L’AQUILA – “Io e gli altri componenti del cda siamo pronti a costituirci parte civile qualora le indagini culminassero in un processo”.
Ad annunciarlo ad AbruzzoWeb è l’ordinario di Igiene presso la facoltà di Medicina dell’Aquila, Sergio Tiberti, riferendosi alla vicenda dei mega affitti versati dall’Università per ricollocare le facoltà distrutte dal terremoto del 6 aprile 2009.
Una vicenda che, si è appreso ieri, vede indagati il rettore uscente dell’Ateneo, Ferdinando Di Orio, e l’ex direttore amministrativo, Filippo Del Vecchio, oggi direttore generale di un’altra università, la D’Annunzio di Chieti.
I due interpellati da questo giornale, per motivi diversi non hanno commentato la vicenda. “Sono senza voce, parlerò lunedì in conferenza stampa”, ha affermato il rettore con un filo di voce. Mentre il dirigente si è mostrato sorpreso dicendo che “non so nulla, non ho ancora visto il giornale”.
Sotto la lente d’ingrandimento della magistratura, in particolare, il canone di affitto versato per i locali dell’ex Optimes, dove hanno trovato spazio aule e laboratori della facoltà di Ingegneria, gravemente lesionata dopo il sisma.
Per Di Orio arriva la difesa da parte dei presidi suoi “fedelissimi”: quella di Medicina, Maria Grazia Cifone, afferma che “lui ci ha salvato, se è colpevole lo sono anch’io e mi autodenuncio”, mentre la “collega” di Psicologia, Fernanda Amicarelli, ricorda che “dopo il 6 aprile tutto, anche gli affitti, era fuori mercato”.
A favore del rettore anche le posizioni delle sigle sindacali Cgil e Cisl Università, con la nota di Cinzia Angrilli e Oscar Colaiuda, per i quali prima di affittare i capannoni contestati c’è stato un “dibattito trasparente”.
Secco invece il giudizio del diretto interessato dell’affitto, il preside della facoltà di Ingegneria Pier Ugo Foscolo, che ribadisce che quella soluzione “era e resta quella migliore”, mentre la collega di Scienze motorie, Leila Fabiani, ricorda che grazie al rettore sono stati svolti “tre anni accademici regolari”.
Il contestatore Tiberti rincara la dose firmando una nota polemica assieme al collega Pierluigi Beomonte Zobel, nella quale si invita l’indagato Di Orio a “non parlare con la stampa” alla vigilia della conferenza di lunedì.
Il professor Tiberti, uno dei portavoce del gruppo di docenti oppositori alla gestione del rettore uscente, già nel gennaio 2011 denunciò la questione in conferenza stampa insieme agli altri colleghi.
“Vediamo cosa accadrà, ma una cosa la possiamo già dire: non è vero che dopo il sisma c’era penuria di capannoni e locali da poter adibire a facoltà universitarie tanto da portare a un pagamento di fitti alle stelle. Anzi, volendo ci sarebbe stata la possibilità di trovarli addirittura gratis, se ci si fosse impegnati sul serio”.
Sull’indagine in corso, Tiberti fa un parallelo: “Hanno indagato Guido Bertolaso per la vicenda dei bagni chimici – ricorda – ma l’ex capo della Protezione civile aveva fatto anche una gara! Questi signori, invece, non fecero alcun avviso né alcuna gara. Solo dopo tre anni hanno pubblicato un avviso per il reperimento di un locale, della grandezza pari a quella di un francobollo e per un solo giorno. Uno stratagemma per poter dimostrare che l’Università aveva cercato spazi ma erano tutti occupati. Peccato che l’annuncio andasse fatto all’indomani del terremoto, non tre anni dopo”.
Critiche e dubbi, inoltre, sono stati sollevati anche sul contratto con l’affittuario dell’ex Optimes: “È un contratto di sei anni più sei rinnovabili – snocciola Tiberti – e non contiene alcuna clausola che possa in qualche modo tutelare l’Università. Se, per esempio, la facoltà di ingegneria dovesse tornare tra sei mesi a Roio, l’Università, e quindi lo Stato che finanzia il pagamento dei fitti, dovrà comunque versare il canone di locazione dell’ex fabbrica di cd a Pile”.
Tiberti ricorda anche che su questa vicenda “io e gli altri componenti del Cda, Pierluigi Beomonte Zobel e Brunello Oliva, abbiamo sempre chiesto chiarezza e trasparenza”.
Segue poi una storia: “A Bazzano – afferma Tiberti – c’era una fabbrica in fallimento, la Acron. Per rilevare quell’immobile serviva un milione e mezzo di euro. Noi proponemmo di acquistare quel plesso ma la risposta fu negativa: evidentemente si preferiva pagare l’affitto. Poi, casualmente, quell’immobile è stato affittato all’Università di Lettere e filosofia. Se si arrivasse a un processo noi costituiremo parte civile perché in quanto componenti di un cda siamo pubblici ufficiali e chiederemo che vengano tutelati gli interessi dell’Università”.
“Sono senza voce, non posso parlare. Comunque sul caso Optimes lunedì farò una conferenza stampa così avrete il quadro completo”.
È la stringatissima replica del rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, che risponde con un filo di voce ad AbruzzoWeb, dopo la diffusione della notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati sull’affaire dei mega affitti delle facoltà ricollocate dopo il sisma del 6 aprile 2009.
Di Orio è indagato per abuso d’ufficio e truffa continuati e in concorso con l’altro indagato, l’ex direttore amministrativo dell’ateneo aquilano, oggi direttore generale della D’Annunzio di Chieti, Filippo Del Vecchio.
Da quanto comunicato in seguito dall’Ateneo, l’incontro con i cronisti ci sarà alle 12.30. (alb.or.)
“Io e Di Orio siamo indagati? Non so nulla”.
Si mostra sorpreso nell’apprendere la notizia da AbruzzoWeb, l’ex direttore amministrativo dell’Università dell’Aquila, Filippo Del Vecchio, in merito alle indagini della procura della Repubblica del capoluogo sul caso affitti delle facoltà ricollocate dopo il sisma del 6 aprile 2009.
Del Vecchio per ora non commenta: “Finché non leggo, non posso dire niente”
Strano comunque che il dirigente dica di non sapere nulla, quando si è appreso che è già stato in tribunale e che ci sono stati sequestri in ateneo quando ancora non lasciava l’incarico. (alb.or.)
CIFONE: ”DI ORIO CI HA SALVATO, MI AUTODENUNCIO”
“Ferdinando Di Orio oggi viene strumentalmente accusato per avere saputo affrontare una situazione che solo chi ha vissuto quei terribili momenti non può né deve dimenticare”.
Arriva dalla preside della facoltà di Medicina, Maria Grazia Cifone, la difesa del rettore uscente dell’Università dell’Aquila, indagato per abuso d’ufficio e truffa assieme al suo ex direttore amministrativo, Filippo Del Vecchio, nell’ambito dell’inchiesta della procura della Repubblica del capoluogo sui mega affitti pagati per ricollocare le facoltà dopo i crolli del 6 aprile 2009.
“Mi autodenuncio”, scrive la Cifone, schierandosi accanto al rettore.
Per la preside l’unica responsabilità di Di Orio è quella “di avere rispettato l’impegno assunto dal Senato nei confronti degli studenti e di avere evitato la dispersione del nostro Ateneo dal Tronto al Tevere individuando strutture che, a qualsiasi costo, potessero consentire di riprendere le attività a tutte le facoltà, compresa la prestigiosa facoltà di Ingegneria con i 5.300 studenti nonché l’altrettanto prestigiosa facoltà di Scienze motorie con i suoi quasi 1.000 iscritti”.
“E allora – prosegue la preside – anche io sono responsabile, così come lo sono tutti i membri del Senato accademico che avrebbero dovuto attendere un anno e mezzo la valutazione Ute (Ufficio tecnico erariale, ndr)”.
“Vale forse la pena – aggiunge ancora – ricordare che l’Ateneo, dopo la valutazione Ute, ha pubblicato un bando per verificare la disponibilità di strutture adeguate ad accogliere oltre 6.000 studenti. Non arrivò alcuna offerta accettabile!”.
La preside conclude con una provocazione: “Mi autodenuncio – scrive – anche perché il 15 aprile 2009, ho pagato 20 euro un panino con la porchetta. Mi autodenuncio perché oggi ho pagato un chilo di pomodori il doppio di quello che avrei pagato a distanza di 50 chilometri da qui. Mi autodenuncio perché pago un litro di benzina molto di più di quanto non la pagherei al di là del Gran Sasso”.
“Mi autodenuncio perché… Chissà quanto ci sto guadagnando!”, conclude.
AMICARELLI: ”DOPO 6 APRILE ERA TUTTO FUORI MERCATO”
“Accuse assolutamente ingiuste e infondate” nei confronti del rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio.
A spezzare una lancia in favore del rettore uscente indagato per abuso d’ufficio e truffa dalla procura della Repubblica del capoluogo è Fernanda Amicarelli, preside della facoltà di Psicologia.
“Ricordo molto bene – scrive parlando dell’immediato post-sisma – l’ansia e l’angoscia che tutti noi avevamo nel cercare in tutti i modi soluzioni che ci consentissero di collocare tutti i nostri studenti in strutture adeguate e ‘sicure’ per poter realizzare l’unico obiettivo di quel momento: far partire il nuovo anno accademico e impedire lo smembramento della nostra cara ed amata Università”.
“La soluzione, insperata, dell’ex Optimes come sede idonea per due grandi facoltà, Ingegneria e Scienze Motorie – prosegue – rese possibile la realizzazione di questo sogno e tutti noi senatori all’epoca esultammo e unanimi acconsentimmo a questa scelta. Il prezzo di locazione era eccessivo? Ma ci si ricorda dei parametri di allora?”.
Per la preside, tutto ciò che veniva offerto “era fuori da qualsiasi logica di mercato. Ma perché non si tiene conto di questo? – si chiede – Perché la memoria è così breve da dimenticare la drammatica realtà di nemmeno tre anni fa?”.
“Magnifico rettore – conclude la Amicarelli rivolgendosi direttamente a Di Orio – io non dimentico, io sono molto consapevole del ruolo fondamentale che tu hai avuto per la sopravvivenza dell’Università degli Studi dell’Aquila e di questo ti sarò sempre grata”.
CGIL E CISL: ”DIBATTITO TRASPARENTE, SCELTA DEGLI ORGANI D’ATENEO”
“Il sindacato di Ateneo, nel più alto rispetto per le attività di inchiesta, è vicino all’istituzione universitaria e agli organi che la rappresentano a tutti i livelli”.
Anche le sigle sindacali si schierano in difesa del rettore uscente dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, indagato dalla procura della Repubblica del capoluogo per il caso dei maxi affitti delle facoltà ricollocate dopo il terremoto.
A difendere il rettore, Cinzia Angrilli della Cgil e Oscar Colaiuda della Cisl.
“Nonostante le difficilissime condizioni generali in cui versava, dopo il terremoto, tutto il funzionamento e l’apparato organizzativo dell’Ateneo – scrivono – gli organismi accademici hanno svolto il più trasparente dibattito e l’approfondimento necessario per giungere alle deliberazioni che sono state assunte in merito”.
Una discussione che, per gli esponenti sindacali, “ha tenuto conto dei riflessi che il sisma aveva prodotto sul mercato immobiliare. La considerazione prevalente sulla quale il sindacato torna a insistere – proseguono – è che la responsabilità è stata assunta dall’Ateneo attraverso i suoi organi, cioè attraverso i suoi lavoratori, il personale docente e tecnico-amministrativo componente degli organi stessi, che si è fatto carico di una scelta (oggi oggetto dell’inchiesta della procura) con l’esclusivo e prioritario obiettivo della ripresa delle attività didattiche delle facoltà di Ingegneria e di Scienze motorie”.
FOSCOLO: ”OPTIMES ERA E RESTA SOLUZIONE MIGLIORE”
“La soluzione che fu trovata a seguito di numerose e approfondite ricerche apparve all’epoca l’unica praticabile dal punto di vista temporale e logistico e tale si rivela ancora oggi, a tre anni dal sisma”.
Lo scrive il preside della facoltà di Ingegneria dell’Università dell’Aquila, Pier Ugo Foscolo, intervenendo sull’inchiesta della procura della Repubblica del capoluogo sui maxi affitti nella quale sono indagati il rettore uscente, Ferdinando Di Orio, e l’ex direttore amministrativo, Filippo Del Vecchio.
“La sede provvisoria della facoltà di Ingegneria in via Campo di Pile – spiega Foscolo – ha consentito il tempestivo inizio delle attività didattiche nel mese di ottobre 2009, dopo che il 6 aprile Ingegneria aveva perso per intero la propria sede istituzionale e nell’intervallo aprile-ottobre 2009 aveva continuato la propria attività amministrativa in un container, e didattica in varie localizzazioni, grazie all’ospitalità di enti diversi”.
“Stante l’obiettivo fissato dalle autorità comunali, regionali e nazionali di non allontanare dall’Aquila il sistema della formazione scolastica e universitaria, considerato inalienabile per la ripresa della vita stessa della città – prosegue – era apparso subito chiaro che non sarebbe stato facile trovare una sede adeguata per la facoltà, forte di 150 docenti e 5.000 studenti iscritti, tanti sono attualmente; erano 6.000 prima del sisma”.
Foscolo rivela anche che “l’argomento fu materia di incontri, purtroppo non risolutivi, tra il prefetto, il sindaco, il presidente della Regione e della Provincia, le autorità accademiche”.
Queste ultime tra le quali era presente anche lo stesso Foscolo, “arrivarono a chiedere la requisizione di locali idonei, ma da parte delle autorità competenti non si ritenne che ricorressero le condizioni per operare in questa direzione”.
Il preside esprime pertanto l’auspicio che “le esigenze e i vincoli di natura temporale e logistica brevemente richiamati in questa nota siano sempre tenuti in debito conto, e che le gravi difficoltà del terremoto e le conseguenze oggettive che ancora patiamo siano adeguatamente considerate nelle vicende in corso”.
FABIANI: ”GRAZIE A DI ORIO TRE ANNI ACCADEMICI REGOLARI”
“Desidero ringraziare il magnifico Rettore Ferdinando Di Orio per averci consentito ormai quasi tre anni accademici di attività piena e regolare, assicurando agli studenti e al corpo docente spazi adeguati e confortevoli”.
Lo scrive la preside della facoltà di Scienze motorie dell’Università dell’Aquila, Leila Fabiani, intervenendo sull’inchiesta della procura della Repubblica del capoluogo sui maxi affitti per ricollocare le facoltà distrutte dal terremoto che vede indagato il rettore uscente e l’ex direttore amministrativo, Filippo Del Vecchio.
La Fabiani premette che “all’epoca non avevo le responsabilità di oggi, ma ben ricordo il Consiglio di facoltà in tenda nel quale l’allora preside professoressa Cardigno ci presentò la soluzione locativa dell’ex Optimes. Con quale sollievo e soddisfazione fu da lei presentata e da tutti accolta. Se questa soluzione sia stata eccessivamente onerosa – attacca poi – va forse chiesto a chi ha speculato, per noi è stata preziosa”.
“È per me incredibile – prosegue la preside – che si trascuri lo stato di necessità dell’intero Ateneo e non si valorizzi il risultato ottenuto. Quanto valgono, in termini di beneficio per la collettività, per i nostri 1.000 studenti di Scienze motorie, per i 5.300 di Ingegneria, per l’economia marginale di questa città, tre anni di attività didattica? Bene, li si sottragga all’importo pagato e si vedrà se è stata vantaggiosa la decisione di sottostare alle richieste della proprietà (?)”.
“Pertanto – conclude – ritengo doveroso difendere l’operato del magnifico Rettore che si è assunto responsabilità e ha affrontato condizioni eccezionali, determinando l’attuale successo del nostro Ateneo e della facoltà che dal 2010 presiedo e che proprio in questi anni ha avuto un costante incremento di immatricolati”.
CONTESTATORI: ”DI ORIO INDAGATO, NON PARLI CON LA STAMPA”
“In relazione alla preoccupante notizia, diffusa dagli organi di stampa, che il rettore si accinge lunedì a fare comunicazioni alla stampa in merito alla vicenda-affitti per la quale risulta indagato – proseguono – riteniamo opportuno che, nel rispetto della magistratura, gli indagati si astengano dal rilasciare dichiarazioni alla stampa su una inchiesta in atto. Il Rettore, con questo suo atteggiamento, trascina l’intera istituzione universitaria in una grave vicenda giudiziaria”.
Lo scrivono i componenti del consiglio d’amministrazione dell’Ateneo aquilano Sergio Tiberti e Pierluigi Beomonte Zobel, da tempo contestatori della governance uscente dell’università aquilana.
Parlando dell’inchiesta, i docenti scrivono che “intendiamo confermare, come componenti del Cda dell’Università dell’Aquila, la nostra piena fiducia nell’operato della magistratura, confidando che si faccia piena luce sulle vicende legate agli affitti universitari del post-terremoto”.
“Nel merito della locazione del capannone ex-Optimes – continuano i due docenti – è opportuno ricordare che, prima della stipula del contratto, avvenuta il 15 luglio 2009, all’interno degli organi di governo presieduti dal rettore con la presenza attiva del direttore amministrativo (Senato accademico e Consiglio di amministrazione), emersero perplessità sull’importo abnorme del canone (oltre 1.900.000 euro annui) e sulla sua eccessiva durata (6 anni senza una clausola di rescissione)”.
Secondo Tiberti e Zobel, “fu anche sottolineata l’importanza dell’acquisizione preventiva della valutazione di congruità del canone e la necessità di convocare le commissioni competenti per discutere l’articolato contrattuale. Purtroppo – ricordano – queste sollecitazioni non ebbero alcun effetto, visto che si arrivò alla firma del contratto di affitto senza l’autorizzazione del Consiglio di amministrazione, anche se il rettore dichiarò allora che, come è prassi, avrebbe portato il contratto di affitto in approvazione alla seduta successiva”.
“Nella seduta successiva del Cda effettivamente il contratto di locazione fu portato in discussione, ma era già stato firmato e registrato”, concludono i docenti.





