L’AQUILA – Gianni Letta da gennaio 2012 nuovo commissario al posto di Gianni Chiodi.

Uno scenario da fantaricostruzione? Assolutamente no, anzi, quella che per ora è solo un’ipotesi, se alcuni pezzi del puzzle andassero a posto, potrebbe invece davvero concretizzarsi.

I fatti. Primo, Chiodi ha molti incarichi e tutti di primo piano, non è una novità. Presidente della Regione, commissario per la sanità, oltre che per il post-emergenza, non si dimentichino la vice presidenza dell’Assemblea delle Regioni europee (Aer) e la presenza nell’ufficio di presidenza nazionale del Popolo della libertà, oltre a una manciata di poltrone minori.

Un carnet che qualcuno ha criticato dall’Aquila, sottolineando che il commissario dovrebbe essere a tempo pieno, dedicarsi, insomma solo a quel gravoso compito, e il concetto comincerebbe a essere condiviso anche a Roma.

Quando provò a dirlo Guido Bertolaso, che il commissario non dovrebbe essere “part time”, nel settembre 2010, Chiodi reagì con ferocia: “protagonismi e dichiarazioni inutili”. Chissà come la prenderebbe stavolta, visto che giusto un anno dopo, lo scorso settembre, ha affermato “Io, in teoria, il mio ruolo di commissario lo avrei quasi finito”.

E Letta? Nell’ultimo anno, in modo crescente ed esponenziale è diventato un protagonista indiscusso della ricostruzione. Cominciando dai tavoli alla struttura commissariale, dove ha cercato l’intesa e sbraitato, proposto soluzioni e invitato all’unità.

Ma soprattutto, in piena “zona Cesarini” del governo Berlusconi, l’ormai ex sottosegretario è stato il padre putativo di due misure, una più importante dell’altra, pur ottenute con il lavoro di molti (anche dello stesso Chiodi): l’emendamento che ha disposto la proroga della restituzione delle tasse sospese durante l’emergenza-sisma e il rinnovo triennale dell’esenzione delle tasse d’iscrizione per l’ateneo del capoluogo.

Ora, venuta meno la carica di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con le dimissioni di Silvio Berlusconi, mancata una nuova nomina nell’esecutivo di Mario Monti per una serie di veti incrociati dei partiti e per il suo passo indietro, al di là delle attività private (come la consulenza per la potente banca Goldman Sachs), nella sfera pubblica Letta, 76 anni, non ha incarichi.

Ecco perché una sua possibile investitura a commissario potrebbe risolvere una serie di problemi e fare comodo a tutti.

Chiodi tornerebbe solo governatore e commissario per la sanità. Letta sarebbe un commissario paradossalmente più presente ma meno ingombrante per gli enti pubblici, Comune dell’Aquila su tutti, che potrebbero rivendicare una maggiore autonomia decisionale rispetto alla situazione attuale: un commissario più romano e meno abruzzese ma al tempo stesso con il “filo rosso” della conoscenza del territorio.

Come detto i pezzi ci sono tutti, ora non resta che vedere se il mosaico si completerà fino all’ultima tesserina.

GLI OUTSIDER

Quali le alternative? In primis, l’ipotesi che a oggi è comunque la più probabile, ossia che Chiodi sia riconfermato con il rinnovo dello stato d’emergenza, che scadrà il 31 dicembre e su cui Monti dovrà decidere il da farsi.

Se Chiodi invece non proseguirà, in prima fila c’è Antonio Cicchetti, suo vice (anche se spesso si firma come “commissario vicario”), figura che ha acquisito potere crescente all’interno della struttura commissariale: sue le circolari e le direttive più severe e impattanti, come quella assai discussa che stabilisce una fideiussione sull’importo per la ricostruzione delle parti comuni. Un manager che, tra l’altro, viene considerato assai vicino allo stesso Letta, e pure lui farebbe quadrare i conti.

Ma l’ipotesi più affascinante per quanto visionaria è quella, che pure si è ventilata tra i corridoi della politica, di un clamoroso ritorno. Nientemeno che quello di Guido Bertolaso, che commissario lo è già stato, anche se per l’emergenza e non per la ricostruzione, dal 6 aprile 2009 al 31 gennaio 2010.

Il commissario che faceva il punto della situazione alle 6 del mattino e alle 23. Che si è trasferito armi e bagagli all’Aquila e che si è portato dietro anche il G8 della Maddalena. Che piaceva a molti per la sua risolutezza nel prendere le decisioni: “Da medico, preferisco passare con il rosso a un semaforo per salvare una vita a costo di prendere una multa”, la parabola che utilizzò per spiegare una certa disinvoltura in alcune procedure che necessitavano di velocità e decisione.

Certo, ci sarebbero anche punti negativi. Bertolaso è stato contestato dai comitati. Bertolaso si è beccato la bocciatura del Comune dell’Aquila alla proposta di cittadinanza onoraria. Bertolaso, volente o nolente, si è visto macchiata l’immagine immacolata che gli aquilani avevano di lui dall’inchiesta di Firenze e dalle intercettazioni. Ma Bertolaso è Bertolaso…