L’AQUILA – Domani udienza preliminare decisiva con molte richieste di riti abbreviati, alcuni già discussi, e patteggiamenti, riti che prevedono uno sconto di pena di un terzo, nell’ambito della maxi inchiesta sullo spaccio di droga a carico di una trentina di persone culminata con 26 arresti a fine 2024. Gli imputati con una posizione più compromessa, se colpevoli, rischiano anche 10 anni di carcere.
L’attività di indagine è stata svolta, nell’arco temporale novembre 2022- giugno 2024, dalla Sezione Antidroga della Squadra Mobile L’Aquila diretta da Roberta Cicchetti e dalla Sezione Investigativa del Servizio Centrale Operativo L’Aquila diretta dal Commissario Capo Manuel Napolitano e con il supporto dello S.C.O. di Roma e corroborata da attività di intercettazione telefonica ed ambientale, e ha permesso di accertare come L’Aquila fosse la base logistica ed operativa di un’associazione a delinquere finalizzata allo spaccio al dettaglio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina composta da decine di persone che presentano una comunanza di luoghi di origine (Albania, Italia e Macedonia) e vincoli parentali tra loro.
C’è stata, dunque, l’esecuzione di una ordinanza con la quale il gip del Tribunale, Marco Billi, a seguito di un’articolata e certosina indagine della Procura della Repubblica diretta dal pm Alberto Sgambati e coordinata da pm Roberta D’Avolio della Direzione Distrettuale Antimafia, con 30 misure cautelari per i reati di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e per i reati di detenzione e cessione di sostanze stupefacenti ed in particolare: 26 misure cautelari in carcere, 3 misure agli arresti domiciliari e una misura dell’obbligo di dimora. I consumatori erano almeno 800.
Un’inchiesta che ha svelato episodi davvero eclatanti quale quello portato alla luce da Abruzzoweb con il video shock di una giovane coppia intenta a confezionare dosi davanti ai loro bambini e uno dei piccoli che mette le mani nel sacchetto ancora aperto, subito messo in castigo insieme all’altro: un quadretto di vita familiare sconvolgente che è espressione di una deriva che va fronteggiata con l’azione giudiziaria insieme al coinvolgimento delle istituzioni, Comune in testa.
Per la verità, in occasione degli interrogatori, molti hanno tentato di negare i fatti ma le evidenze probatorie li hanno indotti a più miti pretese. I riti alternativi saranno valutati dal giudice per le indagini preliminare Giulia Colangeli.
A questa inchiesta ne è seguita un’altra, ma dei carabinieri, a fine maggio scorso, con 25 arresti e 15 altre misure cautelari, che ha smantellato una gang per lo spaccio di cocaina, formata per lo più da albanesi e da un solo italiano, con almeno 100 consumatori: gli sviluppi sono attesi a breve.





