L’AQUILA – “Sarà un Natale triste per le piccole e medie imprese abruzzesi, gli unici a stare bene sono i nostri politici”. Non usa mezze parole il presidente delle Pmi di Confindustria Abruzzo, Modesto Lolli, nel tracciare il quadro della situazione delle aziende che da sempre rappresentano la spina dorsale dell’economia regionale.
Crisi nazionale e congiuntura mondiale, stretta delle banche sul credito, incassi ai minimi storici: tutti elementi che mescolati creano un mix esplosivo per le Pmi, spesso a conduzione familiare o che comunque hanno una dimensione tale da far sì che anche i piccoli problemi quotidiani si ripercuotono sull’intero assetto aziendale.
“La crisi è forte e si sente – spiega Lolli – ed è generalizzata. Il mercato è in forte contrazione in quasi tutti i settori, non ci sono commesse, gli incassi sono bassissimi e sempre più spesso il sistema bancario hanno stretto la morsa per la concessione del credito. Gli unici a cui va sempre bene sono i nostri politici”.
“Le Pmi – aggiunge – cercano di tenere duro e stringere i denti. Di non mandare a casa le persone, visto che spesso oltre che di aziende si tratta di vere proprie famiglie. Per questo si cerca sempre di evitare di mandare a casa le persone, ma è sempre più dura”.
Qualche passo in avanti, specialmente per quanto riguarda l’accesso al credito, è stato fatto con la riforma regionale dei Confidi: “Una riforma che all’inizio non era stata digerita bene ma che poi è stata apprezzata con il tempo. Ha dei principi giusti. Ma l’accesso al credito rimane sempre uno dei problemi più grandi”.
Lolli parla da imprenditore impegnato nell’edilizia e nell’arredamento urbano delle pubbliche amministrazioni: “Ma sentendo anche i colleghi delle altre province avverto che il malessere è diffuso in tutti i settori. A questo poi va aggiunto un altro problema: l’improvvisazione di persone che da un giorno all’altro si riscoprono come imprenditori, senza fornire alcuna garanzia per il cliente”.
Il riferimento è al capoluogo, dove dopo il sisma “in molti si sono ‘reinventati’ imprenditori edili, hanno iniziato a commerciare in prodotti, come le case prefabbricate ad esempio, senza avere alcuna esperienza o competenza nel campo. Non c’è stata alcuna vigilanza delle autorità e spesso le persone hanno abboccato. Credo che si siano persi due valori fondamentali: la reputazione e la vergogna, di politici e imprenditori, alcuni dei quali si sono trasformati in semplici ‘prenditori’”.
Nel capoluogo si parla con insistenza di zona franca, agevolazioni fiscali come il regime ‘de minimis’ (ovvero sgravi fiscali per le Pmi fino a 200 mila euro in tre anni), iniziative per la ripresa economica.
“L’ho detto in tempi non sospetti, attirandomi anche le ire di qualcuno: la zona franca era e rimane un bluff, che rischia di mettere la pietra tombale sulle Pmi, in quanto rivolta solamente a imprese che verrebbero da fuori la città. Per quanto riguarda il regime ‘de minimis’, invece, posso dire che, stando a quanto riportato dai media, si è trattato di una grande occasione persa. Poteva essere attivata da subito, regalando una boccata d’ossigeno a chi aveva ripreso l’attività. Si è perso tempo prezioso: per le imprese il tempo è vita, oltre che denaro”.





