L’AQUILA – Torna in libertà anche l’ultimo indagato finito ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta “Dirty job” della procura distrettuale antimafia dell’Aquila su presunte infiltrazioni di Casalesi nei lavori della ricostruzione privata: si tratta dell’imprenditore edile ed ex presidente dell’Aquila Elio Gizzi, l’unico tra i sette indagati ad aver risposto all’interrogatorio di garanzia alle domande di gip e pm.
Il gip del tribunale di Sulmona Ciro Marsella ha accolto venerdì scorso l’istanza dei suoi avvocati difensori.
Gizzi era l’ultimo indagato ancora in regime di detenzione domiciliare dopo la liberazione degli altri due imprenditori reclusi in casa, Dino e Marino Serpetti, usciti nelle scorse settimane.
L’imprenditore è attualmente sospeso dalle sue cariche di amministratore unico e direttore generale del sodalizio calcistico aquilano e anche come consigliere di Lega Pro.
Restano invece in carcere gli imprenditori Alfonso, Cipriano e Domenico Di Tella e Michele Bianchini.
L’AVVOCATO: “MAI AGGIRATE LE AUTORIZZAZIONI”
“L’imprenditore aquilano ha accolto con soddisfazione la notizia e ha inteso ribadire che mai, nel corso del suo interrogatorio, aveva dichiarato di aver ‘aggirato l’ostacolo delle autorizzazioni’, frase questa mai pronunciata”.
Così in una nota l’avvocato Gianni Gebbia, difensore di Gizzi, sul ritorno in libertà del suo assistito.
“Gizzi si è detto fiducioso di poter definitivamente chiarire la sua posizione una volta esaminati i ben 12 faldoni in cui sono raccolti gli atti di indagine”, ha continuato il legale difensore dell’imprenditore aquilano insieme al collega Raffaele Picariello.
Nel sottolineare che revocando la misura il Gip ha ritenuto “non più esistenti le esigenze cautelari che l’avevano imposta”, in relazione al fatto che Gizzi è stato l’ultimo tra le persone finite ai domiciliari a riconquistare la libertà, Gedda ha spiegato che “nella circostanza si è resa necessaria la nomina di un magistrato dal Tribunale di Sulmona, che sostituisse il titolare assente per ferie, essendo gli altri magistrati del Tribunale di L’Aquila, incompatibili avendo fatto parte del Tribunale del Riesame che ha esaminato la posizione di altri imputati nello stesso processo”.





