L’AQUILA – La Procura della Repubblica dell’Aquila accelera nell’ambito dell’inchiesta su presunte mazzette in 12 appalti pubblici gestiti dai Beni Culturali d’Abruzzo che ha portato all’arresto ai domiciliari di 10 persone, a 5 interdizioni dall’attività e a 20 indagati tra professionisti, funzionari del Mibact e imprenditori. A tale proposito, secondo quanto si è appreso, sono stati velocizzati gli interrogatori degli indagati per arrivare alla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini.

In riferimento al cronoprogramma, il gip del tribunale aquilano, Giuseppe Romano Gargarella, e il pm titolare dell’inchiesta, Antonietta Picardi, hanno ascoltato 8 delle 15 persone che hanno ricevuto le misure cautelari. I restanti 7 sono sentiti tramite rogatoria, quindi gip e pm hanno terminato il loro turno.

Gli indagati invece vengono ascoltati dai carabinieri del nucleo operativo de L’Aquila.

L’accelerazione sarebbe dovuta al fatto che i pm ritengono chiare le prove emerse da intercettazioni telefoniche e ambientali, foto e video, che avrebbero vetificato dazioni di danaro e un sistema corruttivo. 

Tra gli indagati interrogati oggi  Giampiero Fracassa, 44 anni, direttore tecnico della Fracassa Rinaldo Srl di Teramo, che è ai domiciliari, difeso dall’avvocato Guiglielmo Marconi, e Alessandra Del Cane, 30enne professionista di Teramo, che ha subito la interdizione dal lavoro per due mesi, difeso da Lino Nisii.  i due sono avvalsi della facoltà di non rispondere perché, come sottolineato dai legali prima di parlare c’è necessità di esaminare le voluminose carte delle indagini:

Ha invece parlato respingendo le accuse,  Mauro Lancia, 59, di Pergalo (Pesaro) contitolare della Lancia Srl con sede a Pergola, difeso dall’avvocato Francesco Coli del foro  Pesaro. Ieri il gip alla presenza del pm titolare dell’inchiesta Antonietta Picardi, aveva interrogato cinque persone finite ai domiciliari.

Nell’inchiesta sono complessivamente 35 gli indagati, tra professionisti, imprenditori e funzionari del Mibact.

Al centro dell’inchiesta gli appalti pubblici della ricostruzione post-terremoto 2009, anche prestigiosi, gestiti dal Mibact, come quello del Teatro comunale, secondo l’accusa gestiti in maniera clientelare, attribuendo a parenti e amici incarichi professionali, alcuni su scelta dell’amministrazione pubblica, altri “suggerendo” i nomi alle ditte che svolgevano i lavori.  Talune ditte si sarebbero garantite l’assegnazione di gare d’appalto con ribassi particolarmente cospicui, ottenendo successivamente il recupero, attraverso il riconoscimento di varianti in corso d’opera.

Ieri sono stati interrogati il geometra del Mibact, Lionello detto Lello Piccinini, rup della ricostruzione del Teatro comunale,
Berardino Di Vincenzo, ex segretario regionale facente funzioni, Antonio Zavarella, 55, di Sulmona (L’Aquila), presidente della commissione di collaudo del Teatro comunale. E Marcello Marchetti, 64, dell’Aquila, architetto del segretariato Mibact.  

Tutti e quattro gli inquisiti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, e i loro rispettivi legali hanno argomentato che che non c’è stato il tempo di leggere e studiare la poderosa documetazione su cui si basa l’inchiesta, depositata solo venerdi scorso. 

L’unico a parlare è stato invece Leonardo Santoro, 40, di Avigliano (Potenza), geometra dell’Internazionale.

Come emerge dall’ordinanza del giudice Gargarella, il coinvolgimento di Giampiero Fracassa riguarda la riparazione della Torre medicea di Santo Stefano di Sessanio (L’Aquila), aggiudicato alla Fracassa Rinaldo Srl per circa 1 milione di euro.

L’aggiudicazione è stata assicurata sostituendo, come accertato da altre intercettazioni, la documentazione di gara dentro la busta chiusa grazie a un complice che compilava in corsa le nuove carte in modo da far risultare vincitrice la ditta amica attribuendole il ribasso maggiore dopo aver verificato quello delle altre concorrenti.

Piccinini riceve nella sua auto Fracassa, direttore tecnico della stessa impresa, che gli dice: “Il bracciolo si può apri’… Senti qua, sono 20 meno 10”. Piccinini obietta, “Eh no, ci stanno quelli di Dino”, in riferimento a Berardino Di Vincenzo, ex segretario regionale pure lui ai domiciliari, ma l’altro replica: “Quelli gliel’ho dati”.

Più tardi, “dopo aver abbandonato l’ufficio in orario lavorativo”, rimarca il giudice, Piccinini torna in auto e apre gli involucri.

“L’attività tecnica ambientale ha registrato il rumore simile all’apertura verosimile di due plichi/buste di carta e tra la prima e la seconda apertura sono trascorsi circa due minuti di silenzio – prosegue Gargarella – Dopo l’apertura del secondo plico, Piccinini ha contato il denaro ad alta voce, prima in verosimili tagli da 100 euro e successivamente quelli da 50, arrivando alla somma di 5 mila euro che, sommata a quella contata in silenzio nonché dedotto da quanto detto in precedenza da Fracassa, fa ritenere si trattasse della somma in contanti di 10 mila euro”.

Episodi simili si ripeteranno nel febbraio 2017 per due volte, e un altro c’era già stato nel dicembre 2016.

DIFENSORE LANCIA: ”NESSUNA MAZZETTA”

“l mio cliente ha risposto a tutte le contestazioni siamo fiduciosi di avere dimostrato l’estraneita’  ai fatti di corruzione”. Cosi’ l’avvocato Francesco Coli di Pesaro, difensore di Mauro Lancia,  Il legale ha poi precisato che “le perizie di variante corrispondono a lavori che non erano previsti e prevedibili e sono stati regolarmente eseguiti, per cui non esistono i presupposti di falsita’ che sono stati contestati”.

“Aggiungo che non ci sono state dazioni corruttive. L’episidio del 13 febbraio scorso nel quale lancia incontra Piccinini presso la stazione non era finalizzato a dazione di denaro ma era un incontro per la ricerca di possibili cantieri per i quali aveva chiesto l’affidamento dei lavori. Non sono stati pagati mai soldi”.

L’INCHIESTA

Le indagini, coordinate dal procuratore della Repubblica, Michele Renzo, e dal sostituto Antonietta Picardi, sarebbero scattate da spunti investigativi emersi da un’altra inchiesta.

L’operazione è stata condotta oggi dai militari del reparto operativo del comando provinciale, comandato dal tenente colonnello Andrea Ronchey e con la collaborazione dei comandi territoriali delle province interessate.

A inchiodare gli indagati sono intercettazioni telefoniche e ambientali, oltre che video e foto che dimostrerebbero le dazioni per vincere gli appalti.

Le ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari e gli altri 5 provvedimenti di applicazione del divieto temporaneo di esercitare l’attività professionale sono stati disposti su ordine del giudice per le indagini preliminari Giuseppe Romano Gargarella.

I dieci ai domiciliari sono: Lionello Piccinini, 61, dell’Aquila, geometra del segretariato Mibact, Antonio Zavarella, 55, di Sulmona (L’Aquila), presidente della commissione di collaudo del Teatro comunale, Berardino Di Vincenzo, 64, dell’Aquila, ex segretario regionale Mibact ora in pensione, Marcello Marchetti, 64, dell’Aquila, architetto del segretariato Mibact, Mauro Lancia, 59, di Pergalo (Pesaro Urbino), contitolare della Lancia Srl con sede a Pergola, Giampiero Fracassa, 44, direttore tecnico della Fracassa Rinaldo Srl di Teramo, Vito Giuseppe Giustino, 65, di Altamura (Bari), presidente del Cda della società cooperativa l’Internazionale con sede ad Altamura, Antonio Loiudice, 60, di Altamura, amministratore unico della Edilco Altamura, Graziantonio Loiudice, 25, di Bari, suo figlio, e Leonardo Santoro, 40, di Avigliano (Potenza), geometra dell’Internazionale.

Per cinque persone c’è il divieto di esercitare per 2 mesi l’attività professionale: si tratta di Giancarlo Di Vincenzo, 35, dell’Aquila, architetto figlio di Berardino, Alessandra Del Cane, 30, di Teramo, Michele Fuzio, 51, di Bari, progettista dell’Internazionale dei lavori al Teatro comunale, Domenico Pazienza, 65, di Bitonto (Bari), progettista dell’Internazionale dei lavori al Teatro comunale, e Michele Buzzerio, 65, di Taranto, progettista dell’Internazionale dei lavori al Teatro comunale.

Sono dodici i cantieri finiti sotto la lente di ingrandimento della procura: chiesa di Santa Maria del Ponte a Tione (L’Aquila); chiesa di San Domenico a Sulmona (L’Aquila); chiesa di San Salvatore a Civitaretenga (L’Aquila); Badia di Sulmona (L’Aquila); teatro comunale dell’Aquila; Mura Urbiche dell’Aquila; Porta Branconia l’Aquila; chiesa di San Biagio a Cappadocia (L’Aquila); torre medicea di Santo Stefano di Sessanio (L’Aquila); chiesa di San Sisto all’Aquila.

I 20 indagati a piede libero sono Valerio Agostinelli, 29 anni, di San Severino Marche (Macerata), geometra della Lancia Srl, Italo Albani, 67, dell’Aquila, imprenditore titolare della Soalco, Giancarlo Boscaino, 51, di Napoli, geologo, Claudia Castagnoli, 45, di Campobasso, dipendente Mibact, Fabio Cacciari, 46, dell’Aquila, direttore tecnico della Atec Srl, Gianfranco D’Alò, 62, di Atessa (Chieti), dipendente della Soprintendenza, Aldino Del Cane, 65, di Cermignano (Teramo), tecnico, Franco De Vitis, 64, di Roma, dipendente della Soprintendenza, Federica Di Vincenzo, 37, dell’Aquila, tecnico, altra figlia dell’ex segretario generale Berardino, Claudio Finarelli, 65, di Civitaluparelli (Chieti), dipendente Mibact, Giuseppe Liberati, 66, di Tagliacozzo (L’Aquila), dipendente della Soprintendenza, Gianluca Marcantonio, 45, di Pescara, architetto componente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici ma coinvolto come responsabile sicurezza di un cantiere, Pasquale Marenna, 51, di Telese (Benevento), tecnico, Francesco Montazzoli, 33, di Popoli (Pescara), collaboratore dello studio Di Vincenzo, Berardino Olivieri, 61, di Sulmona (L’Aquila), dipendente della Soprintendenza, Ernesto Penzi, 37, di Napoli, titolare della Ingg Penzi Spa, Giorgio Aldo Pezzi, 46, di Pescara, dipendente della Soprintendenza, Lucio Piccinini, 49, dell’Aquila, cotitolare della ditta Atec Srl e fratello dell’arrestato ai domiciliari Lionello, Vladimiro Placidi, 61, dell’Aquila, tecnico ed ex assessore comunale alla Ricostruzione pubblica di centrosinistra, Giuseppe Rossi, 65, dell’Aquila, dipendente Mibact.