L’AQUILA – “Era scritto nel nostro statuto fin dal maggio 2009: ‘monitoreremo la ricostruzione’. Lo stiamo facendo e continueremo a farlo, nonostante le denunce, le bugie e l’indifferenza, lottando per una ricostruzione giusta, sostenibile e sicura”.
È il commento soddisfatto del Comitato 3e32 dell’Aquila all’indomani della sua ammissione come parte civile nel processo sugli isolatori malcostruiti delle piastre che ospitano le palazzine del progetto C.a.s.e.
Un’inchiesta della procura della Repubblica che vede indagate tre persone per frode nelle pubbliche forniture. Ieri la prima udienza preliminare, con il rinvio al prossimo 11 luglio dopo l’ammissione di due parti civili: il Comune dell’Aquila e, appunto, il 3e32, rappresentato dall’avvocato Lorenzo Cappa.
LA NOTA COMPLETA
Dopo tanti anni di battaglie, iniziative e inchieste sulla ricostruzione, arriva anche un riconoscimento ufficiale del 3e32, che è stato accettato come parte civile nel processo sugli isolatori sismici del Piano C.a.s.e.
Ci dispiace anzi che, insieme al Comune, a chiedere di costituirsi parte civile in questo processo, ci fosse solo la nostra associazione. Crediamo infatti che sia fondamentale che la società civile continui a chiedere verità e giustizia, anche sugli sprechi e le speculazioni del post-terremoto.
Ringraziamo per questo risultato il grande lavoro svolto dal team di avvocati che, lo ricordiamo, lavora costantemente e gratuitamente per difendere le decine di attivisti e attiviste che sono sotto processo per le manifestazioni di questi anni.
Alla fine l’impegno e i sacrifici fatti hanno pagato. E anche se si tratta di un riconoscimento formale, crediamo che oggi sia sotto gli occhi di tutti il lavoro che il Comitato 3e32 ha svolto e continua a svolgere ogni giorno per questa città.
Era scritto nel nostro statuto fin dal maggio 2009: “monitoreremo la ricostruzione”. Lo stiamo facendo e continueremo a farlo, nonostante le denunce, le bugie e l’indifferenza, lottando per una ricostruzione giusta, sostenibile e sicura.
Lo facciamo anche attraverso iniziative come quella che si terrà sabato 8 giugno a piazza San Domenico, per denunciare la non ricostruzione e discutere insieme a tecnici ed esperti, su come si debba ricostruire.
Siamo convinti infatti che non basta continuare a chiedere i fondi necessari (elemosina) al governo di turno, ma bisogna anche definire una volta per tutte delle regole e dei principi chiari per il processo di ricostruzione. Che mettano al centro il lavoro, la sicurezza e l’ambiente.





