L’AQUILA – “Verdini non si presenta all’interrogatorio? Bene, è un suo diritto. Essendo un deputato, non posso costringerlo a venire”.
Così il procuratore capo dell’Aquila, Alfredo Rossini, anche procuratore distrettuale antimafia, commenta la decisione di non sottoporsi alle domande dei Pm presa dal parlamentare Denis Verdini, uno dei coordinatori nazionali del Pdl, convocato per l’interrogatorio di lunedì prossimo, 18 ottobre, nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti per il G8 e la ricostruzione post-terremoto.
Il procuratore, “solo a livello generale, non in riferimento alla vicenda Verdini”, ricorda che “l’interrogatorio è anche un’opportunità per la difesa, che può spiegare le proprie ragioni e dare elementi per chiarire la posizione degli indagati”.
Verdini è indagato con l’ipotesi di reato di abuso d’ufficio insieme all’imprenditore Riccardo Fusi, presidente dimissionario della Btp, e all’imprenditore aquilano Ettore Barattelli, ex vice presidente dell’Ance dell’Aquila.
Anche Fusi e Barattelli sono stati convocati per lunedì prossimo. Le indagini della Procura Distrettuale Antimafia sono tese a provare, oltre all’abuso d’ufficio, anche la corruzione.
Secondo l’accusa, Fusi e Barattelli, che insieme ad altre due imprese aquilane, Vittorini Emidio ed Equizi-Marinelli, dopo il terremoto hanno costituito il consorzio “Federico II”, sono riusciti ad aggiudicarsi appalti grazie ai buoni rapporti intrattenuti con personaggi politici nazionali, tra i quali Verdini.
Tra le risultanze delle intercettazioni c’è anche l’episodio di un incontro degli imprenditori con l’abruzzese Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri.
Gli interrogatori di lunedì saranno portati avanti dal procuratore capo Rossini e dal sostituto Olga Capasso, magistrato della direzione nazionale antimafia, distaccata all’Aquila per rafforzare la squadra che lavora alle possibili infiltrazioni mafiose negli appalti per la ricostruzione post-sisma.



