee. Serviranno gli uomini, con coscienza e competenze, e luoghi dove essi dovranno formarsi: le scuole, le università e i centri di formazione. L’Italia, da decenni agli ultimi posti negli investimenti per la ricerca, è povero di risorse materiali ma è ricchissimo, fortunatamente, di ingegni da allenare. E questo mi fa essere, nonostante tutto, ottimista”. (f.t.)





