L’AQUILA – La tabella di marcia per la stangata in avvicinamento, l’ormai prossimo pagamento delle imposte, sembra una vera e propria discesa agli Inferi per tutti i pensionati e quegli italiani che hanno stipendi medio bassi.

Rata dell’Imu il 1° giugno, aumento dell’Iva 1° luglio e pagamento della Tares a dicembre, saranno tre vere e proprie bastonate non solo per chi si trova già in uno stato di povertà, ma anche per tutti quelli che hanno perso il lavoro per non parlare dei commercianti, soprattutto quelli delle regioni terremotate, soffocate da una ricostruzione bloccata ancora ai nastri di partenza.

La bastonata che graverà su tutte le famiglie “sarà di notevoli proporzioni – spiega ad AbruzzoWeb Ernino D’Agostino, presidente regionale Federconsumatori Abruzzo – Proprio nei giorni scorsi è stata fatta una stima dell’aggravio sui singoli nuclei familiari, che risentiranno degli effetti di Imu, Tares, e Iva con aumento medio stimabile di oltre 780 euro”.

Secondo quanto spiegato dal presidente, questa mossa andrebbe sventata “reperendo 2 miliardi di euro di copertura per gli ultimi 6 mesi di quest’anno e 4 miliardi di euro per l’anno prossimo”.

Per quando riguarda l’Imu, invece, si deve aspettare la riforma annunciata dal governo Letta prevista dopo il pagamento della tassa sulla prima casa, “sperando che vengano esentate le famiglie con redditi medi e bassi, anziani e chi percepisce la pensione sociale”, continua.

Per la Tares, invece, che arriverà a dicembre, “si tratta di evitare quell’aumento di 30 centesimi a metro quadro delle abitazioni, che si aggiungerebbe a quanto già viene alla Tia e/o alla Tarsu”.

Si prospetta dunque per gli italiani un periodo molto duro, che non mancherà di ledere ulteriormente l’economia nazionale con tutte le attività commerciali che navigano in cattive acque e ogni giorno sono costrette a chiudere i battenti, “con questo duro colpo inferto alle famiglie il calo dei consumi sarà inevitabile e si aggraverebbe il settore commercio. Già ora chiudono decine di attività, queste imposte provocheranno un ulteriore pesante calo nei consumi”.

Secondo Americo Di Benedetto, presidente dell’Ordine dei commercialisti dell’Aquila, “non è tanto rilevante il discorso della pressione fiscale quanto quello dell’impossibilità delle famiglie di produrre reddito”.

Per eliminare l’Imu sulla prima casa ci sarebbe bisogno di una copertura finanziaria di 4 miliardi di euro, per l’Iva, invece, “la manovra ne costa circa 2, si dovrebbe decidere di riaccorpare le imposte, compresa la Tarsu e cercare di non concentrarle sulla proprietà degli immobili”.

L’AQUILA, EMERGENZA NELL’EMERGENZA

Questi aumenti delle imposte rappresentano una vera e propria spada di Damocle sulla città dell’Aquila, che ha in più il fardello del post-sisma.

“Qui il problema non è di nessuno. È chiaro che la città ha una sua criticità molto particolare dettata dall’evento sismico – spiega il commercialista ad AbruzzoWeb – La risoluzione potrebbe essere una normativa in deroga ma la vedo difficile poiché è stata concessa nei primi mesi dopo la tragedia. Ora, se non fosse per l’esenzione del pagamento dell’Imu, la situazione sarebbe ben peggiore”.

Le attività commerciali che risiedono nel centro storico “troveranno difficoltà dall’incremento dell’Iva, che rischia di provocare un calo nella richiesta dei servizi”.

“Questo problema potrebbe essere stemperato dalla ‘pseudo’ zona franca”, conclude Di Benedetto abbastanza scettico.

“La situazione dell’Aquila è un’emergenza nell’emergenza – dice anche il presidente di Federconsumatori Abruzzo – Noi ovviamente sosteniamo con forza le iniziative per la ricostruzione, Federconsumatori si schiera in questa battaglia e appoggia mosse più celeri possibile. Sarebbe opportuna una legge nazionale che semplifichi le procedure”.

PRODOTTI CHE VEDRANNO IL RINCARO DELL’IVA DAL 21% AL 22%

A rincarare, per primi saranno vino e birra tra le bevande; carburanti, riparazioni auto, abbigliamento, calzature, mobili, elettrodomestici, giocattoli e computer tra i non alimentari.