PESCARA – “Il capo di accusa per il quale Fabio Ferrante è sottoposto a indagine è quello individuato dall’art. 353 bis del codice penale, ovvero ‘turbata libertà del procedimento di scelta del contraente’ e non, come erroneamente riportato da alcune testate, ‘turbata libertà degli incanti’ (art. 353 c.p.)”.

Lo precisa una nota della presidenza della Giunta in relazione al coinvolgimento di uno dei collaboratori del governatore, Luciano D’Alfonso, nell’inchiesta sugli appalti della procura dell’Aquila.

“A Fabio Ferrante non è contestato il reato di falso (art. 479 c.p.); Fabio Ferrante non è coordinatore dell’intervento per il parco didattico del Lavino né del Masterplan dell’Abruzzo – prosegue la nota – Per quanto riguarda l’intervento per il parco didattico del Lavino, a oggi è stata soltanto firmata la convenzione di programmazione finanziaria e di indirizzo amministrativo tra la Regione e il soggetto attuatore (la Provincia di Pescara)”.

“Fabio Ferrante non ha mai lavorato al Comune di Pescara – conclude – Tutte le riunioni sull’argomento sono tecnologicamente documentate e rilevate con memoria remota”.