NEW YORK CITY – Si torna a parlare dell’Aquila terremotata oltre i confine nazionali.
Il New York Times ha infatti pubblicato ieri un lungo articolo a firma di Elisabetta Povoledo in cui si cerca, attraverso alcuni dati su terremoto, emergenza e ricostruzione ed anche testimonianze dirette dal capoluogo d’Abruzzo, di fare il punto della situazione a ormai più di sette anni dal sisma del 6 aprile 2009 e in un momento in cui l’Italia centrale è tornata a tremare tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre dopo le forti scosse dell’agosto scorso.
Nel pezzo si fa inizialmente riferimento alle promesse non mantenute sull’Aquila partendo dalle parole del premier, Matteo Renzi, pronunciate mercoledì scorso (“Ricostruiremo tutto”), che evidentemente destano preoccupazione nelle popolazioni colpite da poco come quella di Norcia, in Umbria, per poi procedere con dati e cifre sulla ricostruzione aquilana, in una città che parla di due storie, quella dei rumori della ricostruzione e quella dei fantasmi, vuota e ancora ferita.
Tiene banco, ovviamente, anche il “modello L’Aquila” da evitare per questi ultimi terremoti, con i suggerimenti del presidente della Confcommercio abruzzese Celso Cioni, aquilano, che spiega come sia importante comprendere come commettere pochi errori, errori che, in simili situazioni, evidentemente possono essere commessi.
Ma c’è anche spazio, ed è inevitabile, per le polemiche su alcune scelte considerate sbagliate, vedi la costruzione delle New Tow, ormai desolati dormitori lontani dal cuore della città pur piccolo ma che in qualche modo pulsa, al malaffare che ha segnato alcuni passi della ricostruzione dell’Aquila terremotata, così come è inevitabile dare voce a chi, in centro storico, come i cugini Nicoletta e Giuseppe Colaneri, ha avuto il coraggio di aprire e riaprire le attività commerciali ma che oggi, mentre fatica ancora, è costretto a fare i conti un’altra volta con la parola e le conseguenze della parola sisma.
“L’obiettivo è completare la città vera e propria entro il 2019”, le parole dell’assessore comunale alla Ricostruzione Pietro Di Stefano, che si inseriscono in un quadro, quello del New York Times, che rispecchia le speranze e le paure, le certezze e gli errori, di una città che in pochi secondi ha rischiato di essere cancellata per gli anni a venire.
http://www.nytimes.com/2016/11/04/world/europe/italy-earthquake-laquila.html?_r=0
Ma, come ha dichiarato proprio al NYT Roberto Di Vincenzo, coordinatore di Officina L’Aquila, “Distruggere è più facile che costruire. Di sicuro, i problemi ci sono stati, ma se si va nel centro dell’Aquila oggi, la vita c’è”.



