L’AQUILA – Tra il 2010 e il 2019 i posti letto nelle strutture di ricovero abruzzesi sono diminuiti, passando in quasi un decennio da 5.333 a 4.361, con un calo di 972 unità, pari al 18,2%. Si tratta di una variazione particolarmente evidente nelle aree interne, già caratterizzate da una lontananza rispetto a questi servizi. Ma questo vale soprattutto per gli ospedali pubblici, con l’eccezione del San Salvatore dell’Aquila, con un salto di qualità avvenuto nel 2011 e rimasto da quel momento stabile. Mentre dall’altra parte in tante cliniche private o aumentano i posti letto, o restano stabili.

Lo stato dell’arte degli spazi negli ospedali, territorio per territorio: Abruzzo Openpolis è un progetto di Fondazione Openpolis, Etipublica, Fondazione Hubruzzo, Gran Sasso Science Institute e StartingUp. Ce

Utile lettura nelle settimane in cui si deve arrivare all’approvazione della nuova rete ospedaliera, al vaglio del tavolo di monitoraggio del Ministero, che non prevede tagli di posti letto, e l’approvazione giovedì scorso da parte della giunta regionale abruzzese del Piano dell’assistenza territoriale, che definisce come e dove utilizzare i 216 milioni del Pnrr per realizzare 11 ospedali di comunità, 40 case di comunità, a cui se aggiungeranno altre 40 finanziate direttamente dalla Regione, e 16 centrali operative territoriali (Cot) per coordinare i servizi domiciliari.

Certo, il dato aggiornato al 2019 non tiene conto delle variazioni avvenute negli due anni, segnati dal covid,  e che ad esempio hanno portato alla realizzazione a Pescara la realizzazione del covid hospital con 181 posti letto previsti dal capitolato, ma solo in parte attivati.

Resta il fatto che in Abruzzo vengono spesi quasi 3 miliardi l’anno per garantire le prestazioni sanitarie, eppure i posti letto sono diminuiti in tutte le province nell’ultimo decennio e questo dato inchioda la politica nazionale e regionale alle sue responsabilità, visto che spesso la carenza di letti, assieme certo ai ricoveri impropri, e alla mancanza di una medicina territoriale e percorsi alternativi di presa in carico per gli acuti, determina l’allungamento delle file di attesa, la mobilità passiva, gli ingorghi nei pronto soccorso, con i pazienti parcheggiati sulle barelle. E nella fase acuta delle pandemia, questa carenza si è pagata cara, con gli ospedali al limite del collasso, in particolare a Teramo, L’Aquila e Avezzano.

Questo dunque il quadro nei presidi ospedalieri pubblici di Pescara si è passati dai 761 posti letto del 2010 ai 587 del 2019, nell’ospedale di Teramo da  484  a 430, di Chieti da 459 a 422, di Avezzano da 261 a 213, di Vasto da 210 a 200, di Lanciano da 253 a 196, di Sulmona da 173 a 140, di Atri da 213 a 150, nell’ospedale di Ortona da  130 a 123, di Giulianova da 169 a 131, di Sant’Omero da 170 a 133, di Popoli da 128 a 64, di Atessa da 90 a 42, di Castel di Sangro da 48 a 40, di Tagliacozzo da  61  a 40, nell’ospedale di Penne, da 135 nel 2010 ad 81 nel 2019.

Come detto unica eccezione l’ospedale dell’Aquila, che, nonostante i danni subiti dal terremoto del 6 aprile 2009, è passato dai 269 posti letto del 2010 ai 385 del 2019.

Discorso ben diverso per le cliniche private accreditate. anche qui  i posti letto diminuiscono, passando da 1082 a 984, calcolando le strutture che hanno chiuso i battenti negli ultimi anni.

Ciò non toglie che sono invece aumentati i posti letto nella clinica Villa Letizia dell’Aquila, da 33 a 70, nella clinica Pierangeli di Pescara, da 129 a 161,    nella clinica Villa Serena di Città sant’Angelo, da 319 a 367,  nella casa di cura L’Immacolata di Celano, da 54 posti a 70.

Stabile il numero di posti letto invece nella clinica Spatocco di Chieti, 111m nella Nova Salus di Trasacco, 30 posti, nella clinica San Raffaele di Sulmona, 55 posti

Calo di posti letto accreditati alla Ini di Canistro, da 41 del 2019 a 30 nel 2019.

Complessivamente è Pescara la provincia caratterizzata dal maggior numero di posti letto nelle strutture di ricovero (1.260). Seguono la provincia dell’Aquila (1.143), Chieti (1.114) e Teramo (884).

Nel periodo 2010-2019 le diminuzioni sono più consistenti hanno riguardato le province di Chieti (-32%) e Teramo (-18,5%). Si registrano i cali minori alla media regionale, invece, nei territori di Pescara (- 14,4%) e dell’Aquila (-3,7%).

A livello nazionale, nel 2020 i costi del servizio sanitario ammontavano a circa 130,2 miliardi di euro. Di questi 84,2 miliardi erano legati a beni e servizi, i restanti 29,5 miliardi erano appannaggio invece del personale sanitario e professionale. Questi costi vengono ovviamente ripartiti tra i territori del paese, tra cui l’Abruzzo.

Anche per l’Abruzzo i costi maggiori sono rappresentati dalla fornitura di beni e servizi (1,9 miliardi di euro), oltre che dal personale sanitario e professionale (655,9 milioni).

Una parte delle spese per la sanità viene impiegata per i livelli essenziali di assistenza (Lea). Si tratta di prestazioni e servizi che il servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, finanziati attraverso il pagamento di una quota (il ticket) o attraverso risorse pubbliche, principalmente le imposte.

I servizi essenziali valgono quasi la metà delle spese per la sanità.

Nella regione questi servizi hanno dei costi pari a 1,4 miliardi di euro. La fornitura di servizi essenziali incide infatti per il 47,3% sui costi totali degli enti abruzzesi. L’assistenza ospedaliera per gli acuti è il segmento con i costi maggiori, con 1,1 miliardi di euro, a cui seguono le attività di pronto soccorso con 106,7 milioni.

La maggior parte di questi costi va a coprire le spese per il personale sanitario. Si tratta del 36,3% degli importi. A questa seguono i costi delle prestazioni sanitarie (22,7%) e i costi dei servizi non sanitari (12,2%).

Le spese sono necessarie per sostenere le attività delle strutture di ricovero. Molte di queste richiedono la possibilità di avere un posto letto, che si tratti di una degenza lunga oppure di una prestazione da fare in giornata.