L’AQUILA – Inchiesta sui funerali di Stato per le vittime del terremoto del 2009, la Cassazione ha confermato il blocco dei conti dell’impresa di pompe funebri “Taffo” dell’Aquila e il sequestro di 30 mila euro.
Secondo i giudici l’azienda ha messo in conto alla Protezione civile bollette “per prestazioni rese da altre ditte e dalle stesse contabilizzate, con evidente duplicazione di fatture e tale circostanza, allo stato degli atti, non può essere addebitata a mera leggerezza o errore materiale”.
Senza successo il titolare dell’impresa ha chiesto, alla Suprema corte, il dissequestro del denaro, la metà di quanto aveva su un conto cointestato con la moglie, e di alcuni conti bancari a lui riferibili.
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso condannandolo a pagare 1.000 euro alla cassa delle ammende e ha convalidato la decisione presa dal tribunale aquilano lo scorso otto marzo.
La stessa Suprema corte, con la sentenza 41269, evidenzia come anche ai giudici di merito sia sembrato molto strano che, “incomprensibilmente”, la ditta “Taffo” preventivò un servizio funebre “per 250 vittime, su un totale di 308, dal momento che i familiari di 104 persone decedute sotto le macerie avevano dichiarato di non voler aderire ai funerali di Stato”.
In pratica, la “svista” riguardava 50 bare in più del necessario, oltre ai correlati servizi.






