ROCCACASALE – “L’incendio si può dire che è stato domato, ma non è spento, è sotto controllo.

Ora la preoccupazione è anche quella di un rischio di frane nelle zone colpite, il Parco nazionale della Maiella deve procedere alla messa in sicurezza del territorio. Bisogna fare in modo che tutto questo non accada più”.

Così Maurizio Scelli, direttore dell’Agenzia regionale della Protezione civile, nella trasmissione di rai3 Agorà, che stamattina ha dedicato un servizio al grave incendio che per 24 giorni ha imperversato sul monte Morrone, che si affaccia sulla conca peligna in provincia dell’Aquila, distruggendo circa 700 ettari di bosco e vegetazione, alimentato dal forte vento e dal caldo torrido, avvicinandosi drammaticamente a Roccacasale e Pratola Peligna, e alla vicina Popoli Terme, in provincia di Pescara.

Scelli assieme all’inviata Fiammetta Spina si è recato in loco, tra i boschi resi spettrali dal passaggio dell’incendio, e dove sono in pieno corso di svolgimento le operazioni di bonifica. I volontari della Protezione Civile e i mezzi aerei continuano infatti a monitorare e spegnere i focolai residui.

“L’incendio è stato provocato da un fulmine, che ha provocato questo scempio. Ora siamo in fase di bonifica” , spiega Scelli, e indicando un volontario: “sta spegnendo una di quelle fumaiole che sono ancora un pericolo, che vanno chiuse, spente una dopo l’altre, Perché ora l’incendio non è spento, è sotto controllo. Noi siamo molto scrupolosi nel dichiararlo spento definitivamente”.

Alla domanda,  “ma come mai questo incendio è durato più di venti giorni?, Scelli risponde come segue: “le proporzioni sono state molto ampie, e nei primi giorni non siamo potuti arrivare in quota,  non c’erano le strade. Questa strada che stiamo percorrendo ora comodamente prima non c’era. L’abbiamo realizzata noi e ci è voluto qualche giorno, e intanto l’incendio avanzava, non si poteva controllare. Se ci fossero state queste strade tagliafuoco sarebbe stato più facile fermarlo, avrebbe consentito ai mezzi e al personale di arrivare prima”.

Scelli spiega infatti che non sono sufficienti i lanci di acqua di canadair ed elicotteri:  “qui la vegetazione è molto fitta. Lo spegni solo con un intervento a terra, l’attività dei canadair è limitata. Prima arrivi da terra e prima lo blocchi”.

Davanti ai boschi inceneriti Scelli poi lancia l’allarme, quello rappresentato da un versante della montagna dove no n ci sono più parte importante delle radici a trattenere il terreno: “qui è tutto bruciato e ora il rischio è che ci sia una frana che potrebbe fare ancora più danno di quello che ha creato l’incendio. La Regione Abruzzo ha stanziato dei fondi importanti affinché le aree boschive possano essere recuperate e messe in sicurezza. La competenza è del Parco nazionale della Maiella, che dovrà rimboccarsi le maniche e dare seguito a questo grande sforzo, perché questa attività di emergenza è costata tanto, tantissimo. Serve ora la prevenzione, bisogna fare in modo che tutto questo non accada più”.