PESCARA – Il Consiglio regionale d’Abruzzo si è riunito oggi a Pescara in seduta straordinaria per discutere strategie e scenari del Nuovo Piano regionale della Gestione dei Rifiuti.

In apertura dei lavori è intervenuta per il M5S la consigliera Sara Marcozzi, prima firmataria del documento che ha richiesto la convocazione straordinaria del Consiglio, sottoscritto oltre che dai pentastellati dal consigliere di Forza Italia Mauro Febbo.

Sono poi intervenuti per il Governo il sottosegretario Mario Mazzocca, che ha presentato un documento a nome della maggioranza, quindi i consiglieri Febbo e Mauro Di Dalmazio (Abruzzo futuro).

“Abbiamo la necessità di sostenere la proposta di legge presentata in Parlamento, denominata Rifiuti 2.0 – ha detto Sara Marcozzi – perché si giunga a soluzioni chiare e definitive che prevedano: il commissariamento dei Comuni che non raggiungono le percentuali minime di raccolta differenziata, la convocazione della Commissione regionale ambiente per incontrare i Comuni virtuosi e adottare il nuovo piano regionale dei rifiuti denominato ‘Scenario del recupero del materiale'”.

Il Consiglio è stato poi sospeso su proposta del presidente, Giuseppe Di Pangrazio, per predisporre un documento unitario. Sono stati poi votati i due documenti presentati, a maggioranza dei presenti.

Nel primo si impegna la Giunta a sottoporre all’approvazione del Consiglio, sulla base del primo scenario Oikos, il recupero della materia, escludendo la costruzione di impianti di incenerimento dedicati. Il secondo documento, presentato dal sottosegretario Mazzocca, impegna la Giunta a recepire le disposizioni della legge “green economy” con il sistema del vuoto a rendere su cauzione, promuovere il compostaggio aerobico individuale di rifiuti organici stipulando accordi e contratti di programma per incentivare il risparmio e il riciclo di materiali.

Inoltre, viene invitato il presidente della Giunta a promuovere “l’istituzione del Forum regionale permanente per l’economia circolare”, aperto alla partecipazione di istituzioni locali, rappresentanti della società civile, organizzazioni economiche di rappresentanza delle imprese e associazioni ambientaliste, definendo le modalità di partecipazione, anche avvalendosi di appositi strumenti informatici. 

“Noi chiediamo – ha detto Sara Marcozzi – cose molto semplici: nessun inceneritore nella nostra regione, una raccolta differenziata spinta e il potenziamento e la valorizzazione degli impianti pubblici su cui sono stati investiti milioni di euro, questo per una serie di ragioni. La prima riguarda motivi di tutela ambientale e salute dei cittadini, ma anche motivi di tutela del portafoglio perché riciclare e portare le percentuali possibilissime dell’80% e 85% vorrebbe dire per i cittadini dimezzare le tariffe”.

“Chiediamo alla Regione – ha aggiunto Marcozzi – innanzitutto un impegno ad approvare il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti che avevamo già chiesto con una passata risoluzione che è stata bocciata, considerando che siamo anche in procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea. Ci sono grosse carenze da parte di questo governo regionale e per questo chiediamo si punti al recupero di materia, e non di energia con gli inceneritori, e alla tutela del cittadino. E’ solo una questione di volontà e vogliamo sapere se si vuole tutelare la salute dei cittadini, sì o no”.

Sottolineando che “la capacità dell’impianto di incenerimento del Molise è già al 98% per cui la struttura non è sufficiente ad accogliere anche le 100mila tonnellate che l’Abruzzo dovrebbe portare”, la consigliera ha affermato che “è evidente che non c’è trasparenza. Il Piano regionale dei rifiuti vigente è del 2007; siamo nel 2016, forse è ora che la Regione ci dica quello che vuole fare dell’Abruzzo”.

Sulla questione pubblico o privato, Marcozzi ha detto che si tratta di “scelte politiche, non so se funziona meglio il pubblico o il privato; so che ci sono degli esempi di pubblico che funzionano molto bene, so che sono stati impiegati e spesi milioni di euro da parte della Regione Abruzzo per installare e incentivare gli impianti pubblici. Se esistono delle realtà pubbliche che funzionano, faccio l’esempio di Ecolan di Lanciano (Chieti) – ha concluso – non vedo perché non farlo in tutto l’Abruzzo. È una questione di volontà politica”.

Sul terma all’ordine del giorno del Consiglio regionale è intervenuto anche il Forum abruzzese dei movimenti per l’acqua.

“L’Abruzzo cerca di trovare una via d’uscita ad un problema posto dal Governo nazionale, ma la strada è segnata. Noi siamo contrarissimi, ma se il massimo organo di governo di un Paese dice che bisogna andare verso l’incenerimento, nell’aggiornamento del Piano regionale come si fa a non tener conto di un indirizzo così forte a cui, tra l’altro, la Regione ha dato anche parere favorevole? Era meglio una linea di conflitto con il Governo, come ha fatto la Lombardia”.

“Il problema – afferma a margine dei lavori del Consiglio regionale Augusto De Sanctis del Forum – sta nell’articolo 35 del decreto Sblocca Italia. Sarebbe stato meglio seguire la linea della Lombardia, che ha detto no al decreto ed ha presentato ricorso alla Corte Costituzionale”. Per quanto riguarda l’inceneritore molisano, il Forum Acqua ribadisce che “l’impianto è saturo e il problema è di numeri: resterebbe fuori una quota consistente che andrebbe smaltita o incenerita da qualche altra parte”. Secondo gli ambientalisti, inoltre, “il sistema deve essere pubblico, lo scheletro principale deve essere pubblico e l’impiantistica deve essere pubblica”.