PESCARA – “In Italia ci sono 600.000 lavoratrici e lavoratori, di cui circa 20.000 in Abruzzo e Molise che lavorano ormai da 8 anni senza contratto. Sono i lavoratori e soprattutto le lavoratrici -molto più numerose- degli appalti dei servizi di pulizia. Puliscono ospedali, scuole, banche, tutti gli uffici pubblici e privati. Sono quelli che negli ospedali stanno nei CUP e nei tribunali fanno i trascrittori e gli stenotipisti. Sono lavoratori essenziali, ma con meno diritti, in uno stato di costante precarietà e, in epoca di covid, spesso senza le necessarie tutele per la salute e la sicurezza. E lo fanno per 7 euro lorde a ora. Sono lavoratori invisibili”.

Per tutte queste ragioni, la Filcams Cgil insieme alle lavoratrici e i lavoratori del settore lunedì 22 marzo alle ore 11 terrà l’assemblea di quadri, delegati e lavoratori del settore in modalità webinar, con un collegamento in diretta dalla pagina facebook Filcams Cgil Abruzzo Molise.

E’ stata scelta la modalità online per la fruizione di una più ampia partecipazione e nel rispetto delle disposizioni anticovid.

Lavoratrici e lavoratori, spiega nella nota il sindacato, che “lavorano quando gli uffici sono chiusi, e le stazioni appaltanti non si occupano di loro, della loro tutela, della loro salute e le imprese pensano solo a fare profitti. Nella pandemia le richieste di servizi di pulizia e sanificazione sono aumentate, così come le risorse stanziate dagli enti appaltanti, in tutti i settori, ma soprattutto nei settori sanitari e socio-assistenziali”.

“La pandemia è diventata per le imprese una straordinaria opportunità per fare profitti. Da una parte hanno aumentato il proprio volume di affari, dall’altra risparmiano sul costo del personale applicando un contratto e delle tariffe orarie scadute da oltre 8 anni. In questi mesi ne abbiamo viste di tutti i colori. Con un atteggiamento sprezzante ed arrogante, le associazioni datoriali hanno prima rallentato la trattativa e creato ostacoli alla definizione di un accordo, ed oggi si presentano al tavolo delle trattative con pretese assurde come la riduzione della tutela della malattia e maggiore flessibilità sull’orario”, conclude la nota.