L’AQUILA – Passa dal carcere ai domiciliari l’imprenditore Cipriano Di Tella, tra i 7 arrestati nell’ambito dell’inchiesta “Dirty job” della procura distrettuale antimafia dell’Aquila su presunte infiltrazioni del clan camorristico dei Casalesi nei lavori della ricostruzione privata post-sisma del capoluogo.
Da quanto appreso da AbruzzoWeb, giovedì 7 agosto il giudice per le indagini preliminari ha accolto l’istanza del suo legale, Massimo Carosi.
Restano per ora in cella gli altri due fratelli imprenditori Alfonso e Domenico Di Tella, come pure l’ingegnere marsicano Michele Bianchini.
Entro fine mese, comunque, sarà presentata una nuova istanza di scarcerazione per i due Di Tella.
Intanto, oggi l’avvocato Carosi presenterà ricorso in Cassazione contro il rigetto al ritorno libertà da parte del tribunale del Riesame dello scorso 15 luglio.
Sono tornati tutti in libertà, invece, gli arrestati ai domiciliari della prima ora, gli imprenditori aquilani Dino e Marino Serpetti ed Elio Gizzi.
Sul conto di quest’ultimo, la redazione di AbruzzoWeb ha ricevuto una richiesta di rettifica da parte del legale Giuseppe Gebbia, che viene pubblicata integralmente.
“Nell’articolo apparso qualche giorno fa si affermava che il Sig.Elio Gizzi fosse imputato per presunte tangenti post terremoto. Con la mia richiesta di rettifica precisavo che il mio cliente era stato chiamato a rispondere di intermediazione illecita di lavoro per alcuni lavoratori reclutati da una impresa cui aveva subappaltato dei lavori privati (solo due) e di violazione alle norme tributarie, fatti che nulla avevano a che vedere con terremoto ed appalti pubblici come farebbe pensare la parola ‘tangenti’”.
I 7 arresti, come ha sottolineato l’accusa, sono stati fatti a vario titolo per intermediazione illecita negli appalti e per estorsione con metodi mafiosi, ma comunque sono stati presentati come un’azione di contrasto a una complessiva infiltrazione del clan camorristico dei casalesi nella ricostruzione privata.





