L’AQUILA – La Regione Abruzzo corre ai ripari per tamponare la grave carenza di vaccini antinfluenzali resa ancora più complessa dalla pandemia covid, trattando l’acquisto di 60mila dosi a 30 euro ognuna, a fronte del costo, nei precedenti ordini fatti a giugno ed agosto dall’Aric (Agenzia regionale per l’Informatica e la Committenza), che varia da 3 a 6 euro: in alcuni mesi, quindi, se l’ operazione, dai contorni ancora non chiari, si dovesse fare, il salasso per le casse regionali sarebbe ingente, visto che considerando la quota più alta di 6 euro a dose, si passerebbe da 300mila euro a 1,8 milioni, con una differenza di 1,5 milioni di euro. E per arrivare a coprire le 160mila mancanti, non si sa bene quale sarà la strategia dell’ente e delle Asl.
La nuova denuncia arriva dal capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Silvio Paolucci, nell’ennesimo intervento sul caso della carenza di vaccini antinfluenzali in Abruzzo. La vicenda che tiene banco da mesi è stata esaminata anche dalla Commissione di Vigilanza in seno alla quale si è sviluppato uno scontro tra due apparati regionali, l’Aric da una parte e la Direzione regione della Salute. Paolucci che segue il caso fin dall’inizio, ha attaccato il centrodestra per la incapacità di programmare per tempo: per l’esponente del Pd la carenza sta causando gravi difficoltà ai medici di famiglia che non possono soddisfare le richieste dei pazienti e non sanno come poter smaltire le liste di attesa di migliaia di cittadini, soprattutto categorie a rischio come anziani e malati cronici. Ai quali, qualora il vaccino dovesse arrivare, verrebbe, stando ai medici, somministrato in ritardo.
“In Abruzzo arriveranno altri 60mila vaccini antinfluenzali, ma al costo di 30 euro a dose. La disorganizzazione andata in onda non si ripeta più, soprattutto per il vaccino anti covid che è imminente”, tuona in una nota l’ex assessore alla Sanità e al Bilancio.
Paolucci ha puntato il dito contro la maggioranza di centrodestra guidata da Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, e sul grave ritardo di programmazione da parte della Direzione regionale della Salute, guidata dall’ex capo della Prevenzione del Ministero della Salute, Claudio D’Amario, nominato a gennaio ma arrivato in Abruzzo il 2 maggio proprio su richiesta dei vertici del dicastero visto che si era in piena prima ondata della pandemia. Le accuse nei confronti della Direzione regionale riguardano la mancata presentazione del fabbisogno, avvenuta solo a luglio, nell’ambito del quale mancano all’appello circa 160mila dosi.
Secondo quanto si è appreso, non sarebbero stati ancora sottoscritti i contratti con interlocutori particolarmente esosi (secondo fonti politiche la committenza sarebbe una società romana), ma non sarebbe l’Aric (Agenzia regionale di Informatica e Committenza), guidata dal commissario, il dirigente regionale Daniela Valenza, a gestire l’appalto, come nel caso dell’ordine nel giugno scorso (circa 322mila vaccini) e dell’agosto scorso (circa 90mila), bensì le Asl abruzzesi con trattativa diretta. Un salasso per le casse della sanità abruzzese costretta a correre ai ripari visto anche il ritardo nei tempi per la somministrazione alla luce della concomitante pandemia e del vaccino anti-covid che dovrebbe arrivare entro gennaio: il costo dei precedenti ordini varia da 3 a 6 euro a dose, l’attuale non meno di 30. E non si sa quale è la strategia per la parte restante, di 100mila dosi.
“Potrebbero arrivare a stretto giro 60mila delle attese 160mila dosi di vaccino anti influenzale, ma a causa della totale disorganizzazione, dei ritardi e della confusione che ha regnato nella predisposizione e gestione della campagna, la Regione le pagherà 5-6 volte di più, 30 euro ogni dose – attacca ancora Paolucci – Sarà una spesa necessaria, perché necessario è dare copertura nonostante qualche regione avrebbe rifiutato anche a prezzi vicini ai 20 euro, ma l’incapacità della programmazione costa tantissimo agli abruzzesi e mancano all’appello ancora 100mila dosi. Ora per il vaccino più importante di tutti, quello contro il Covid, che ormai è imminente non si facciano trovare impreparati. Una storia ancora senza lieto fine quella della Regione e dei vaccini – continua l’esponente del Pd – Questo nuovo capitolo aggiunge sconcerto sulla gestione, ma che sia da monito per il futuro, non solo relativo alla campagna antinfluenzale, ma soprattutto per quella di massa contro il Covid, per cui ci sono regioni che si stanno già preparando sia logisticamente che organizzativamente, per cercare di svolgere il tutto in modo ottimale, coprendo la maggiore fetta di popolazione possibile, con le dovute priorità dettate dalle condizioni fisiche e dai ruoli dei destinatari dei vaccini”.
Secondo Paolucci, “questa vicenda molto grave deve essere da monito anche per le future campagne vaccinali contro l’influenza: se oggi avessimo avuto una decente copertura della popolazione, quando ci sarà il picco dell’influenza il sistema avrebbe di certo riscontrato meno problemi nell’individuazione del virus e dalla distinzione dal Covid. Ma così non è stato e ora la Regione si vedrà costretta a pagare una cifra spropositata: almeno provveda a stringere i tempi del completamento possibile con queste ulteriori 60.000 dosi, per cui oggi chiede alle Asl nuovamente di comunicare i fabbisogni a mezzo mail, perché arrivino ai destinatari in modo certo e nella maniera più veloce possibile e ci dica cosa farà sulle ulteriori 100mila mancanti”.






