PESCARA – “Si tratta di un vecchio fascicolo definito, in cui venni assolto per alcuni capi d’accusa e prosciolto per altri. Mi dimisi da amministratore unico nel 2010 dopo la mia elezione a presidente della Provincia e dunque, alle questioni societarie e concorsuali successive a quella data e fino al 2018 sono completamente estraneo”.

Cosi, il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, Guerino Testa, all’indomani dell’avviso di conclusione delle indagini della procura di Pescara, in una inchiesta per presunta  bancarotta fraudolenta in relazione al fallimento della società Apd Group Srl, che vede sei indagati tra i quali Guerino Testa, nella sua veste di commercialista.

Il sostituto procuratore di Pescara Andrea Di Giovanni, ha firmato l’avviso, atto propedeutico all’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.

Al quotidiano il Centro, che ha riferito della notizia, Testa tiene poi a precisare: “Chiederò al pubblico ministero di essere ascoltato per chiarire soprattutto gli aspetti di carattere temporale. Non ultimo, tengo ad evidenziare come le circostanze oggetto delle indagini appena concluse, afferiscano esclusivamente ad un incarico assunto nella società, tra l’altro a titolo gratuito, e non abbiano alcuna attinenza con la politica e con le cariche istituzionali da me rivestite”.

La vicenda riguarda uno dei filoni che, in precedenza, erano stati soltanto sfiorati nell’ambito dell’inchiesta sul crac delle società dell’imprenditore Carmine De Nicola, in seguito alla quale lo stesso Testa aveva patteggiato una pena di un anno e 6 mesi, incassando contestualmente l’assoluzione dall’accusa di associazione a delinquere.

La Apd Group Srl, società di costruzioni e valorizzazioni immobiliari – alla guida della quale si sono succeduti, in qualità di amministratore unico, Testa, Massimo Rabottini e Antonio Di Ianni, anche loro indagati – è stata dichiarata fallita dal tribunale di Pescara il 15 novembre 2018.

Secondo la Procura Testa, poi Rabottini e Di Ianni, insieme agli amministratori di fatto Carmine De Nicola e Andrea Di Prinzio (anche lui indagato), avrebbero distratto circa 3,5 milioni di euro dal patrimonio societario e sottratto, si legge nell’avviso di conclusione indagini, “i libri e le altre scritture contabili, rendendo impossibile la ricostruzione del patrimonio societario ed il movimento di affari”.

Accusa, quest’ultima, non contestata al sesto indagato, il funzionario di banca Giuseppe Urbinati.

Testa, assistito dall’avvocato Ernesto Torino Rodriguez, e gli altri indagati, difesi da Daniela Andreoli, potranno chiedere di essere interrogati nei prossimi giorni o depositare memorie difensive.